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Economia
Grecia/ Ue: accordo possibile ma serve altro lavoro. Merkel: "Impegno Atene non basta"

Se il dettaglio della richiesta della Grecia rimarrà, formalmente, quello della lettera inviata ieri a Bruxelles cinque Paesi voteranno contro: la Germania, la Finlandia, la Slovacchia, il Belgio e l'Olanda. Un fronte compatto, costituito dal blocco dei falchi rigoristi, che venderanno cara la pelle per spingere Atene ad accettare la quasi totalità dei punti del vecchio Memorandum stilato dalla Troika, cornice giuridica che pure il premier greco Alexis Tsipras e il suo braccio destro Yannis Varoufakis hanno accettato come quadro entro cui condurre la trattativa. Al di là delle dichiarazioni d'intento che fioccano prima dell'inizio della riunione dell'Eurogruppo previsto inizialmente per le 15 (poi spostato alle 16.30) che vanno nel verso di un accordo, in realtà il fronte è molto fluido e la trattativa (ora condotta dagli sherpa) rimane in bilico, come dimostra lo spostamento dell'inizio della riunione.

"Si stanno portando avanti negoziati costruttivi e sono stati compiuti progressi. Un accordo è possibile nel prossimo futuro ma non ci siamo ancora. Ci aspettiamo che serva ulteriore lavoro", è stata infatti la previsione del portavoce della Commissione Europea, Margaritis Schinas, da Bruxelles. Se stamane sono arrivate aperture dal blocco dei paladini dell'austerity ("siamo lavorando per far restare la Grecia nell'Eurozona" spiega Oettinger alla radio. "Su questa base penso che un accordo resti possibile nei prossimi otto giorni, se necessario attraverso un nuovo vertice dei capi di stato de di governo", ha detto il tedesco Guenther Oettinger, commissario Ue all'Energia), poco fa la cancelleria tedesca ha freddato molto gli entusiasmi. "Le ultime proposte contenute nella lettera di Atene sull'estensione del salvataggio non sono sufficienti", ha affermato la portavoce di Angela Merkel, Christiane Wirtz, a chi le chiedeva se la cancelliera e il ministro delle Finanze, Wolfgang Scheuble siano d'accordo sulla risposta da dare alla Grecia.

"Il governo tedesco e' unito sulla Grecia - ha replicato la portavoce - Schaeuble sta facendo un eccellente lavoro". "L'ultima proposta di Varoufakis - precisa la portavoce - chiarisce che la Grecia è interessata in un aiuto europeo e questa e' una buona base per ulteriori negoziati". La Wirst non ha smentito però il governo greco, che ieri ha definito "costruttiva" la telefonata tra la Merkel e il premier Tsipras.

 "Il governo tedesco - ha continuato la portavoce della Merkel - aspetterà il risultato dell'Eurogruppo per decidere se siano necessari altri vertici". In ogni modo non considera un "cavallo di Troia" la lettera di Atene sull'estensione degli aiuti. "E' sbagliato - ha detto ancora - sostenere che Schaeuble non vuole una soluzione per la Grecia. La Merkel ha piena fiducia nel suo ministro delle Finanze". "I greci - ha concluso il portavoce - hanno fatto enormi sforzi negli ultimi anni e le riforme hanno avuto successo, l'economia greca e' in crescita". 

Il futuro di Atene resta dunque appeso a un filo. Anche perché ancora più duro è stato l'intervento del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, secondo cui un ritorno della Grecia a un normale rifinanziamento delle sue banche è legato al rispetto di determinate condizioni: "La lettera è completamente vaga e la comunicazione dei greci è del tutto diversa a seconda del periodo e del destinatario".

Infine a rompere le uova nel paniere del governo greco ci si è messo anche il Portogallo, ex Paese dei Piigs finito sotto tutela della Troika che ha dovuto sorbirsi il pesante piano di austerità imposto dai creditori internazionali. Il ministro delle Finanze di Lisbona, Maria Luis Albuquerque, intervistata dal giornale tedesco Handelsblatt, ha insistito infatti sulla necessità che Atene rispetti in pieno le condizioni previste dall'attuale piano di salvataggio. "C'e' una cornice - ha detto il ministro lusitano - entro la quale stiamo preparando i colloqui con il governo greco. Questa cornice e' l'attuale programma di aiuti, che si può estendere". "Non siamo - ha aggiunto - preparati a discutere altre condizioni. Tutti concordano su questo, tutti i 18 paesi dell'Eurozona, inclusa la Bce e il Fmi".

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