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Economia

In occasione del Consiglio dei Ministri che si terrà venerdì 20 febbraio, uno dei temi cardine dibattuti sarà la riforma del mercato del lavoro. Nello specifico, oggetto d'esame sarà la definitiva approvazione del decreto sul "contratto a tutele crescenti".
 
Lo scopo della riforma è introdurre, per il licenziamento ingiustificato, un sistema di tutela limitata ad un indennizzo economico crescente in base all'anzianità di servizio. Al riguardo il Governo ha dichiarato che è interessato a valutare gli esiti del dibattito parlamentare e che quindi i testi già resi noti potrebbero subire modifiche, anche di un certo rilievo.

"Le modifiche al testo delle "tutele crescenti" se dovessero essere confermate - commenta l'Avvocato giuslavorista Fabrizio Daverio, socio fondatore dello Studio Legale Daverio & Florio - snaturerebbero la riforma per come era stata concepita all'origine. La sua principale funzione consisteva nel definire una politica chiara sui licenziamenti, eliminando la reintegrazione (prevista solo per specifiche ipotesi: licenziamento nullo, discriminatorio o intimato in forma orale) e sostituendola con indennità crescenti in relazione all'anzianità di servizio e dunque superare le incertezze interpretative cui aveva dato luogo la riforma Fornero. Se dalle Commissioni dovesse essere ripristinata la reintegrazione per i licenziamenti collettivi,  o si lasciasse discrezionalità al Giudice per i licenziamenti disciplinari, la riforma perderebbe gran parte del suo significato e si farebbe un passo indietro. Il tutto a conferma che le riforme in Italia o  vengono fatte con un "blitz", si pensi alla riforma del sistema pensionistico del 2011, o altrimenti si protraggono per tempi troppo lunghi e non raggiungono i loro scopi.    

Allo stesso tempo il Governo sembra voler mettere mani anche alle altre deleghe che sono state concesse con il Jobs Act, portando probabilmente all'approvazione il "riordino e la razionalizzazione dei diversi tipi di rapporti di lavoro" e "l'Agenzia nazionale per il lavoro".

"L'obiettivo della riforma - continua l'Avvocato Fabrizio Daverio - è quello di ridurre le precarietà e promuovere il contratto a tempo indeterminato come forma comune di contratto di lavoro. Il proposito è lodevole, ma si ha l'impressione che si stia tentando anche di usare strumenti contingenti e a breve termine (quali gli esoneri contributivi per il 2015) e limitazioni alla libertà contrattuale (come avverrebbe se ci fosse un'ulteriore stretta sui contratti a progetto). In generale il rischio percepito è di un'involuzione dello spirito della riforma, tradito ulteriormente dalla vociferata riduzione da tre a due anni della durata massima complessiva dei contratti a tempo determinato."

 

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