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Ex Ilva, Stato in minoranza e cordata italiana. La formula che convince di più. Ma con qualche criticità

Giorni cruciali per il futuro dell’acciaieria di Taranto

Ex Ilva, Stato in minoranza e cordata italiana. La formula che convince di più. Ma con qualche criticità
ILVA

Per l’ex Ilva l’ipotesi della cordata italiana si fa sempre più concreta. Per il governo sarebbe questa la soluzione migliore per l’acciaieria di Taranto, visto che l’offerta degli indiani di Jindal non ha mai convinto l’esecutivo, cosa che ha permesso di tenere aperta la gara. Più apertura invece verso la cordata italiana — quella messa su da Federacciai con, tra gli altri, Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini — che esclude, invece, l’area a caldo. “Le condizioni abilitanti sono multiple — ha spiegato il presidente di Feracciai Gozzi — nel senso che riguardano la perimetrazione e gli altri aspetti. Noi ci occuperemmo di tutti gli impianti esclusi quelli fermati dal decreto della Corte d’Appello di Milano“.

Sia l’offerta di Jindal che la eventuale manifestazione d’interesse made in Italy – riporta Il Corriere della Sera – non prevederebbero più di 3.500 dipendenti, meno della metà degli attuali. Una situazione non facile da affrontare e per la quale gli acciaieri italiani (anche in vista di bonifiche e investimenti da fare) non disdegnerebbero una partecipazione, minoritaria, dello Stato nella cordata (che però non potrebbe utilizzare come veicolo Cdp che per statuto non può investire in società in perdita come l’ex Ilva.