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Economia
Vita (Unicredit) ad Affaritaliani.it: "Renzi parta dal lavoro giovanile"

Poche parole ma chiare. Giuseppe Vita, presidente di Unicredit e manager di straordinaria esperienza con un passato alla guida di colossi internazionali, specie tedeschi, come il gruppo farmaceutico Schering e il gigante dell'editoria Axel Springer, non ha dubbi quando deve consigliare al premier Matteo Renzi che cosa fare per rianimare l'Italia: "Intervenga sulla disoccupazione giovanile, vera piaga del Paese, tutto il resto ripartirà di conseguenza". In una lunga videointervista al direttore di Affaritalini.it, Angelo Maria Perrino, Vita fa quello che sa fare meglio, vista la sua formazione di medico specializzato in radiologia poi divenuto top manager: diagnostica i problemi e individua le cure.

"L'Italia è uscita dal coma - spiega - e comincia a dare i primi segni di risveglio, anche se flebili. Il problema è che negli anni passati non abbiamo capito la velocità dei cambiamenti che stavano avvenendo a livello globale e siamo rimasti fermi. La politica ha guardato solo a se stessa". Ma l'Italia non è stata l'unica a sbagliare. "Lo stesso errore lo hanno fatto anche gli altri Paesi europei. Solo che l'Italia non è corsa ai ripari come ha fatto, per esempio, la Germania".

E Vita la Germania la conosce bene, visto gli oltre quarant'anni passati nella Schering. "Schröder colse i cambiamenti e varò l'Agenda 2010, con le riforme da attuare, dal lavoro al fisco alla sanità alle pensioni. Quelle riforme gli costarono la rielezione, ma ora la Merkel, che l'ha anche ammesso pubblicamente, ne sta ancora beneficiando".

vita

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA DEL DIRETTORE DI AFFARITALIANI.IT, ANGELO MARIA PERRINO, A GIUSEPPE VITA, PRESIDENTE DI UNICREDIT
 

Tornando all'Italia, Vita non ama il termine 'rottamazione', ma è d'accordo con il premier "che qualcuno dovrebbe farsi da parte. Ci vuole un ricambio: di questo va dato atto a Renzi. E il suo entusiasmo fa bene all'Italia. Lasciamolo fare. Anche i tedeschi lo apprezzano".

La stessa UniCredit ha dovuto affrontare una crisi molto dura che ha investito tutto il sistema bancario a livello mondiale. Ora però “la banca guarda con ottimismo allo sviluppo e alla crescita dell’economia anche grazie alle cure  e alle strategie messe in campo dal Ceo, Federico Ghizzoni e da tutto il management. E ora è l’unica banca italiana con un forte posizionamento in Europa”, spiega ancora.

Quanto agli altri politici "Grillo ha perso una grande opportunità politica quando ha detto di no a Bersani. Di Salvini non condivido affatto l'isolamento che la Lega va predicando: o pensiamo in termini europei o saremo perdenti". Berlusconi? "Un'occasione persa".

Ma il Paese non è solo politica. La Confindustria "fa quello che può ma è molto legata al mercato italiano e si deve rendere conto che il futuro è nell'espansione". Il sindacato, dal canto suo, è ancora troppo "controparte". "E' vincente la cogestione, me ne sono reso conto in Germania. Si dà  così ai sindacati un potere e una responsabilità che meritano e che li mette a conoscenza dello stato reale dell'azienda. Se le cose vanno male sono i primi a rimboccarsi le maniche e a cercare soluzioni".

Quanto a magistratura e burocrazia, Vita non ha dubbi: "Senza i magistrati oggi l'Italia sarebbe in una situazione ancora peggiore, abbiamo ottimi  magistrati e magistrati meno buoni che però vengono perseguiti. Di burocrati poi  ce ne sono di eccellenti che mandano avanti l'Italia e ce ne sono anche altri che invece frenano".

Ottimo giudizio poi per Napolitano. Per la cui successione Vita vedrebbe bene una donna, "a patto che non sia scelta solo perché donna" o anche un tecnico, "ci sono tante persone, anche meno note, non politici, che potrebbero assolvere bene al compito, come succede in Germania".

Venendo alle imprese, nell'ottica di espansione il presidente di Unicredit benedice l'azione di Sergio Marchionne. "La Fiat si è salvata proprio mentre il numero dei produttori di auto si va riducendo a livello mondiale". E approva anche l'operazione Alitalia: "Etihad le darà una dimensione mondiale che non ha: gli utili si fanno con i voli a lungo raggio".

Infine l'editoria, settore che conosce bene visto che dal 2002 è anche presidente del Consiglio di Sorveglianza della Axel Springer. Il problema dell'Italia è sempre lo stesso: "I giornali italiani sono in difficoltà per lo stesso motivo per cui è in difficoltà l'Italia, perché gli editori non si sono resi conto che il mondo stava cambiando, e velocemente, e che la progressiva digitaliazzazione era inarrestabile, guardando a questa come a una minaccia e non come a un'opportunità e giocando in difesa e non in attacco", analizza Vita. "Quelli che l'hanno capito e hanno cavalcato il cambiamento, come Affaritaliani.it, giornale online nato nel 1996, sono stati pochi".  "L'Italia dovrebbe recuperare la figura dell'editore puro, non condizionato da altri interessi. In Germania è così e l'editore riesce ad esprimersi senza condizionamenti verso la politica e l'economia", conclude.

 

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