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Fincantieri conquista Ftx France

Fusioni e acquisizioni/ L’Italia in Francia va sempre più di moda

 

Fincantieri in evidenza a Piazza Affari, dove il titolo chiude in rialzo di un punto a 78,5 centesimi per azione, dopo un massimo intraday di 79,45 centesimi che rappresenta il nuovo massimo dell’ultimo anno. Livelli che non si vedevano dal maggio 2015 e che sono dovuti alle buone notizie giunte dalla Francia, dove nonostante le tentazioni “protezionistiche” emerse in campagna elettorale da parte di molti candidati alla presidenza della repubblica, il ministero dell’Economia ha annunciato ufficialmente il raggiungimento di un accordo di massima per consentire al gruppo italiano di diventare azionista di riferimento di Stx France col 48%.

Fincantieri, come desiderava l’Eliseo, non avrà dunque la maggioranza assoluta e sarà affiancata nell’investimento da Fondazione Cr Tieste che rileverà circa il 7% del capitale dei cantieri di Saint-Nazaire, famosi per aver varato sia imponenti navi da crociera come la l’Harmony of the Seas (la più grande nave da crociera mai costruita finora), sia per essere l’unico sito in grado di realizzare portaerei di ultima generazione e navi militari. Nel capitale di Stx France (di cui la coreane Stx Offshore&Shipbuilding ha ceduto il 66,7%) resteranno anche lo stato francese, col suo 33%, e la francese Dcns, che avrà il 12%.

Quello di Fincantieri è solo l’ultima “conquista” italiana in terra francese. Poche settimane fa Luxottica aveva infatti annunciato una acquisizione/fusione con Essilor che darà vita al più grande gruppo mondiale del settore dell’occhialeria, con una capitalizzazione di mercato di oltre 50 miliardi di euro, ricavi netti superiori ai 15 miliardi e un margine operativo lordo (Ebitda) netto combinato di circa 3,5 miliardi. Un gruppo nel cui capitale Delfin, la holding di Leonardo Del Vecchio (socio di controllo di Luxottica col 61,9%) avrà una quota tra il 31% e il 38% contro un 4% del fondo pensione dei dipendenti, secondo maggior socio.

La governance sarà paritetica nei primi tre anni, prevedendo l’istituzione di quattro comitati composti da quattro membri ciascuno (controllo interno, nomine e remunerazione, responsabilità sociale d’impresa, comitato strategico) oltre ad un comitato per l’integrazione che avrà lo scopo di definire le misure necessarie per realizzare le previste sinergie (stimate fra 400 e 600 milioni di euro). Lo stesso Leonardo Del Vecchio sarà il presidente esecutivo della società, con l’attuale amministratore delegato di Essilor, Hubert Sagnieres, vice presidente esecutivo.

Altro “colpo” di tutto rispetto, per quanto su una scala decisamente più ridotta di quella di Luxottica, è stato l’acquisto, lo scorso anno, di Carte Noire da parte di Lavazza per 700 milioni di euro, con l’obiettivo di ottenere un decisivo contributo alla crescita del fatturato del gruppo piemontese, che per  l’esercizio in corso spera di superare gli 1,7 miliardi di euro. Per riuscirci si intende puntare con decisione sulla complementarietà dei rispettivi segmenti di consumo, dato che Lavazza (1,473 miliardi di fatturato nel 2015) è già tra i marchi leader in Francia nel mercato fuori casa e Carte Noire(circa 250 milioni di ricavi all’anno) in quello domestico.

Altro recente matrimonio italo-francese è quello tra un’altra azienda piemontese, Campari, e uno dei marchi leader mondiali negli “spirits”, Grand Marnier, per il quale la famiglia Garavoglia ha accettato di pagare lo scorso anno 684 milioni di euro, una cifra da alcuni analisti giudicata “esorbitante” ma che si giustifica con la distribuzione in esclusiva di Grand Marnier in tutto il mondo, fino al 31 dicembre 2021 (l’accordo sarà poi rinnovabile per ulteriori periodi di cinque anni dopo il 2021). Intanto il 2016 si è archiviato con un fatturato di oltre 1,72 miliardi di euro (dai poco meno di 1,66 miliardi dell’anno prima) e un Ebitda di 405,3 milioni (da 380,1 milioni).

Dopo tanti acquisti francesi in Italia (da Bulgari a Loro Piana, da Pomellato a Brioni, da Gucci a Fendi, fino alla pasticceria Cova, tempio gastronomico di Via Montenapoleoni, a Milano, il vento sembra cambiare e così sono cadute le barricate che ancora quattro anni or sono furono frapposte allorché Grafica Veneta si vide respingere un’offerta da 100 milioni per la stamperia francese Cpi, che preferì i 21 milioni di investimento offerti da Impala (ex-Louis Dreyfus) assieme alla Banque publique d’investissement, al management e a investitori privati, avendo i creditori/azionisti di Cpi, accettato di abbattere il debito da 165 a 15 milioni.