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Economia
Più fondi stranieri in Generali, ma il Leone non ruggisce ancora in borsa

di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni

Sarà perché la reputazione era quella di un autentico fuoriclasse delle polizze. Sarà perché, subito dopo il suo arrivo a Trieste (agosto 2012), il titolo Generali a Piazza Affari aveva accelerato guadagnando oltre il 40% in soli 4 mesi grazie a una veloce rivoluzione della governance interna e a un taglio netto con il passato. Solo un piccolo assaggio dell'opera di turnaround portata avanti poi nel corso del 2013 e in questo spaccato del 2014 con il lancio del piano industriale 2013-2015 e la rifocalizzazione sul core business. Sta di fatto che, dopo il boom iniziale in borsa, le alte aspettative innescate all'arrivo in Generali di Mario Greco, manager con un passato in McKinsey, Ras, Eurizon e Zurich, non si sono tradotte in un'altrettanto poderosa galoppata delle azioni. Prezzo che, rispetto alle premesse iniziali, avrebbe dovuto invece spaccare. E così la rincorsa di Generali ai competitors nell'Olimpo delle assicurazioni è un po' rallentata: al momento la compagnia triestina capitalizza circa 26 miliardi di euro, ben distante dai 46,4 della francese Axa e i 56,8 del leader Allianz

I numeri del bilancio 2013 sono ottimi (utile di 1,915 miliardi di euro con un dividendo di 0,45 euro per azione più che raddoppiato nel confronto con l'anno scorso), cifre definite "le migliori degli ultimi 6 anni" e Greco e la sua squadra sono molto avanti rispetto al raggiungimento degli obiettivi di fine piano (sul funding per esempio, Generali ha già raggiunto i livelli previsti per il 2015). Eppure il Leone, che pure ha avuto un buon riscontro dei fondi esteri che sono saliti nel suo capitale al 15% (dal 12,2% del 2013 e dal e dal 9,2% del 2012), continua a esser valutato dal mercato circa 1:1 con l'Italia e l'andamento delle azioni non si è discostato molto da quello del Ftse-Mib. 

Da quando è stato nominato, e cioè il primo agosto del 2012 fino ad oggi, il titolo Generali è cresciuto infatti di circa il 65% (da 10,23 euro a 16,91) e, nello stesso periodo, l'indice dei primi 40 titoli a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari è aumentato più o meno dello stesso ammontare: quasi il 58%, più dell'indice di settore (l'Eurostoxx50 che nello stesso periodo ha fatto +37,4%), ma ben al di sotto, per esempio, della performance della diretta concorrente Axa. Compagnia che, sempre in questi quasi due anni in cui sono stati messi sotto osservazione gli andamenti azionari, è volata di oltre il 90%, rispetto a un andamento positivo della borsa francese (Cac40) di solo il 36,2%. Stesso trend Generali-Footsie Mib sull'anno: l'indice milanese è cresciuto poco meno del 18%, il titolo Generali del 20%. Poco se confrontato, per esempio, alla performance delle banche italiane.

 

Il tema del non soddisfacente andamento del titolo è emerso anche in assemblea a Trieste, dove i soci hanno approvato (con il 99,6% dei presenti) il bilancio. "Siamo tutti sensibili al vostro desiderio di vedere tornare il valore di mercato di Generali dove era una volta", ha replicato infatti Greco alla domanda di un azionista sul fatto che la ripresa del prezzo delle azioni resta ben distante dai massimi del 2001 quando il titolo quotava quasi 37 euro. Il manager ha però rilanciato sui profitti e sui dividendi: "La società deve fare più utili e li farà già nel 2014 e negli anni successivi. Contiamo di essere molto avanti nel piano di sviluppo e di raggiungere gli obiettivi di capitale che per noi sono un obiettivo prioritario prima del tempo e di poter rivedere così anche la politica di pay-out in termini migliorativi per gli azionisti".

Insomma, la borsa sembra non fare alcun sconto al Leone Greco, nonostante la compagnia, rispetto alla gestione Perissinotto, sia una società con un profilo completamente diverso e utili e turnaround viaggino spediti verso i target del piano industriale. Sarà interessante vedere quali livelli viaggerà il titolo a fine piano (2015). Forse il Ceo triestino dovrà inventarsi qualcosa.

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