di Andrea Deugeni
@andreadeugeni
Mentre le casse di Atene si stanno svuotando e la Cancelliera tedesca Angela Merkel cerca un’intesa che dia alla Grecia qualche settimana di respiro (anche la Bce ha dato il suo contributo aumentando i fondi Ela per le banche elleniche), i mercati continuano a salire (Ftse Mib +0,32%), quasi incuranti della drammatica situazione di Atene. Ma quanto durerà ancora la corsa dei listini? Affaritaliani.it lo ha chiesto a Gianluca Verzelli (nella foto sotto), vicedirettore centrale di Banca Akros (Bpm). “E’ un trend stabile nel medio-lungo periodo grazie al Qe della Bce e ai tassi bassi, ma nei prossimi mesi gli investitori dovranno convivere con un’aumentata volatilità“, spiega l’esperto analista finanziario. La correzione degli indici potrebbe essere dietro l’angolo. Ecco perché e come investire, tutelando i propri risparmi dall’imprevedibilità.
L’INTERVISTA
Dall’inizio dell’anno (e non solo) le borse europee e quella americana hanno corso moltissimo grazie alle politiche monetarie ultraespansive delle banche centrali, Bce in primis. Quanto durerà ancora il trend positivo dei mercati azionari?
“Lo vedo stabile nel medio-lungo periodo, perché ci sono due condizioni strutturali che lo sostengono”.

Quali?
“Da una parte c’è l’enorme liquidità del quantitative easing. Dall’altra, quella dei tassi così bassi che rende impraticabile una parte dello spettro degli investimenti, arida e a interesse zero e cioè quella dei bond. E’ vero che questo elemento può dare benzina ed essere fonte di rioperatività e crescita ulteriore dei mercati in un periodo medio-lungo, operatività alimentata da una fase di crescita economica in Europa ancora bassa. E’ anche vero, però, che questo scenario congiura anche per un aumento forte, violento e pericoloso della volatilità sui mercati. Per essere sostenibili nel tempo, i lunghi rialzi degli indici devono essere corroborati dall’arrivo di buone notizie sia macro sia micro, specialmente dal fronte degli utili aziendali che confortino un ulteriore boom dei corsi azionari”.
Nei prossimi mesi, dunque gli investitori dovranno convivere con un’aumentata e non diminuita volatilità…
“Esatto e saranno elementi molto imprevidibili che porteranno a forti correzioni degli indici e a degli storni che in questa fase giudico anche salutari e corretti”.
Uno di questi potrebbero essere le semestrali delle big corp Usa ed europee?
“Sì, anche se più che a una crisi greca o a una crisi ucraina, farei più riferimento a una variabile inattesa, non valutata dagli investitori che sorprende il mercato e che ‘da il là’ a degli storni finanziari. Devo dire che è anche il bello del mercato. Altrimenti sarebbe tutto prevedibile”.
Come finirà la crisi della Grecia? Stiamo andando incontro all’uscita di Atene dall’euro?
“La crisi di Atene è uno degli elementi che possono creare instabilità sui mercati. Ma non è l’unico e neanche il principale. Non c’è dubbio che in queste ore stiamo assistendo a un peggioramento delle condizioni della Grecia e a un aumento del rischio default, epilogo che nel breve avrebbe lunghi strascichi sui mercati, ma alla fine credo, come tutti gli analisti finanziari, si arriverà a un accordo e a una soluzione della crisi. I mercati non amano il protrarsi a lungo delle incertezze”.
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E quindi?
“E’ probabile che su Atene presto prendano una posizione definitiva. C’è da dire che un’uscita della Grecia dall’euro, scenario che non mi auguro, avrebbe però l’effetto positivo di ridimensionare di molto le spinte anti-europee all’interno di altri Paesi Ue più core. Oltre alla Grecia, c’è un’altra problematica che preoccupa però i mercati”.
E qual è?
“E’ la crisi ucraina, situazione tutt’altro che risolta in un’area molto vicina a noi e che può avere degli effetti pericolosissimi”.
In questa caccia al rendimento sull’azionario, quali sono i titoli da gettonare per avere dei guadagni interessanti?
“Più che di titoli o settori, sottolinerei l’importanza di muoversi con molta prudenza cercando di diversificare le diverse aree geografiche e sfruttando un timing appropriato, restando un po’ liquidi e facendosi consigliare da un gestore, il cui apporto, mai come ora, è fondamentale”.
Con che pesi?
“Un 35% del portafoglio sugli Stati Uniti e un altro 35 posizionato sull’Europa. La rimanente parte, invece, sui Paesi emergenti”.

