I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve rialzo dopo quattro sedute consecutive di ribasso: il Brent si è attestato intorno ai 101,5 dollari al barile (+1,14%) e il greggio a 93,2 dollari (+0,9%), mentre gli operatori monitorano gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran e i segnali che indicano la prosecuzione dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il presidente Donald Trump interverrà oggi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York e potrebbe incontrare a margine il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Nel corso della settimana, Trump dovrebbe inoltre tenere colloqui con altri paesi del Golfo e con il presidente cinese Xi Jinping. Washington ha proposto la creazione di un fondo da 5 miliardi di dollari per sostenere la ricostruzione delle infrastrutture in Medio Oriente danneggiate dal conflitto.
Intanto, negli ultimi sei giorni, l’Arabia Saudita ha movimentato greggio attraverso lo Stretto di Hormuz a un ritmo di 2,9 milioni di barili al giorno. Le immagini satellitari hanno inoltre mostrato, durante il fine settimana, la presenza di superpetroliere con una capacità complessiva di 14 milioni di barili presso i terminal di esportazione sauditi nel Golfo, segnando il numero più elevato di navi cisterna registrato almeno dal mese di giugno.
I combattenti antigovernativi Houthi nello Yemen devono “cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi” contro il trasporto marittimo: è quanto hanno sollecitato i ministri degli Esteri del G7 in un comunicato diffuso a margine dell’Assemblea generale dell’ONU. “Le loro azioni riprovevoli delineano una pericolosa traiettoria di escalation che rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto, di compromettere il commercio internazionale e di generare instabilità economica su scala globale”, hanno aggiunto, ribadendo “la necessità assoluta di garantire una sicurezza marittima permanente, nonché i diritti e le libertà di navigazione in tutto il mondo”.


