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Economia

A metà dello scorso mese di gennaio il governo Gentiloni metteva il cappello sul matrimonio d’affari tra Ferrovie dello Stato e Anas. Nasceva così un gruppo da 11,2 miliardi di giro d’affari e 8 miliardi di investimenti. Dato, quest’ultimo, che doveva salire a 108 miliardi nel periodo 2017-2026. Un affare portato a termine dall’allora potentissimo amministratore delegato di Fs, Renato Mazzoncini, manager chiamato dall’ex premier Matteo Renzi a ridisegnare il gruppo di trasporto ferroviario.

Ottenuto anche il via dell’Antitrust il merger pareva destinato ad andare in porto senza alcun intoppo. Peccato che di lì a poco, il 4 marzo, le elezioni politiche portavano al governo la coalizioni 5Stelle-Lega e con la nomina del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, le cose dovevano andare in senso diametralmente opposto. 

E se ci è voluto più di un mese per trovare i nuovi vertici (il dirigente interno, Massimo Simonini è stato promosso ad, mentre la presidenza è andata Claudio Andrea Gemme, manager che lo stesso Toninelli aveva candidato al ruolo di commissario alla ricostruzione del Viadotto Polcevera di Genova), adesso pare sia cambiato pure il vento sullo scorporo di Anas dalla controllante Ferrovie.

In particolare, rivela MF-Milano Finanza, il nuovo corso di Fs, targato Gianfranco Battisti, ha valutato l’opportunità di congelare il dossier relativo alla separazione delle due società. Insomma, una decisa retromarcia rispetto a quanto chiesto, o meglio imposto, dal governo, negli ultimi mesi. Anche se non è da escludere che l’input ora sia arrivato direttamente dall’esecutivo 5Stelle-Lega e legato in parte alla definizione delle nuove cariche in Anas. La decisione formale sullo stop allo scorporo sarà oggetto di valutazione al prossimo consiglio d’amministrazione di Fs in calendario per martedì 19 dicembre.

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