La rete televisiva statale iraniana PressTV ha annunciato che l’iniziativa statunitense per porre fine alla guerra è stata respinta, in quanto “significherebbe la resa di Teheran alle richieste eccessive di Trump”. L’ennesimo fallimento dei possibili negoziati e la tensione a Hormuz che aumenta con le minacce del regime a Francia e Gran Bretagna, fanno schizzare subito il prezzo del petrolio. Trump nella notte ha bruscamente respinto la risposta dell’Iran alle proposte americane per porre fine alla guerra.
Teheran ha anche messo in guardia i francesi e gli inglesi contro qualsiasi intervento nella regione. Anche prima dell’apertura dei mercati asiatici, i prezzi del petrolio hanno preso il volo, con il Brent che ha guadagnato il 2,69% a 105,01 dollari al barile.
L’Iran ha chiesto, nella proposta ritenuta inaccettabile dal presidente americano, Donald Trump, “il pagamento di danni di guerra all’Iran da parte degli Stati Uniti; il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz; la revoca delle sanzioni americane e il rilascio degli asset iraniani congelati dagli Usa”. Lo riporta l’emittente pubblica iraniana, Irib.
Stamane in Asia i listini sono contrastati in un contesto di rinnovata escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, mentre cresce l’attesa per l’incontro tra Trump e Xi. Avanza Seul del 5% sulla scia dei guadagni dell’intelligenza artificiale e dei chip. Il Nikkei arretra a -0,3%, mentre i mercati scommettono che un cambio di rotta più restrittivo da parte della Boj e l’appoggio del Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent possano dare maggiore efficacia agli interventi di acquisto di yen e contribuire a rallentare il deprezzamento della valuta in difficoltà. In Cina Shanghai sale quasi dell’1% e Hong Kong perde lo 0,3% dopo che i prezzi alla produzione del Dragone sono saliti oltre le attese, al top degli ultimi 45 mesi ad aprile, mentre anche l’inflazione al consumo ha accelerato, spinta dai costi energetici globali elevati.

