Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
“E’ semplicemente l’esigenza per la Banca Centrale Europea di rispettare il suo statuto. Se un paese è sottoposto a programma e questo viene meno lo statuto vieta alla Bce di proseguire le operazioni di finanziamento del sistema bancario, che erano proprio una conseguenza dell’adesione di quel paese al programma stesso. Nell’immediato è chiaro che Draghi non poteva fare altrimenti”. Enrico Morando, vice-ministro dell’Economia, intervistato da Affaritaliani.it, commenta la decisione della Bce di chiudere il rubinetto alle banche di Atene. Quindi quella di Draghi è stata una scelta obbligata? “In questo momento non poteva fare altro. I governi, che sono dotati di discrezionalità politica, possono decidere di intervenire a favore della Grecia secondo scelte che possono essere compiute in questi giorni o nei prossimi. Ma la Bce è vincolata da statuti precisi e fare il contrario di quello che ha fatto avrebbe voluto dire violare lo statuto su un punto fondamentale”.
Ma la Germania non è troppo dura con la Grecia? “Non ragiono mai in questi termini. Cerco sempre di vedere se una posizione è razionale o non è fondata. Schaeuble dice che Atene deve lavorare con la Troika perché la decisione della Bce deriva dalla posizione esplicita del governo greco che ha detto basta al programma sottoscritto con la Troika. Questo giustifica la posizione di Schaeuble. E’ a partire da qui che dobbiamo iniziare a lavorare. Una volta detto che la decisione della Bce è conseguente all’applicazione dello statuto, si apre il problema per i governi europei di mettere a punto un’iniziativa verso la Grecia che corrisponda alle esigenze che il governo di Atene presenta in questo momento. Ma dal punto di vista formale, una sorta di rinuncia unilaterale dell’accordo che ha portato la Grecia a sottoscrivere il programma con la Troika determinerebbe delle conseguenze. Che sono quelle a cui stiamo assistendo”.
Tsipras ha sbagliato quindi… “Non sono un giudice. Se un paese è sottoposto a un programma, la fuoriuscita non può essere unilaterale. Bisogna che ci sia un accordo. E bisogna che l’Europa, intesa come l’insieme dei governi, quindi l’Europa politica e non la Bce, metta a punto un’iniziativa sul tema greco che ancora non ha fatto e che invece va fatta rapidamente. Non possiamo chiedere alla Bce di sostituirsi agli organismi politici europei”. Ma l’incontro tra Schaeuble e il greco Varoufakis è andato male… “Certo, se ci fossimo già messi d’accordo in Europa per un intervento avremmo risolto metà dei problemi aperti. Purtroppo non lo abbiamo ancora fatto ma dobbiamo farlo“. La Grecia potrebbe uscire dall’euro? “Penso e spero che sia necessario lavorare perché ciò non accada. Dopodiché dobbiamo fare tutti la nostra parte, compresa la Grecia, perché questo non accada”.

