
Barclays, Deutsche Bank e ora il Credit Agricole: continua il momento nero per i bilanci bancari. Anche la Banque Verte, così com’è soprannominata in Francia, uno dei maggiori istituti di credito in Europa e che in Italia controlla Cariparma e Friuladria, chiude in forte rosso l’anno della deflagrazione della crisi dell’eurodebito.
Complici le voci straordinarie della cessione della filiale greca Emporiki (ceduta alla cifra simbolica di un euro), delle quote in Intesa-Sanpaolo e in Bankinter, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Jean-Paul Chifflet ha a chiuso il 2012 con una perdita netta di 6,47 miliardi di euro. Un bis visto che anche nel 2011 il risultato era stato negativo per -1,47 miliardi.
Nel solo quarto trimestre 2012 le perdite sono state pari a 3,98 miliardi (in aumento del 30% rispetto all’anno precedente), sopra le attese del mercato che erano per 3,69 miliardi. Un trend che ha costretto l’istituto transalpino a correre ai ripari mettendo immediatamente mano ai costi: il Credit Agricole ha annunciato infatti un nuovo piano di risparmi per 650 milioni da qui al 2016. Una sforbiciata, fra deleveraging e costi, in linea con quanto sta succedendo per le altre banche nel Vecchio Continente. Ovviamente con un azzeramento del dividendo. UniCredit, la seconda banca italiana, ha annunciato per esempio ieri un piano di riduzione di altre 350 filiali in Italia entro il 2015, una diminutio oltre alle 150 già preventivate.
In decisa flessione i proventi operativi, passati da 20,78 miliardi a 16,32 miliardi di euro (-15,8%). A fine settembre il Core tier 1 ratio era pari al 9,2% e l’attivo ponderato per il rischio è sceso a 293,1 miliardi di euro, dai 333,7 miliardi di inizio anno. “Il 2012 è stato un anno di trasformazioni”, ha commentato Chifflet. “Ora abbiamo voltato pagina e quest’anno metteremo a punto un nuovo piano a medio termine che mostrerà
come stiamo andando verso solide fondamenta”, ha aggiunto il banchiere.
Subito in negativo i bancari a Piazza Affari che risentono dei dati negativi del Credit Agricole. Mediobanca lascia sul terreno lo 0,55% a 5,41 euro, Intesa Sanpaolo lo 0,57% a 1,38 euro, UniCredit lo 0,37% a 4,31 euro, Bper lo 0,41% a 6 euro e Ubi Banca lo 0,22% a 3,60 euro. Sulla parità invece Banco Popolare a 1,43 euro mentre Bpm va in controtendenza (+0,17% a 0,58 euro), grazie alla svolta imminente sulla governance.

