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Economia
Grecia, slitta a domani la richiesta di estensione del prestito all'Europa

Una doppia corsa contro il tempo entro il 28 febbraio, mentre anche gli Usa vanno in pressing su Atene ("senza intesa dure conseguenze", ha detto il segretario americano al Tesoro, Jack Lew). Primo perché allo stato dei fatti il governo Tsipras non avrà più contanti a fine marzo per pagare gli stipendi degli statali e le pensioni (l'accordo che dovrebbe essere raggiunto fra giovedì e lunedì prossimi sbloccherebbe la tranche di 7,2 miliardi del vecchio prestito e 10,7 miliardi di quota di prestiti 2015 del Fmi). Secondo perché più passa il tempo più l'incertezza e il pessimismo peggiorano le condizioni dello stato dei conti pubblici della Grecia, tornata in recessione nel quarto trimestre del 2014 (invece che crescere dello 0,4%, come le ultime previsioni), trend che costringerebbe il neo governo Tsipras da qui a qualche mese a mettere in canitere una manovra correttiva e diventare esso stesso agente di austerity e non la tanto odiata Troika. Un paradosso che rappresenterebbe la sconfitta totale per Syriza messa nell'angolo dall'Eurogruppo.

E' questo il motivo che ha spinto Atene, secondo quanto ha fatto sapere un funzionario del governo ellenico, a giungere a più miti consigli e ad annunciare che presenterà domani agli uffici dell'Eurogruppo la sua richiesta di estensione del prestito da parte delle autorità europee. In un primo momento sembrava che la Grecia avrebbe inviato oggi una lettera al presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem con la richiesta di un'estensione di sei mesi del programma di aiuti. Ma poi Atene ha preso ancora un giorno (anche se è bastato far capire che il negoziato s'incanalava in questi binari per far tornare il sereno sulle Borse europee), segno che le parti stanno ancora trattando sui contenuti fondamentali.

Al di là delle interpretazioni semantiche su "estensione dell'accordo di finanziamento" che piace molto a Tsipras e Varoufakis e "estensione del programma di aggiustamento" che suona invece meglio alle orecchie del falco tedesco Schaueble, pare che il compromesso verrà raggiunto concendendo un margine di flessibilità negli impegni assunti con i creditori "istituzionali" (Ue, Bce e Fmi) ma all'interno del programma della Troika. In modo da permettere a Tsipras di far vedere in madrepatria che ha ottenuto qualcosa con le controparti e ai Paesi Ue di aver salvaguardato le tasche dei propri contribuenti. Il tempo ulteriore, poi, servirebbe per lasciare spazio ai rappresentanti dell'Eurozona e ai greci per concordare un nuovo programma di riforme e di crescita e a Tsipras di attuare la fase due del suo programma, ovvero quello di rimodulare i termini della parte pubblica del debito (l'80%).  

“Ciò che è chiaro in seno all'Eurogruppo è che la via è quella di un'estensione del programma di aiuto in corso, poi ci sarè la flessibilitè per discutere le condizioni”, ha affermato infatti oggi il vicepresidente della Commissione Ue, Vladis Dombrovskis, in conferenza stampa mantenendo prudenza in attesa di vedere esattamente il documento con cui il Governo greco chiederà un'estensione del piano di finanziamento del Paese. “Vogliamo innanzitutto vedere il documento della Grecia e quello che richiede ed è solo allora che saremo in grado di fare commenti”, ha osservato. “Tutto dipende - ha detto ancora - da cosa si intende per “programma di finanziamento. Ci sono diverse interpretazioni. Dipenderà esattamente da quale significato e sostanza saranno messi nella formula utilizzata”. Nell'attuale programma europeo di sostegno finanziario “ci sono i fondi disponibili - ha ricordato - e se Atene li vuole deve completarlo ed estenderlo”.

 

 

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