Cinque Paesi Ue chiedono una tassa sugli extraprofitti energetici: cosa sono, chi verrebbe colpito e come funzionerebbe
Gli extraprofitti delle società energetiche tornano al centro del dibattito europeo mentre il caro carburanti continua a pesare su famiglie e imprese. L’Italia, insieme a Germania, Spagna, Portogallo e Austria, ha chiesto alla Commissione europea di valutare l’introduzione di una nuova tassazione sui profitti straordinari delle compagnie energetiche, con l’obiettivo di destinare parte delle risorse alla riduzione dell’impatto della crisi su cittadini e imprese. La richiesta è arrivata attraverso una lettera firmata dai cinque ministri dell’Economia, tra cui l’italiano Giancarlo Giorgetti, e indirizzata alla Commissione europea. Il ragionamento dei governi è che, in una fase di forte volatilità dei mercati energetici e di prezzi spinti dalle tensioni geopolitiche, chi beneficia dei profitti straordinari generati dalla crisi debba contribuire anche a sostenere i costi che quella stessa crisi scarica sui bilanci pubblici e sui consumatori.
Che cosa si intende per extraprofitti
Il termine indica, in sostanza, profitti considerati eccezionali rispetto alla redditività ordinaria di un’impresa, maturati in presenza di condizioni straordinarie del mercato. Nel settore energetico il tema è diventato particolarmente rilevante dopo l’impennata dei prezzi provocata dalla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. L’idea alla base della tassazione è quindi diversa da quella di una normale imposta sugli utili: non si punta genericamente a colpire i profitti delle imprese, ma a prelevare una quota della redditività ritenuta straordinaria e collegata alle condizioni eccezionali del mercato.
Il tema non è nuovo. L’Unione europea era già intervenuta nel 2022, dopo lo shock energetico seguito all’invasione dell’Ucraina, introducendo una contribuzione temporanea di solidarietà sugli extraprofitti. La stessa Commissione europea, commentando la nuova richiesta dei cinque Paesi, ha ricordato proprio l’esperienza del 2022, sottolineando però che la situazione attuale non è identica a quella di allora. Anche l’Italia aveva introdotto un prelievo sugli extraprofitti durante la crisi energetica. La disciplina è stata modificata nel tempo e, per il 2023, il governo intervenne aumentando dal 25 al 50 per cento l’aliquota e ridefinendo la base imponibile, collegandola al reddito complessivo ai fini IRES. La soglia era legata alla parte di reddito che eccedeva di almeno il 10 per cento la media del reddito IRES dei quattro anni precedenti.
Il governo italiano, nel Documento di economia e finanza del 2023, aveva inserito il prelievo sugli extraprofitti tra le misure di entrata legate al caro energia, insieme al prelievo sui produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Perché se ne parla di nuovo
La nuova iniziativa europea nasce in un contesto diverso ma con una dinamica simile: un forte aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti che rischia di trasferirsi rapidamente sull’economia reale. La proposta dei cinque Paesi punta proprio a evitare che l’intero costo della crisi finisca sulle famiglie e sui bilanci pubblici. Nella lettera alla Commissione viene sostenuta la necessità di una risposta coordinata a livello europeo, anche per evitare interventi disomogenei tra gli Stati membri. La Commissione ha confermato di aver ricevuto la lettera e di essere al lavoro con gli Stati membri su possibili misure mirate per affrontare la crisi energetica. Bruxelles ha però anche richiamato le differenze rispetto al 2022 e la necessità di tenere conto degli insegnamenti dell’esperienza precedente.

