Sulle ripercussioni occupazionali che la fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto (acciaierie e altiforni) potrebbe avere sulle imprese appaltatrici e dell’indotto, i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno chiesto un incontro “urgente” alle rappresentanze delle stesse imprese. La richiesta è stata inoltrata a Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi. L’incontro, si legge nella richiesta, deve servire ad “analizzare le criticità generatesi nel sistema di Appalto e Indotto di Acciaierie d’Italia in A.S. in seguito al decreto della Corte di Appello di Milano che prevede la sospensione delle attività dell’area a caldo nello stabilimento di Taranto entro 90 giorni”.
Inoltre, in attesa del confronto a Palazzo Chigi previsto per il prossimo 8 settembre e dell’udienza prevista nella data nel 9 settembre, in cui si discuterà l’istanza di sospensiva, “crediamo sia necessario avviare un confronto con le parti datoriali al fine di garantire un futuro ai lavoratori e alle stesse aziende dell’appalto”. Infine – scrivono le sigle sindacali -, “è necessario ricordare che tra le questioni inerenti le prospettive industriali, occupazionali ed ambientali poste all’attenzione del Governo e quindi del confronto che si terrà a Palazzo Chigi c’e anche il tema dell’appalto”.
E sono tre gli incontri che nel pomeriggio dell’8 settembre il Governo terrà a Palazzo Chigi sull’ex Ilva e su Taranto: si parte con le istituzioni pugliesi e locali, quindi le associazioni nazionali delle imprese, dell’artigianato e delle cooperative e concludere i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Usb, Ugl e Federmanager per i dirigenti d’azienda. Qualche giorno fa proprio Aigi ha annunciato che le aziende dell’indotto-appalto ex Ilva associate stavano preparando i licenziamenti collettivi e che già una decina di aziende avevano inviato le relative comunicazioni alla stessa Aigi.
“I licenziamenti stanno arrivando – ha infatti dichiarato Nicola Convertino, presidente Aigi – stiamo raccogliendo noi le adesioni. Sono diverse imprese. Lo devono fare ed attuare tutte le cautele per arrivare pronte al 28 ottobre. Sono realtà che non hanno chiesto la cassa integrazione poiché non intravvedendo possibilità di riavvio dell’area a caldo, stanno attivando le procedure di licenziamento collettivo. Ma il 30 per cento del problema occupazionale conseguente alla fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva si sta già verificando se consideriamo i mancati rinnovi dei contratti di lavoro a tempo determinato”. Infine, nell’area ex Ilva sinora la Semat Engineering ha rinnovato la cassa integrazione per circa 200 addetti, Peyrani l’ha chiesta per 55 e Itelyum-Castiglia ha posto il problema dell’inattività per 70 addetti.


