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Economia
Atene ai creditori: "Pretese irrazionali"

Niente accordo tra la Grecia e i suoi creditori e le parti restano distanti. E' fallito anche l'ultimo incontro prima dell'Eurogruppo del 18 giugno e l'ennesimo stop alle trattative lascia sul campo dichiarazioni dure e toni accesi. Da una parte, il premier ellenico Alexis Tsipras ribadisce che accetterà solo "intese sostenibili" e giudica quelle dei creditori "richieste irrazionali". Il suo braccio destro, il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, gli fa eco: "Non toccheremo le pensioni". Altre fonti del governo hanno ribadito che non si taglieranno salari e pensioni né saranno aggiunte tasse sui servizi primari come la fornitura di energia elettrica, lasciando intendere dunque  che una qualche ipotesi del genere sia stata avanzata da Ue, Fmi e Bce.
 
Tsipras avrebbe accettato un taglio a stipendi e pensioni limitato alle fasce più alte di reddito, ma a tenere distanti le parti sono anche gli obiettivi dell'avanzo primario per i prossimi anni: le istituzioni chiedono l'1% del Pil per quest'anno, il 2% per il 2016, il 3% per il 2017 e il 3,5% a partire dal 2018. L'ultima offerta di Atene era dello 0,75% per quest'anno, e dell'1,75% per il 2016.
 
Dall'altra parte, la Germania, come dimostra l'esito della riunione di Bruxelles, non pare pronta ad accettare alcun compromesso. E mentre la cancelliera Angela Merkel sceglie la strada del silenzio, il numero due del governo di Berlino, Sigmar Gabriel attacca: "La Germania non si farà ricattare, vogliamo aiutare la Grecia a rimanere nella zona euro, ma non è solo il tempo che comincia a mancare, tutta l'Europa sta perdendo la pazienza".
 
La presa di posizione del vice cancelliere ministro dell'Economia, e numero uno del partito socialdemocratico, suona come un pericoloso campanello d'allarme per Atene, proprio perché Gabriel ha sempre giocato il ruolo della colomba nei confronti della Grecia. E' evidente, però, che il tempo per il governo Tsipras sta scadendo: "Sebbene qualche progresso sia stato fatto, il negoziato non è riuscito, poiché resta una significativa distanza tra i piani delle autorità greche e le richieste di Commissione, Bce e Fmi" ha detto la portavoce dell'esecutivo Ue Annika Breidthardt spiegando che "ulteriori discussioni dovranno trovare spazio all'Eurogruppo" del 18 giugno. Senza una soluzione in quella data, Atene andrebbe incontro a un rapido default.
 
Secondo quanto spiega Breidthardt, portavoce dell'esecutivo comunitario per gli Affari economici e finanziari, la distanza significativa è "nell'ordine dello 0,5-1% del Pil, o l'equivalente di due miliardi di euro, di misure fiscali permanenti su base annuale. Inoltre la proposta greca resta incompleta". Il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, si ritrova in mezzo e continua a manifestare un cauto ottimismo: "Un'intesa entro fine mese - ha detto anche oggi a negoziato fallito - resta possibile".

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