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Economia
Gas, gli Usa: "Riforniremo noi l'Europa". E la crisi porta energia russa in Cina

La questione energetica diventa sempre più centrale nella complicata vicenda ucraina. Tanto che il presidente americano, Barack Obama, ha voluto rassicurare l'Europa: i ministri dell'Energia del g7 sono impegnati a trovare "al piu' presto" il modo di diversificare le fonti di energia dell'Unione europea per far fronte alle difficolta' legate alla crisi in Crimea.

La questione dell'energia è fondamentale", ha detto il capo della Casa Bianca al termine di un summit di 90 minuti con i due presidenti europei Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso. "L'Europa deve trovare il mododi diversificare le sue forniture. Gli Stati Uniti hanno la fortuna di essere riccamente dotatI. Accelerare un accordo sarebbe un bene per l'UE e per l'America, Certo, questo non accadrà durante la notte, ma ora è il momento di agire con urgenza".

Non solo. Il numero uno della Casa Bianca ha anche assicurato che, comunque, gli Usa sono gia' pronti a esportare shale gas verso il Vecchio Continente. "Il gas che negli Usa e' stato trovato grazie alle nuove tecnologie e' disponibile per le esportazioni in Europa" ha detto. Queste "saranno piu' facili una volta raggiunto l'accordo transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP)", ha continuato Obama, esortando anche in questo modo l'Europa ad andare avanti con il negoziato bilaterale con Kiev.

La debolezza dell'Europa infatti dipende proprio dalla sua dipendenza dal gas e petrolio russo, anche se il Cremlino per ora sta ancora cercando di proteggere la sua reputazione di fornitore affidabile, non evitando però di lanciare avvertimenti precisi.

Intanto, potrebbe essere proprio Pechino ad avvantaggiarsi, almeno sotto il profilo energetico, della crisi in Crimea. L'isolamento della Russia nella comunita' internazionale per l'annessione della Crimea avra' come effetto quello di convogliare l'energia russa verso la Cina, piuttosto che verso i mercati dell'Occidente. L'avvertimento e' arrivato da Tokyo, dove si trovava in visita nei giorni scorsi il massimo dirigente dell'energia russa, Igor Sechin, presidente di Rosneft, che aveva ammonito le potenze occidentali a non adottare un atteggiamento di chiusura nei confronti del Cremlino per evitare effetti controproducenti sull'approvvigionamento energetico dell'Unione Europea.

Stretto alleato del presidente russo Vladimir Putin, Sechin ha lanciato il messaggio che una reiterata condanna alla posizione russa nei confronti della Crimea potrebbe fare pendere ulteriormente l'ago della bilancia in favore di Pechino. In questo caso si tratterebbe di continuare lungo un sentiero gia' battuto: la Cina e' destinataria di una maxi-fornitura di energia russa del valore complessivo di 350 miliardi di dollari, in base agli accordi firmati lo scorso anno proprio dal presidente cinese Xi Jinping e dal suo omologo russo Putin, a Mosca. Mentre la Cina guarda a ovest per il proprio approvvigionamento energetico, la Russia e' da tempo impegnata a riposizionare verso est le proprie esportazioni, soprattuto nel quadrante dell'Asia orientale, che dal 2040 sara' responsabile di oltre il 50% del consumo energetico globale. La Cina aveva sposato la linea dell'astensione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu contro il referendum crimeo di annessione alla Russia, senza seguire il voto contrario di Mosca.

Pechino ha invitato la comunita' internazionale ad adottare "un atteggiamento giusto e oggettivo" di fronte alla crisi, mantenendo una posizione di sostanziale neutralita' di fronte alla crisi in Ucraina. La Cina ha importato dalla Russia oltre 2,7 milioni di tonnellate di greggio il mese scorso, e secondo i dati delle dogane cinesi, Mosca incide sulle importazioni di greggio cinesi per circa il 12%. Putin ha ringraziato la Cina per l'astensione sul referendum in Crimea, nonostante i timori di Pechino che lo stesso possa costituire un precedente per alcune ferite aperte, come Taiwan, il Tibet e lo Xinjiang, che potrebbero seguire l'esempio, con consultazioni popolari per separarsi dalla Cina.

Nell'immediato, le conseguenze della presa di posizione cinese in Crimea potrebbero portare a un ulteriore ammorbidimento di Putin in previsione della la visita di Stato in Cina, a maggio. L'obiettivo principale dell'incontro con i vertici cinesi, sotto il profilo energetico, e' quello di chiudere il contratto per le forniture di gas tra i due giganti degli idrocarburi, Gazprom e CNPC, con il fissaggio finale del prezzo. Un traguardo che sembra essere possibile, dopo anni di negoziazioni, secondo le previsioni degli analisti di JP Morgan e di Citigroup, e che servirebbe a Gazprom sia per allentare la pressione rispetto alla concorrenza interna di Rosneft e Novatek, che per aumentare il proprio valore di Borsa, con un previsto raddoppio del valore delle proprie azioni nei prossimi tre anni.

Non e' pero' solo la crisi in Crimea a rendere possibile un accordo tra Russia e Cina per le forniture di gas nei prossimi anni. Il gigante russo ha ancora prezzi competitivi per le sue forniture, e tra i suoi asset presenta anche una maggiore stabilita' rispetto ai Paesi dell'Asia centrale da cui Pechino ricava circa il 52% delle sue importazioni di metano. Pechino tiene alla diversificazione del proprio approvvigionamento energetico, come ha dimostrato anche nelle scorse settimane, con la firma dell'accordo tra Cina e Tagikistan per la realizzazione della linea D del gasdotto che attraversa le ex repubbliche sovietiche per portare l'energia a Pechino.

Zhou Jiping, presidente di CNPC, si era incontrato a Pechino nei giorni scorsi con il presidente di Turkmengaz, Charymuhammet Khommadov, per discutere della cooperazione tra i due Paesi, e in particolare dello sfruttamento del giacimento di Galkynish, uno dei piu' grandi del mondo, inaugurato a settembre scorso dallo stesso Xi Jinping, in visita di Stato ad Ashgabat. L'importanza delle negoziazioni con la Russia e' stata ribadita, pero', a distanza di poche ore, quando lo stesso Zhou Jiping si e' incontrato anche con Igor Sechin, per promuovere la cooperazione tra CNPC e Rosneft, in particolare nel settore upstream.

La Russia e' un alleato energetico importante per Pechino, e la firma dell'accordo per le forniture di gas rappresenterebbe un campanello d'allarme per l'Europa, un traguardo importante per la sicurezza energetica di Pechino, e una svolta dal grande significato simbolico nella politica energetica russa: conti alla mano, spiegano gli esperti, con la firma dell'accordo, la Cina supererebbe la Germania come maggiore importatore di gas russo.

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