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Economia
Fca-Psa, tanto rumore per nulla. Elkann vada a scuola da Musk

Una bella operazione, soprattutto per gli azionisti di Fiat Chrysler Automobiles che si vedono riconoscere un premio consistente portando con sé le chiavi d’accesso al mercato nordamericano, ma la fusione Fca-Peugeot non basta ancora a far innamorare il mercato. Col matrimonio dell’anno i due gruppi arriveranno a produrre e vendere circa 8,7 milioni di vetture l’anno e potranno avere i mezzi per rilanciare due scommesse, quella sulla Cina, “dove è necessario aumentare il presidio” come ha ricordato ieri Carlos Tavares, futuro Ceo del nuovo gruppo, e quella sulla “mobilità elettrica e pulita” che lo stesso Tavares identifica giustamente come una delle maggiori sfide nella Ue.

In realtà proprio il tema dell’auto elettrica (e pulita) e quello, per ora più futuribile, dell’auto a guida autonoma sembrano essere gli ingredienti del “filtro d’amore” che fa sì che un produttore assolutamente di nicchia come Tesla venga valutato sulla base di multipli che sono decine di volte quelli che valgono per tutti o quasi gli altri produttori. Provate voi stessi a fare un raffronto molto semplice, mettendo a rapporto la capitalizzazione di mercato col numero di vetture prodotte da ogni gruppo. Nell’esclusivo club dei 10 milioni di vetture o più Volkswagen Audi (leader mondiale con 10,83 milioni di vetture prodotte) è anche quello che ottiene la valutazione più contenuta visto che capitalizza meno di 36,3 miliardi di euro.

Semplificando, è come se il mercato identificasse in circa 3.350 euro il valore di ogni vettura prodotta dal colosso tedesco. Nel caso di Renault-Nissan-Mitsubishi (10,8 milioni di vettura prodotte nel complesso), il know-how di Nissan in tema di auto elettriche sembra piacere al mercato che infatti attribuisce una valutazione complessivamente doppia in termini di capitalizzazione rispetto ai concorrenti tedeschi e dunque pare indicare in circa 6700 euro il valore medio ricavato da ogni vettura prodotta dai tre marchi. Toyota, da anni leader delle motorizzazioni ibride ed elettriche, con 10,6 milioni di vetture capitalizza l’equivalente di circa 209 miliardi di euro, come dire che per il mercato ogni sua auto vale circa 19.700 euro.

L’operazione varata da Fiat Chrysler Automobiles e Peugeot sembra essere ancora giudicata una mossa difensiva, visto che la capitalizzazione complessiva diviso il numero di vetture prodotte porta ad un valore medio di 5 mila euro, allineato con quello di General Motors (meno di 48 miliardi di euro di capitalizzazione a fronte di 8,4 milioni di vetture prodotte, dunque equivalente a circa 5.700 euro per vettura) e Ford (5,7 milioni di auto prodotte, 33,2 miliardi di capitalizzazione, poco più di 5.800 euro per vettura la valutazione del mercato).

Apprezzata dal mercato è anche Honda, che ha già annunciato che entro il 2022 venderà in Europa solo auto elettriche o ibride: a fronte di 5,3 milioni di vetture prodotte, il produttore giapponese capitalizza poco meno dell’equivalente di 47 miliardi, vale a dire in media oltre 8800 per vettura. Ma il vero caso di “innamoramento” del mercato è certamente Tesla. Il gruppo di Elon Musk si è posto l’obiettivo di arrivare quest’anno a vendere tra 360 e 400 mila vetture: anche a messo che centri l’obiettivo massimo, cosa di cui non tutti gli analisti sono convinti, Tesla capitalizza 73 miliardi di dollari, ossia poco meno di 71 miliardi di euro.

Vuol dire che il mercato vede un valore medio di quasi 177.500 euro per ogni vettura prodotta e venduta da Musk. O, detta diversamente, che il mercato valuta Tesla oltre 35 volte il valore di Fca-Psa (ma anche, all’incirca, di General Motors o Ford), e comunque oltre nove volte il valore che riconosce a Toyota, che di auto elettriche o ibride ne vende già oltre 1,5 milioni di esemplari all’anno in tutto il mondo (e lo scorso settembre ha superato il traguardo di 2 milioni di auto ibride-elettriche vedute in Europa).

Il mercato, del resto, prova a fare il suo mestiere, con un margine di errore più o meno elevato, scommettendo su attività e produzioni che sembrano avere margini crescenti in futuro sotto il profilo sia industriale sia economico. Così mentre per i novelli “costruttori di carrozze” è attento alla virgola e ad ogni sia pur minimo scostamento dai piani annunciati, per lo sviluppatore della “next big thing” è disponibile a chiudere un occhio o anche tutti e due, purché giungano segnali incoraggianti. Ovviamente con un contrappasso dato dalla maggiore volatilità di Tesla rispetto a titoli come Fiat Chrysler Automobiles: negli ultimi 12 mesi il produttore americano è passato da un minimo di 177 agli attuali massimi di oltre 405 dollari per azione guadagnando a ieri sera un 21%, mentre il titolo italiano è passato da un minimo di 10,9 a un massimo di 14,8 euro circa, guadagnando meno del 10%.

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