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Già funziona la cura Draghi. L’Eurozona crescerà di più. Qe al via il 9 marzo. Spread sotto 100

Già funziona la cura Draghi. L’Eurozona crescerà di più. Qe al via il 9 marzo. Spread sotto 100
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E’ passato solo un mese da quanto finalmente la Bce ha rotto gli indugi annunciando l’avvio del programma di acquisto di titoli di Stato, quantitative easing (che partirà effettivamente il 9 marzo) e già gli effetti sull’economia reale di Eurolandia iniziano a vedersi. Grazie al meccanismo delle aspettative che si è messo in moto e al calo del prezzo del petrolio, Draghi ha annunciato che la Bce ha rivisto decisamente in meglio le proprie stime di dicembre 2014 sul Pil dell’Eurozona, con un +1,5% per quest’anno, +1,9% per il prossimo e +2,1% per il 2017

di Andrea Deugeni
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Spread sotto 100 punti/ Reazione positiva del mercato azionario e obbligazionario europeo alle parole del presidente della Bce, Mario Draghi, che ha annunciato l’avvio del programma di quantitative easing per lunedì prossimo. Lo spread tra Btp e Bund decennali ha toccato il minimo di seduta, stringendosi fino a 93 punti base da 102 punti base della chiusura di ieri, riportandosi al minimo da maggio 2010 già segnato lunedì. Il tasso del decennale italiano è sceso all’1,35% dall’1,394% di ieri sera.

E’ passato solo un mese da quanto finalmente la Bce ha rotto gli indugi annunciando l’avvio del programma di acquisto di titoli di Stato, quantitative easing (che partirà effettivamente il 9 marzo) e già gli effetti delle misure di politica monetaria non convenzionale sull’economia reale di Eurolandia iniziano a vedersi. In una Nicosia (Cipro) che ha accolto i banchieri centrali dell’area euro in una delle riunioni itineranti del Consiglio direttivo dell’Eurotower, il presidente della Bce Mario Draghi ha aperto la conferenza stampa spiegando che il meccanismo delle aspettative ha già iniziato a lavorare.

 

Le manovre della Bce, insieme al calo del prezzo del petrolio, ha spiegato infatti Draghi “stanno aiutando la crescita“. Per questo gli economisti dell’Eurotower hanno rivisto decisamente in meglio le loro stime di dicembre 2014 sul Pil dell’Eurozona, con un +1,5% per quest’anno, +1,9% per il prossimo e +2,1% per il 2017.

A fine 2014 indicavano un’espansione dell’1% nel 2015 e dell’1,5% nel 2016. Modificando leggermente la formula di rito, il governatore ha ammonito che “i rischi riguardanti l’outlook economico restano al ribasso, ma sono in diminuzione”. Quanto ai prezzi, la cui stabilità è centrale nel mandato Bce, Draghi ha pronosticato che “saliranno gradualmente alla fine dell’anno”: si prevede una inflazione a zero nel 2015 (a dicembre era 0,7%), a +1,5% nel 2016 (a dicembre era 1,3%) e +1,9% nel 2017.

Nell’annunciare i dettagli del programma che nei piani dell’Eurotower nei prossimi 18 mesi (almeno) deve incentivare una ripresa dell’inflazione, Draghi ha ricordato che il quantitative easing ha una potenza di fuoco di 60 miliardi di euro al mese. Verrà protratto fino a settembre 2016, ma il presidente della Bce ha ripetuto che si potrebbe andare oltre qualora l’inflazione non si avvicinasse all’obiettivo vicino al +2%.

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Il banchiere centrale, che ha ricordato che Francoforte continuerà ad acquistare covered bond e Abs, ha cercato poi di azionare altre leve importanti per la crescita ma che spettano però alla politica (le riforme)  che deve fare la sua parte. “Per stimolare gli investimenti e creare posti di lavoro bisogna accelerare l’entrata in vigore delle riforme”, ha sottolineato.

Le manovre della Bce hanno già prodotto i propri effetti anche sui mercati. Sul secondario lo spread Btp-Bund, in vista degli acquisti dell’Eurotower, è stabilmente sceso a quota 100 bassi point, dopo aver sfondato al ribasso la scorsa settimana la soglia dei 100. Sul valutario, il calo dell’euro verso il dollaroha portato la moneta unica al minimo dal settembre 2003 a 1,005 dollari, sulla scia delle dichiarazioni di Draghi. Ora la moneta comune passa di mano a 1,1020 dollari, una manna per le aziende esportatrici che competono sui mercati globali. Lo stesso Draghi ha parlato di “significativi effetti positivi”, che hanno portato a “condizioni migliorate” per il credito a famiglie e aziende.

Draghi infine ha scherzato sulla questione Grecia spiegando che la Bce potrebbe essere definita “la banca centrale della Grecia” visto che i prestiti ad Atene sono raddoppiati a 100 miliardi di euro in un mese e mezzo raggiungendo il 68% del Pil, massimo nell’Eurozona. Il  banchiere ha ricordato che Francoforte ha un “divieto di finanziamento monetario”, sia diretto che indiretto, cioè quando “le banche portano garanzie alla Bce per comprare titoli di Stato”. Il board ha deciso di alzare comunque il livello di prestiti d’emergenza alle banche elleniche (programma Ela) per far fronte a eventuali crisi di liquidità: lo ha portato a 68,8 miliardi, 500 milioni in più. La Bce, che ha imposto un limite a 15 miliardi per le emissioni di Atene a breve, “è la prima ad auspicare di riprendere il finanziamento all’economia greca a condizione che tutte le condizioni siano rispettate”. Allo stato, visto che il programma di Atene è sotto revisione internazionale, la Bce non può acquistare titoli greci. Ma è “pronta a ripristinare la deroga” che le consentiva di accettare i titoli di Stato greci come collaterali nonostante il rating ‘spazzatura’. Draghi non ha mancato di mandare un messaggio al ministro dell’Economia Varoufakis e al premier ellenico Tsipras, dicendo che “alcune parole” pronunciate dal governo greco “hanno creato volatilità”.