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Fed in pausa lascia i tassi invariati, dai rischi energetici all’inflazione: che cosa c’è dietro la mossa di Powell

Il commento dopo la decisione della Federal Reserve di mantenere i tassi di interesse invariati nell’intervallo 3,5%–3,75%

Fed in pausa lascia i tassi invariati, dai rischi energetici all’inflazione: che cosa c’è dietro la mossa di Powell
Jerome Powell

L’analisi di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm

La decisione della Federal Reserve di mantenere i tassi di interesse invariati nell’intervallo 3,5%–3,75% riflette la posizione di una banca centrale che si trova a operare in un contesto complesso, sospesa tra segnali ancora parziali di disinflazione e il riemergere di rischi geopolitici. Gli ultimi dati sull’inflazione, che hanno evidenziato un aumento dell’indice headline dal 2,4% di febbraio al 3,3% di marzo, iniziano infatti a incorporare l’impatto del rialzo dei prezzi energetici a seguito dell’escalation del conflitto con l’Iran, contribuendo a spiegare l’approccio prudente adottato dai policymaker Usa.

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Sebbene la Fed continui ad attribuire maggiore rilevanza alla misura di inflazione PCE, suo indicatore di riferimento, i dati CPI hanno mostrato una nuova persistenza proprio nel momento in cui i mercati iniziavano a prezzare una fase di allentamento della politica monetaria. Nonostante sia soltanto la fine di aprile, la sequenza di market mover è stata particolarmente intensa, tra il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, lo shock energetico e il rapido riposizionamento delle aspettative sui tassi di interesse, in un contesto in cui le principali banche centrali continuano ad individuare nei rischi inflazionistici il principale vincolo alle loro decisioni.

Per gli investitori, il messaggio chiave è che il percorso verso tassi più bassi sarà probabilmente più graduale e meno prevedibile rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. La resilienza del mercato del lavoro statunitense offre alla Fed margini per mantenere un atteggiamento attendista, ma un contesto di tassi “più elevati più a lungo” continua ad influenzare le condizioni finanziarie complessive, incidendo in particolare sulle valutazioni nei mercati azionari e obbligazionari. In questo scenario, è preferibile privilegiare un approccio improntato all’equilibrio piuttostoche a scelte eccessivamente direzionali. Invece che tentare di anticipare il primo taglio dei tassi, è meglio investire attraverso portafogli diversificati, in grado di adattarsi a una pluralità di esiti, tra cui una fase prolungata di restrizione monetaria, episodi di volatilità e dinamiche di crescita disomogenee tra aree geografiche e classi di attivo.