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Fca, Panda trasloca: ecco cosa cambia. La mappa impianto per impianto

Piazza Affari/ Fiat Chrysler Automobiles: 31 impianti per produrre auto e veicoli commerciali in tutto il mondo

Dopo le ultime dichiarazioni di Sergio Marchionne e di Alfredo Altavilla la gestione degli impianti di Fiat Chrysler Automobiles torna sotto i riflettori. Il gruppo ad oggi dispone di una trentina di impianti in tutto il mondo da cui escono autovetture e veicoli commerciali per i diversi marchi di proprietà o in joint-venture. Lo spostamento della Panda da Pomigliano a Tichy entro il 2020 darà il via ad un valzer che coinvolgerà impianti in Italia, Europa, Stati Uniti, America Latina e Asia. Ecco la fotografia di cosa si fa e cosa si farà da qui a tre anni, impianto per impianto

 
La capacità di spostare produzioni nei diversi siti del gruppo è stata finora una delle carte vincenti di Sergio Marchionne per ridurre i costi industriali e così abbassare il punto di pareggio dei diversi modelli della complessa gamma del gruppo Fiat Chrysler Automobiles ed anche in futuro la possibilità di riallestire linee produttive in base a fattori quali l’andamento della domanda dei singoli marchi o il costo del lavoro sarà una delle leve strategiche a cui qualsiasi produttore, Fca compresa, farà ricorso per cercare di migliorare la propria redditività.

La questione è emersa in tutta la sua importanza in questi giorni, dopo le dichiarazioni dello stesso Marchionne, confermate poi da Alfredo Altavilla, Chief operating officer Emea (Europa, Medio Oriente e Africa, ndr) e per molti il più probabile successore dell’attuale numero uno del gruppo, circa l’intenzione di riportare la produzione della Panda nello stabilimento polacco di Tichy per consentire a quello italiano di Pomigliano d’Arco di accogliere la produzione di un marchio “premium” come Alfa Romeo, Maserati o Jeep.

In attesa di vedere quali nuovi modelli verranno prodotti dall’impianto napoletano, su cui il gruppo ha investito 800 milioni in cambio dell’adozione di un nuovo contratto metalmeccanico che ne ha fatto volare i livelli di produttività cancellando il ricordo di uno stabilimento strutturalmente in perdita, eredità della “politica industriale” statale della Prima Repubblica, qual è la mappa delle produzioni attuali in Italia, Europa e mondo di Fca?

Partiamo dall’Italia, dai cui 5 stabilimenti lo scorso anno sono usciti oltre un milione di vetture. A Pomigliano, come detto, si produce al momento solo la Panda, ma dal 2019-2020 potrebbe arrivare la nuova Jeep Compass (al momento prodotta in Brasile) e il restyling dell’Alfa Romeo Giulietta (attualmente prodotta a Cassino, dove si punterebbe sulla Giulia e sullo Stelvio per saturare la capacità dell’impianto) o in alternativa un modello Maserati.

A Mirafiori attualmente si producono l’Alfa Romeo MiTo, destinata a uscire di produzione entro l’anno prossimo, e la Maserati Levante ma l’arrivo di una nuova berlina a marchio Alfa Romeo, di classe superiore alla Giulia, dovrebbe garantire la piena occupazione (si parla anzi di possibili nuove assunzioni dall’anno venturo). A Cassino come detto si producono la Giulietta, la Giulia e lo Stelvio tutte a marchio Alfa Romeo e, salvo forse la Giulietta, si dovrebbe continuarle a produrle anche nel prossimo futuro.

L’impianto di Melfi attualmente sforna Fiat Punto, Fiat 500X e Jeep Renegade: mentre la Fiat Punto uscirà di produzione, i volumi della Jeep Renegade dovrebbero salire a 200 mila all’anno. Infine a Grugliasco, da cui al momento escono le Maserati Quattroporte e Ghibili, sono attesi almeno un nuovo modello col marchio del tridente, con lo stabilimento Maserati di Modena destinato a continuare a produrre i futuri “special model” che sostituiranno le attuali Maserati GranTurismo, Maserati GranCabrio e Alfa Romeo 4C e 4C Spider.

Gli unici altri siti produttivi del gruppo in Europa (a parte quelli in joint-venture con Koc Holding, in Turchia, e col governo serbo in Serbia, che sfornano la Fiat Tipo e tutta una serie di veicoli commerciali il primo, le varie versioni della Fiat 500L il secondo) sono quelli polacchi di Tichy e Bielsko-Biala. Nel primo attualmente vengono prodotte la Lancia Ypsilon, la Fiat 500 e Fiat 500C e i modelli Abarth ed in futuro si dovrebbe tornare a produrre la nuova Panda-Ypsilon, mentre la nuova famiglia di motori compatti a benzina Firefly a 3 e a 4 cilindri verrebbe prodotta a Bielsko-Biala, da dove attualmente escono i diesel multijet.

Per quanto riguarda l’area del Nafta, attraverso gli impianti ex Chrysler Fca è presente con ben 16 impianti (10 dei quali negli Usa) che realizzano oltre a motori, trasmissioni, carrozzerie e modelli a marchio Jeep, Dodge e Ram, anche le Lancia Voyager, a Windsor, in Canada (dove entro il 2018 dovrebbe essere costruito il nuovo modello, derivato dal Chrysler Pacifica) e le Fiat 500 e Freemont (attualmente costruite a Toluca, in Messico).

Per quanto riguarda i mercati emergenti, Fca ha poi stabilimenti in Brasile (Betim, Goiana e Sete Lagoas), dove sono prodotti quasi tutti i modelli a marchio Fiat destinati ai mercati emergenti come Siena, Palio, Strada, Linde, Idea, ma anche i vecchi modelli Bravo e Punto oltre ai veicoli commerciali leggeri, oltre che (nell’impianto di Goiana) la Fiat Toro e la Jeep Renegade (che come detto potrebbe tornare in Italia col nuovo modello) e i veicoli commerciali Iveco (a Sete Lagoas), in Venezuela (Carabobo), dove si produce un mix di Jeep (Cherokee e Grand Cherockee) e Fiat/Dodge (il modello Siena/Forza), e in Argentina (Cordoba) da dove escono Fiat Siena e Fiat Palio.

Infine, il gruppo è presente anche in India e in Cina tramite joint-venture con Tata Motors e con Guangzhou Automobile Group, nel primo caso con produzioni di modelli Fiat (Punto, Urban Cross e Linea), nel secondo sia Fiat (Viaggio e Ottimo) sia Jeep (Renegade e Cherokee). Se avete tenuto il conto sono in totale una trentina di impianti.

Un puzzle la cui ottimizzazione è in grado di portare profitti e generare risorse importanti, ma che se mal gestito rischia di mettere un serio freno alle possibilità del gruppo di continuare a crescere e rimanere autonomo. Anche per questo Marchionne e Altavilla continueranno a cambiare “le carte in tavola” in base all’andamento della domanda e al costo dei fattori produttivi.