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Economia
Fmi, doccia fredda per l'Italia: nel 2015 crescerà meno della Grecia

Il confronto è solo numerico, perché i fondamentali sono ben diversi. Un Paese, la Grecia, viene da una recessione di proporzioni bibliche ed ha un'economia tutto sommato piccola. L'altro, l'Italia, è reduce da un periodo di andamento economico fortemente negativo, come non si vedeva dalla Guerra, ma non delle stesse proporzioni dei vicini Mediterranei. Per di più è la terza economia d'Europa. Eppure se si vanno a vedere le cifre del World Economic Outlook del Fmi, lascia un po' terrificati il fatto che quest'anno l'Italia crescerà come la Grecia (lo 0,6%), dopo il -1,9% del 2013, ma l'anno prossimo Atene avrà una performance di crescita al 2,6%.

Stando al rapporto sulle prospettive dell'economia globale elaborate in occasione degli incontri di primavera del Fondo in corso a Washington, in Grecia - che nel 2013 ha registrato un pil in calo del 3,9% - il tasso di disoccupazione resta decisamente peggiore rispetto all'Italia nonostante sia visto in calo dal 27,3% del 2013 al 26,3% del 2014 e al 24,4% del 2015. Un mercato del lavoro così difficile resta anche in Spagna, dove il tasso restarà decisamente alto seppur in miglioramento: dal 26,4% del 2013 al 25,5% del 2014 e al 24,9% del 2015. A Cipro il rapporto tra le persone in cerca di occupazione e la forza lavoro è visto invece crescere dal 16% del 2013 al 19,2% del 2014 e al 18,4% del 2015. Per il nostro Paese, la disoccupazione si attesterà al 12,4% quest'anno (dal 12,2% dello scorso) e all'11,9% il prossimo.

La ricetta individuata per l'Italia è far ripartire il credito. Per il Fmi, l'indice dei prezzi al consumo in Italia crollerà quest'anno allo 0,7% dall'1,3% del 2013 per risalire all'1% nel 2015, secondo le stime del Fondo che considera la bassa inflazione una seria minaccia per la ripresa. "Ulteriori misure per far ripartire l'offerta di credito" in Italia, oltre che in Francia, Irlanda e Spagna, consentirebbero "un aumento del Pil del 2% o anche di più".

Guardando al complesso dell'Eurozona, il Fmi dice che la sua economia - dopo essersi contratta l'anno scorso di mezzo punto percentuale - crescerà quest'anno dell'1,2% e dell'1,5% il prossimo. Il Fondo torna a chiedere alla Bce di intervenire, cosa che aveva fatto indispettire il presidente Mario Draghi: per gli economisti di Christine Lagarde più allentamento monetario è necessario per sostenere la domanda e permettere alla Banca centrale europea di centrare il suo mandato sulla stabilità dei prezzi con un'inflazione sotto ma vicina al 2%. Le alternative che il governatore Draghi ha a disposizione comprendono un "ulteriore taglio dei tassi di interesse, inclusi tassi sui depositi lievemente negativi". Il Fondo cita anche "misure non convenzionali, comprese operazioni di rifinanziamento di lungo termine (possibilmente mirate alle piccole e medie imprese)".

La crescita a livello globale, infine, è stimata in rafforzamento dal 3% del 2013 al 3,6% nel 2014 e al 3,9% nel 2015, "sostanzialmente invariata rispetto all'outlook dell'ottobre del 2013", sottolineano gli economisti di Washington, precisando che l'impulso principale arriva dalle economie avanzate per le quali si stima una crescita del 2,2% quest'anno e del 2,3% nel 2015. La Cina è vista in espansione del 7,5% nel corso del 2014. Su tutto resta l'incognita aleggiante della tensione in Ucraina, uno dei "nuovi timori geopolitici" che mette a repentaglio la crescita.

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