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Cresce la tensione nell’umbrella revolution. Pechino a Obama e Cameron: statene fuori

Cresce la tensione nell’umbrella revolution. Pechino a Obama e Cameron: statene fuori
hong kong
HONG KONG/ Non se ne vanno dalle strade dell’ex colonia inglese i manifestanti che chiedono maggiore democrazia e Pechino si trova ad affrontare una delle sfide politiche più impegnative da piazza Tiananmen, 25 anni fa. Lungi dal diminuire, il numero di manifestanti va crescendo di ora in ora ed ora si temono di nuovo scontri. Intanto, la Cina intima agli Usa e alle altre nazioni stranieri, inclusa l’ex potenza coloniale britannica, di non interferire, perchè si tratta di una questione cinese
Cresce la tensione nell’umbrella revolution. Pechino a Obama e Cameron: statene fuori
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Cresce la tensione nell’umbrella revolution. Pechino a Obama e Cameron: statene fuori

di Andrea Deugeni
twitter
@andreadeugeni

Non se ne vanno dalle strade di Hong Kong i manifestanti che chiedono maggiore democrazia e Pechino si trova ad affrontare una delle sfide politiche più impegnative da piazza Tiananmen, 25 anni fa. Un po’ per ripararsi dai gas lacrimogeni, un po’ per proteggersi dal sole soffocante, gli ombrelli sono diventati un gadget indispensabili per chi voglia scendere in piazza a Hong Kong. I loghi simbolo dell’umbrella revolution o umbrella movement hanno cominciato a circolare anche sul web. In un estremo tentativo di sedare gli animi, l’esecutivo ha annunciato il ritiro degli agenti in assetto anti-sommossa dalle strade. E in effetti la situazione con la polizia, tesa fino alle ultime ore di domenica, è tornata a una relativa calma.



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Ma sono ancora decine di migliaia gli studenti in piazza nell’area di Admiralty e Tamar, dove ha sede il governo di Hong Kong. Stamane gli studenti hanno assistito a comizi degli organizzatori delle manifestazioni, indette ufficialmente nella notte tra sabato e domenica, e intonato slogan pro-democratici. “Da movimento studentesco si e’ trasformato in movimento di disobbedienza civile”, ha spiegato una giornalista del quotidiano locale, The Standard, incontrata ad Admiralty. “A Mongkok l’età dei manifestanti è generalmente piu’ alta”. I giovani provenienti dalle varie universita’ dell’isola hanno sfilato lungo la Connaught Road in direzione di Admiralty, cuore delle proteste. Alcuni di loro distribuivano i nastri gialli simbolo degli scioperi degli studenti universitari in corso da lunedi’. Assieme a loro, ad Admiralty, anche molti altri giovanissimi studenti delle scuole superiori, che costituiscono una delle componenti numericamente più importanti di Occupy Central. Minore, invece, la presenza delle forze dell’ordine rispetto a domenica, quando hanno attaccato la folla con lacrimogeni e spray al peperoncino (la polizia ha fatto sapere che domenica ha usato i gas lacrimogeni 87 volte).

Le manifestazioni si sono estese oggi anche ad altre aree: oltre a Mongkok, nella zona di Kowloon, anche Causeway Bay, nell’area di Central, e’ stata presa di mira dai manifestanti. Alcuni studenti hanno voluto sottolineare il carattere pacifico delle proteste. Il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Leung Chun-ying – massima autorita’ dell’isola – rimane l’obiettivo principale delle proteste. “Vogliamo che ascolti le nostre richieste – ha dichiarato uno studente di 20 anni della City University di Hong Kong – e vogliamo più democrazia”.

Alcuni studenti, sfiniti dopo le due notti nelle strade della città e gli scontri con gli agenti, si sono addormentati al riparo dei centri commerciali di Central; altri distribuivano generi di conforto e salviette umidificate contro il gran caldo. Intanto, le proteste hanno già prodotto i primi effetti sulle commemorazioni della Festa Nazionale Cinese del 1 ottobre prossimo: secondo gli ultimi aggiornamenti ufficiali, Hong Kong ha cancellato uno spettacolo di fuochi d’artificio a Victoria Harbour, per celebrare i 65 anni dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese, in programma per mercoledi’ prossimo.

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Mentre Londra, potenza coloniale ma liberale fino al 1997 chiede alle istituzioni locali che sia garantito il diritto a manifestare, la Cina ha alzato la voce e ha intimato agli Stati Uniti e alle altre nazioni stranieri, inclusa l’ex potenza coloniale britannica, di non interferire negli affari interni di Hong Kong, perchè si tratta di una questione cinese. “Hong Kong è cinese. E’ una regione cinese ad amministrazione speciale e gli affari di Hong Kong sono esclusivamente affari interni cinesi”, ha dichiarato Hua Chunyng, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino.

Stamane, la borsa di Hong Kong ha risentito pesantemente degli scontri, mentre i mercati cinesi sono sembrati non influenzati dalle proteste. Ma le notizie e le foto degli scontri tra polizia e manifestanti non erano facilmente accessibili nella madrepatria e anche i messaggi sui social-media molto limitati dalla censura. A mezzogiorno l’indice Hang Seng aveva ceduto l’1,9% scendendo a 23.218,64. Mentre il CSI300 che comprende i maggiori titoli di Shanghai e Shenzhen, era cresciuto dello 0,4%.

Ieri migliaia di persone sono scese nelle strade di Hong Kong per chiedere l’avvio della democrazia ed elezioni libere, ma l’intervento delle forze dell’ordine, con gas lacrimogeni, spray al pepe, proiettili di gomma e manganelli, ha disperso i manifestanti e portato all’arresto di alcune persone. I fermati sono di eta’ compresa tra i 16 e i 35 anni. Tra loro c’è Joshua Wong, 17 anni, il leader degli studenti, accusato di assalto alla polizia. Le prime proteste erano iniziate alcune settimane fa quando Pechino ha fatto sapere che il capo del governo locale sara’ eletto a suffragio universale, ma che i candidati saranno selezionati da una commissione cinese e saranno al massimo tre. Secondo quanto riportato dal quotidiano South China Morning Post, alcuni degli arrestati sono gia’ stati rilasciati, ma e’ stata negata la liberta’ su cauzione a Wong.

Due dissidenti cinesi in esilio, Wang Dan e Wuer Kaixi, che erano stati tra i leader del movimento filodemocratico studentesco di Tiananmen, nel 1989, hanno espresso appoggio alle proteste. “Anche se abbiamo storie diverse, ci unisce con i nostri amici di Hong Kong la difesa della liberta’ e della democrazia”, ha dichiarato Wuer Kaixi, dinanzi a un gruppo di manifestanti che si e’ raccolto nella notte a Piazza della Liberta’, a Taipei.

I principali leader del movimento studentesco del marzo 2014, che occupò il parlamento di Taiwan in segno di protesta per la mancanza di trasparenza negli accordi con la Cina, Lin Fei-fan, Chen Wei-ting y Huang Kuo-chang, hanno aggiunto che il meccanismo “un Paese, due sistemi” è fallito a Hong Kong. Huang ha rivolto un appello a Taiwan e alla comunità internazionale perchè inviino un messaggio chiaro a Pechino affinchè “non soffochi la democrazia a Hong Kong”.