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Economia
Fed, Bce e elezioni Usa: dove investire? Dall'oro al tech: le strategie
Mercati Finanziari

Dai tagli dei tassi alle elezioni americane: ecco i trend economici, gli impatti sugli investimenti e le strategie da adottare in questa seconda parte dell'anno secondo Carmignac. L'analisi 

Mentre negli Stati Uniti l'inflazione continua a mordere, frenando i propositi di allentamento monetario della Federal Reserve, la Bce inizia a ridurre i tassi di interesse: lo scorso 12 giugno ha annunciato la prima sforbiciata dello 0,25%, portando il valore di riferimento dal 4,50% al 4,25%. Verso Est il Giappone fa i conti con il crollo dello yen e il dilemma della Cina tra indipendenza monetaria e stabilità sul mercato dei cambi che sta raggiungendo l’apice. Mentre sullo sfondo incombe una campagna elettorale statunitense tutt'altro che serena, che vede contrapporsi da un lato l'uscente presidente Joe Biden, dall'altro Donald Trump. Nel mezzo le oscillazioni continue dei mercati finanziari e gli impatti sugli investitori. Dopo una partenza in salita, all'insegna di un certo ottimismo, che cosa aspettarsi ancora dal 2024?

Secondo Raphael Gallardo, chief Economist di Carmignac (società francese di gestione patrimoniale) le speranze per una “ripresa sincronizzata” sono svanite. Questo perchè  "i diversi gradi di persistenza dell’inflazione e la resilienza del mercato del lavoro hanno determinato una divergenza nella crescita dei salari reali nei paesi sviluppati: continua accelerazione nel Regno Unito e nell’area dell’euro, rispetto a rallentamento in Giappone e negli Stati Uniti. La sincronizzazione è prevalente solo nella ripresa del ciclo manifatturiero, come confermato dalle ultime indagini presso le imprese in Corea del Sud, Taiwan, Germania e Svezia”.

Gallardo
Raphael Gallardo, chief Economist di Carmignac

STATI UNITI

Se facciamo un focus sugli Stati Uniti, Gallardo fa notare che “la debolezza dei consumi dovrebbe essere parzialmente controbilanciata dalla ripresa degli investimenti delle imprese, trainata dalle politiche industriali (rimpatrio dei processi produttivi, decarbonizzazione), dal riarmo e dalla corsa all’intelligenza artificiale (IA)”. Si prospetta quindi un “rallentamento economico graduale e incompleto, con una probabilità ristretta di due tagli dei tassi da parte della Fed” per quest'anno. Un rallentamento ciclico che avrà ripercussioni anche nell'agenda della prossima presidenza Usa.

EUROPA

Al contrario l'area dell'euro rappresenta un punto di forza. “La disinflazione guidata dall’offerta e il ritardo nel recupero dei salari rispetto al precedente periodo inflazionistico consentono alla Banca Centrale Europea di ridurre i tassi di interesse, con un’iniziale ripresa sia delle esportazioni che dei consumi. Lo spostamento a destra nelle elezioni europee si rivelerà un contraccolpo per il programma green, ma imprimerà un’accelerazione al rimpatrio dei processi produttivi attraverso l’incentivazione di piani di contrasto alla Cina”.

GIAPPONE

Dall'altro lato, secondo Carmignac, in Giappone si prospetta un’altra falsa partenza. "L’indebolimento dello yen mieterà un’altra vittima tra i Primi Ministri giapponesi a settembre. La svalutazione dello yen sta compromettendo il potere d’acquisto dei consumatori, in un’economia in cui i costi per l’importazione di materie prime rappresentano il 10% del Pil, e i beni e i servizi pubblici costituiscono il 50% del paniere dell’IPC. Il mix delle politiche dovrebbe sostenere il rafforzamento dello yen, finalizzato all’avvio di una crescita trainata dai consumi. Dopo il fallimento degli interventi sul mercato dei cambi, la Bank of Japan potrebbe optare per l’inasprimento monetari":

L’economia cinese invece, fa notare l'analista, "è ancora in fermento grazie allo stimolo delle politiche a breve termine, ma i driver delle “nuove forze produttive di qualità” dovrebbero esaurirsi in tempi brevi: le esportazioni si trovano ad affrontare il crescente protezionismo dei paesi occidentali e il credito al settore industriale ha raggiunto il livello massimo nel 2023. Nel medio periodo, la politica estera di Xi è incompatibile con il modello di sviluppo attuale incentrato sulle esportazioni. La Cina ha bisogno di tassi reali negativi per ridurre il proprio debito interno, ma la conseguente svalutazione dello yuan si scontrerebbe con altre reazioni protezionistiche nel resto del mondo.

I FATTORI GEOPOLITICI 

Tuttavia, al di là delle questioni interne, saranno i fattori geopolitici a trainare le economie nei prossimi anni. "Siamo entrati in una fase di seconda guerra fredda, iniziata con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, fa notare l'analista, una guerra commerciale, una guerra finanziaria, una corsa agli armamenti convenzionali e una corsa verso la tecnologia". Secondo Carmignac ci sarà un "aumento delle tensioni nella seconda metà dell’anno. Il nuovo modello geopolitico alimenta i rischi di shock inflazionistici legati all’offerta, ma determina anche un ciclo di investimenti delle imprese, mentre gli Stati Uniti e la Cina cercano reciprocamente di superarsi in termini di armamenti e tecnologia.”

LE STRATEGIE DI INVESTIMENTO

In un contesto in continuo divenire,  in cui il persistere dell’inflazione frena i propositi di allentamento monetario della Fed, quale strategia di investimento quindi adottare? Secondo Kevin Thozet, membro del comitato di investimento di Carmignac, "tra i titoli governativi, vengono privilegiate le scadenze a due anni". I tassi a lungo termine, spiega, "potrebbero sottoperformare, dato l’ottimistico trend disinflazionistico e l’aumento del debito pubblico in un momento in cui le autorità monetarie stanno cercando di effettuare tagli a titolo prudenziale e di ridurre i loro bilanci".

Thozet
Kevin Thozet, membro del comitato di investimento di Carmignac

Se storicamente, in un contesto di correlazione negativa tra i prezzi delle azioni e quelli delle obbligazioni, i vantaggi della diversificazione degli asset a rischio “basso” ed “elevato” hanno svolto un ruolo importante nella costruzione del portafoglio, ora il rialzo dei prezzi (choc legati alle materie prime, interruzioni delle catene di approvvigionamento, embarghi..) è guidato dall’offerta, non dalla domanda. Ciò significa che l’inflazione potrebbe persistere nonostante l’affievolirsi della domanda aggregata, e quindi la frontiera efficiente è passata da convessa a concava annullando i vantaggi della diversificazione.

E come sempre, per reintrodurre la diversificazione nei portafogli, gli investitori devono detenere coperture contro l’inflazione, quali oro o altre materie prime, nonché titoli azionari con valutazioni più basse. Ma tali coperture sono anche asset fortemente volatili; di decorrelazione ma non a basso rischio. Per Carmignac, "devono essere compensati con titoli azionari di qualità “a basso rischio”, come quelli delle mega capitalizzazioni tecnologiche e farmaceutiche, che beneficiano sia di un’elevata crescita degli utili che di una posizione oligopolistica". 

Una strategia “barbell”, spiega Carmignac, "può proteggere dal rischio di ritorno della correlazione, e tale approccio può essere adottato nell’ambito di diverse tematiche promettenti e, innanzitutto, nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Combiniamo titoli azionari di qualità a basso rischio lungo tutta la catena del valore e titoli appartenenti ai settori dei servizi pubblici e dell’energia che trarranno vantaggio dalle relative esigenze di elettrificazione". 

Da non sottovalutare le ripercussioni della new economy sulla old. "L’Europa si trova in una posizione diversa, con prospettive di ripresa ciclica non ancora inflazionistica. Quest’area geografica vanta aziende leader nel settore sanitario e in quello dei beni di largo consumo, oltre che in settori con valutazioni interessanti e maggiormente esposti al ciclo economico". 

In terzo luogo, spiega ancora Carmignac, "si può cercare di trarre profitto dall’ambivalenza degli investitori nei confronti dei mercati emergenti, tra il paese più amato e quello più odiato (ma in cui poter investire). L’India, il paese più amato, presenta un forte potenziale di crescita economica rafforzato dagli investimenti delle imprese, e beneficia della strategia China Plus One delle aziende che mirano a diversificarsi in altri Paesi. Ciò dovrebbe tradursi in utili societari costanti. Mentre in Cina, oltre 5.000 società quotate offrono una vasta serie di opportunità nell’ambito (vasto) dei titoli azionari value". 

Nel breve termine, sottolinea Carmignac, “si prevede che la tradizionale strategia di ‘risk parity’ torni utile alla costruzione del portafoglio, ma con il nuovo aumento del rischio di inflazione nel lungo periodo dovrebbe prevalere la strategia di “risk parity” sull’inflazione. Tale andamento dovrà essere enfatizzato nelle strategie di investimento in prospettiva futura”.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 





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