@andreadeugeni
Mentre sulla vendita della controllata Bsi piombano le nubi dell’incertezza della trattativa sugli accordi fiscali fra Italia e Svizzera, accordo che impatta sul business del gruppo dalla cui cessione Mario Greco vuole portare a casa un contributo decisivo per centrare il target di 4 miliardi di dismissioni e che rischia di rallentare il closing dell’operazione, l’alienazione della maggioranza di Thalia (l’alternative asset management company di Lugano) da parte della Banca della Svizzera Italiana si rivela in realtà mini.
Già, perché secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, la vendita della società che gestisce un miliardo circa in fondi di fondi hedge, finita nel mirino della Bi-Invest di Andrea Bonomi, vale poco meno di 10 milioni di euro e non importi a due cifre (in rapporto a una valutazione complessiva attorno ai 100 milioni), come invece riportato dai rumors circolati a inizio anno.

Se la trattativa sulla regolarizzazione dei capitali e su altre tematiche fiscali tra Roma e Berna non consente di fornire un quadro certo sull’ammontare complessivo dei patrimoni gestiti da Bsi e, quindi, sul flusso atteso di ricavi, il blitz di Bonomi su Thalia non impatta invece sul valore complessivo della private bank offshore con sede nel Canton Ticino (più una filiale a Singapore) iscritta nel bilancio del Leone per circa 2 miliardi. E da cui il group ceo del Leone vuole ricavare non meno di 1,6-1,8 miliardi.
Fonti interne confermano che le trattative fra la famiglia Bonomi e il management di Bsi sono in fase molto avanzata e l’annuncio della chiusura del deal potrebbe arrivare a breve. Dopo l’avventura in Bpm, l’idea di Bonomi, secondo le indiscrezioni, è quella di sviluppare, con la stessa Bsi, una partnership di lungo periodo nel mondo degli hedge fund.

