Una parabola vincente. Sembrano lontanti i tempi in cui a causa della crisi economica mondiale del 2010 il portafoglio ordini della Fincantieri languiva mettendo a rischio l’occupazione del colosso tricolore della cantieristica e di tutto l’indotto navale italiano. Oggi invece, al termine della cura Bono di riposizionamento industriale fatta di acquisizioni in settori strategici, la Fincantieri viene chiamata l‘Airbus dei mari e il titolo del gruppo navalmeccanico viaggia a gonfie vele in Borsa. Oggi (+2%) si è riavvicinato ai 97,4 centesimi visti il 10 maggio scorso che rappresentano il massimo storico.

A dare la scossa contribuisce la sigla dell’accordo di compravendita per acquisire per 79,5 milioni di euro il 66,66% di Stx France, proprietaria dei cantieri di Saint-Nazare, dall’attuale azionista, Stx Europe AS (l’ex Aker Yards, società norvegese dal 2009 interamente controllata dalla Stx Offshore & Shipbuilding, quarto costruttore navale al mondo facente capo al gruppo coreano Stx Corporation).
Proseguono intanto i negoziati tra Fincantieri e lo stato francese sugli accordi di governance tra i futuri azionisti di Stx France. Secondo le anticipazioni circolate finora Fincantieri dovrebbe mantenere il 48%, Fondazione CR Trieste dovrebbe rilevare il 7%, la francese Dcns, partner storico del gruppo italiano, un 12%, mentre lo stato francese resterà al 33% come ora.
Un “passo positivo nella giusta direzione”, notano gli analisti di Mediobanca Securities, mentre quelli di Equita Sim mettono l’accento su come la cifra concordata, che Fincantieri pagherà attingendo alle proprie risorse finanziarie, sia in linea con le previsioni e rappresenti meno del 5% della capitalizzazione del gruppo italiano (1.475 milioni di euro). Anche se si tratta di un’acquisizione relativamente contenuta, l’operazione piace anche agli uomini di Fidentis che si attendono che Fincantieri “possa estrarre sinergie dall’acquisizione di Stx France, rafforzando la propria posizione nel settore navale globale”.
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Stx France è infatti un operatore globale nel comparto navale e nel 2016 ha generato ricavi per quasi 1,4 miliardi. Fincantieri da parte sua, come ribadito dall’amministratore delegato Giuseppe Bono, numero uno del gruppo ormai dal 2002 dopo precedenti esperienze in Fiat, Efim e Finmeccanica, in un’audizione alla commissioni attività produttive della Camera, intende far crescere del 50% il proprio fatturato entro il 2020. All’assemblea che oggi ha approvato il bilancio 2016, contraddistinto dal ritorno all’utile si a livello di Ebitda (positivo per 267 milioni di euro dai 26 milioni di perdita nel 2015, con un Mol salito al 6% dal -0,6% dell’anno precedente) sia di risultato netto della capogruppo (14 milioni di euro contro la perdita di 289 milioni di euro del 2015) e di gruppo (25 milioni), da ricavi in crescita del 5,9% a 4,429 miliardi e da una posizione finanziaria netta di 615 milioni (superiore ai target 2016), lo stesso Bono ha potuto dire, con soddisfazione, che “i periodi brutti sono passati”. Per riuscirvi è stato importante “lavorare comunque anche nei periodi brutti, senza lasciarsi prendere dal terrore, creando così i presupposti per la rinascita”.

Una rinascita che proseguirà col progetto Cina, visto che la joint venture siglata a luglio dello scorso anno con China State Shipbuilding Corporation (Cssc) per costruire navi per il mercato asiatico è stata approvata dal governo di Pechino. Gli accordi ha ricordato Bono, prevedono che “noi non possiamo costruire con altri partner rispetto a quelli scelti e loro non possono venire in Occidente con altro cantiere a costruire”.
Per la gioia degli investitori la rinascita di Fincantieri è stata celebrata da una galoppata del titolo a Piazza Affari (dove le quotazioni sono salite del 130% negli ultimi 12 mesi), ma ha avuto anche un impatto positivo sull’occupazione in Italia. Grazie ad un portafoglio ordini di 24 miliardi di euro ovvero almeno 99 navi, per i cantieri italiani del gruppo, in cui ha ricordato Bono lavorano ormai 7.900 dipendenti diretti, a fronte di un indotto che il manager ha stimato in oltre 73 mila persone, ci sarà lavoro fino al 2026.
Bono naviga dunque col vento in poppa e può confermare l’intenzione di distribuire un dividendo remunerando (il prossimo anno) i soci per la prima volta dalla quotazione del giugno 2014. Una quotazione che aveva visto il titolo collocato, non senza difficoltà, a 78 centesimi di euro per azione, sul minimo della forchetta indicativa, dopo che il quantitativo di titoli era stato tagliato dai 703,98 milioni previsti inizialmente a soli 450 milioni, interamente rivenienti da un aumento di capitale, mentre la controllante Fintecna (gruppo CdP), tuttora al 71,6% del capitale, aveva dovuto rinunciare a cedere una ulteriore fetta dei propri titoli.
Luca Spoldi
