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Economia
Cameron si prepara all'uscita della Grecia dall'euro

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

 
 

Mentre il primo ministro ellenico, Alexis Tsipras tranquillizza i mercati sul fatto che il negoziato sul debito tra la Grecia e i partner Ue si concluderà con un "compromesso vantaggioso per tutti" e che l'attuale fase di stallo è dovuta unicamente a "motivazioni politiche", la Gran Bretagna si prepara al Grexit e cioè all'uscita di Atene dall'euro. Da Londra, il portavoce del primo ministro britannico David Cameron ha fatto sapere che il governo inglese ha convocato un vertice a Downing Street con il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, e membri della Banca d'Inghilterra, per prepararsi a contenere gli effetti del possibile "contagio" dell'eventuale uscita della Grecia da Eurolandia.

Downing Street ha fatto sapere che Londra, principale piazza finanziaria europea e seconda del mondo, ha bisogno di prepararsi ad affrontare l'incertezza dei mercati che scaturirebbe nel post-Grexit. Per questo sono stati aggiornati e rafforzati i piani per contenere il rischio di un contagio finanziario.

Intanto, Atene sta continuando a bussare alla parta degli altri partner europei per convincerli sulla bontà del prestito ponte che "non peserà sui contribuenti Ue per nemmeno un euro". "Il nostro programma prevede un prestito ponte dal 28 febbraio al 1 giugno", ha spiegato Tsipras a Vienna, dove ha incontrato il cancelliere austriaco Werner Faymann, "in questo modo avremo lo spazio di manovra fiscale e il tempo per iniziare ad applicare il programma e ripristinare i servizi pubblici". "Chi scommette sul fallimento della Grecia, scoprirà di aver sbagliato", ha aggiunto Tsipras, "voglio assicurare che ci sarà un accordo con i nostri partner". Il primo ministro greco ha poi affermato di "non aver ancora sentito di alcuna alternativa specifica o percorribile al nostro piano".

Ad Atene servono quasi 7 miliardi di euro da rimborsare alla Bce entro sei mesi.  La trattativa sulla rinegoziazione del debito è un conto alla rovescia verso due importanti scadenze: il 20 luglio e il 20 agosto, quando la Grecia dovrà restituire prestiti ottenuti da Francoforte per, rispettivamente, 3,5 e 3,2 miliardi di euro. Il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, ha chiesto tempo fino a maggio per poter stendere un programma di riforme esaustivo ma l'agenda diplomatica del mese in corso è già stringente.

Tra due giorni, mercoledì 11 febbraio, si terrà infatti a Bruxelles un vertice straordinario dell'Eurogruppo (ne seguirà uno, già previsto, il 16 febbraio) nel quale Varoufakis esporrà alle sue controparti dell'Eurozona le sue proposte. Sono proposte che a grandi linee sono già note: oltre al prestito ponte che consentirebbe ad Atene di restare a galla fino a giugno, quando spera di poter stringere un nuovo accordo con i suoi creditori, c'è una rimodulazione delle prossime scadenze debitorie, magari con tassi di interesse indicizzati all'andamento del Pil.

Continuano infine gli appelli indirizzati a Bruxelles per un happy-ending delle trattative. In un'intervista alla emittente americana Cncb, il segretario al Tesoro Usa, Jack Lew, ha invitato tutte le parti coinvolte nel negoziato sul debito greco ad "abbassare un pochino i toni" e a cercare una soluzione "pratica e pragmatica". In Italia, invece, una folta pattuglia della minoranza Pd (Roberta Agostini, Francesco Boccia, Vannino Chiti, Pippo Civati, Gianni Cuperlo, Alfredo D'Attorre, Stefano Fassina, Federico Fornaro, Miguel Gotor, Sergio Lo Giudice, Corradino Mineo, Carlo Pegorer, Barbara Pollastrini, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci, Davide Zoggia) ha scritto una lettera aperta a Roberto Speranza, Luigi Zanda, Matteo Orfini e Matteo Renzi, cioè a capigruppo, presidente e segretario Dem, per chiedere "di convocare al più presto una riunione congiunta dei gruppi parlamentari di Camera e Senato e una riunione della Direzione Nazionale del partito per discutere e definire la posizione Pd su tali problemi". I parlamentari rivendicano ai Dem come "principale forza della famiglia socialista e democratica europea" la possibilità di "dare un contributo rilevante sia nel Pse sia nelle istituzioni europee affinchè maturino le condizioni per un compromesso di svolta democratica e economica nella soluzione dei problemi sistemici posti dal governo greco".

 

 

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