Economia
Giochi Olimpici, tutto pronto al Main Press Center meneghino. Ma molti dei 3200 giornalisti accreditati da Milano neanche ci passeranno

Tutto pronto al Main Press meneghino center per l'avvio dei Giochi Olimpici, ma molti dei 3200 giornalisti accreditati non passeranno da Milano. Ecco perchè
Per ora ci sono soltanto loro, i volontari di Milano-Cortina in tuta di ordinanza, a popolare il Main Press Center dei Giochi Olimpici, che dopo quattro anni di non semplici preparativi sono in dirittura di arrivo con la cerimonia di apertura prevista il 6 febbraio prossimo allo Stadio di San Siro. Il fulcro per l’ospitalità delle testate e dei giornalisti di tutto il mondo è al MiCo, il Centro congressi della fiera di Milano a City Life.
Gli spazi sono naturalmente ampi con postazioni e sale per conferenze stampa, anche se ancora non si conosce il numero di quanti dei 3200 giornalisti accreditati (tra cui 200 italiani, secondo le regole approntate dal Cio) transiterà per l’hub milanese o andrà direttamente alle numerose “venues” dei giochi divisi tra Bormio, Cortina, Val di Fiemme (fondo), Anterselva (Biathon) e Verona per la cerimonia di chiusura. Mentre a Milano ci sono gli sport su ghiaccio (il curling è a Cortina) visto che, come si sa, sciare in pianura è impossibile.
Il press center
Nel press center ci sono gli uffici che le grandi testate e agenzie internazionali (dal New York Times ai quotidiani nipponici e cinesi) hanno affittato per assicurare una copertura massiccia dell’evento e che potrebbero fruttare anche figuracce transnazionali in caso di intoppi e problemi.
Ovviamente, non mancano gli stand degli sponsor su cui già trionfa l’insegna luminosa di Alibaba cloud, che ha organizzato un gioco online già partito con premiazione durante l’evento. E poi ci sono i volontari, che dovrebbero essere 18mila, e che forse non sanno che oltre all’onore di far parte dei giochi c’è il rovescio della medaglia.
Ossia lunghe attese in un luogo, dove magari vedranno qualche testa coronata che fa parte del board del Comitato Olimpico (Principe Ranieri di Monaco e Anna d’Inghilterra ad esempio) traversare i saloni per meeting e conferenze stampa ma dove per ore succede poco o niente. Tra lo staff in tuta, qualcuno fa parte dell’organizzazione e dunque è pagato; ma la maggior parte non percepisce nulla, anche se non è colpa del Comitato Olimpico.
Infatti è l'organizzatore dei giochi, ossia la fondazione Milano Cortina, che decide chi e come remunerare. In compenso hanno tuta, magliette, cappellino, guanti, giacche e dovrebbero riuscire a raggranellare gadget anche dai numerosi sponsor, sia del Comitato olimpico che ha sede a Losanna e sia della Fondazione Milano Cortina. Il budget del Cio non è cosa da poco.
I finanziamenti
Il Comitato Olimpico si finanzia, oltre che con gli sponsor, sopratutto con la vendita dei diritti televisivi. Il quadriennio 2021-2024 si era chiuso con ricavi totali per oltre 7 miliardi di dollari e lo stesso budget è previsto per il prossimo quadriennio fino al 2028 con le Olimpiadi estive che saranno disputate a Los Angeles mentre le invernali del 2030 sono previste sempre negli Usa a salt Lake City.
Quanto alla Fondazione Milano Cortina, che è stata al centro di diverse peripezie con l’allontanamento, nel 2022, del primo amministratore delegato, Vincenzo Novari, sostituito da Andrea Venier, ha avuto un budget variabile, partito basso, che, alla fine, dovrebbe raggiungere 1,9 miliardi di euro.
Tra tante spese si potrebbe anche ipotizzare una spuntata alla siepe che, proprio nell’incrocio milanese tra via Rossetti e via Cassiodoro, impedisce di vedere l’indicazione messa appositamente per segnalare la direzione per Main Press Center. Magari anche il Comune di Milano, o il genio che ha messo l’indicazione senza controllare l’altezza della siepe, non solo potrebbe, ma dovrebbe provvedere alla potatura.
