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Economia
paolo ferrero
 

 

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Ferrero dà i numeri (in tutti i sensi) oppure spara a zero e a vanvera in maniera demagogica contro il governo Letta che sta cercando, con tutti i limiti del caso, di gettare le basi per un futuro (economico e politico) migliore?

Mentre la manovra è in via di definizione in Parlamento, il segretario nazionale di Rifondazione comunista, con una nota, in maniera forse un po' troppo precipitosa, ha tuonato contro la proposta del governo Letta di istituire una forma sperimentale di reddito minimo destinato, leggete bene, alle grandi aree metropolitane (dovrebbero essere 12 in tutta Italia). Un ammortizzatore sociale a cui Palazzo Chigi intende destinare 120 milioni di euro in un triennio: 40 milioni all'anno. 

"Altro che reddito minimo", ha dato fiato alle trombe il barricadero Paolo Ferrero, che una volta apprezzavamo quando si comportava più da tecnico, esperto del lavoro (al tempo del suo incarico da ministro del Welfare in via Veneto) che da politico navigato che dice sempre no quand'è all'opposizione (un po' alla Brunetta con Saccomanni). "Quello del governo - ha proseguito, spiegando - è in realtà solo una vergognosa presa in giro. Se, come si legge (male, ndr), la copertura finanziaria del provvedimento è di 40 milioni di euro l’anno, visto il numero di disoccupati e di poveri, qui siamo a meno di 10 euro all’anno a testa".

Numeri a vanvera, perché il segretario di Rifondazione comunista ha fatto i conti della serva senza capire bene (o forse ha fatto finta) come verrà strutturato il provvedimento del duo Letta-Saccomanni: ha diviso, cioè, la dote da 40 milioni di euro per il numero dei disoccupati totali del Paese (circa 3,3 milioni, corrispondenti a un tasso di disoccupazione, a novembre, del 12,5%) più i poveri. Frazione che, come risultato, dà i 10 euro scarsi di cui parla Ferrero. Non un reddito minimo dunque, ma un bonus della spesa. Come dargli torto. Si è accorto, però, di aver sbagliato, prendendo un numero per un altro, il denominatore della frazione? I disoccupati e i poveri delle 12 grandi aree metropolitane italiane sono meno di 3,3 milioni. Rivogliamo il vecchio Ferrero e la vecchia Rifondazione.

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