Il paradosso EssilorLuxottica
Il paradosso di EssilorLuxottica è evidente: ricavi in crescita, strategie innovative eppure il titolo in Borsa è in ribasso di oltre il 40% in un anno. Per questo l’Ad Francesco Milleri ha lanciato un buyback da 5 milioni di azioni (800 milioni di euro) che però al momento non ha sortito gli effetti sperati e il titolo è rimasto inchiodato a 160 euro ad azione contro i 323 registrati solo lo scorso novembre.
Eppure i ricavi e le prospettive sono buone: in sei mesi il fatturato è di quasi 15 miliardi, in crescita del 9,7% con margini in crescita
perché EssilorLuxottica non è più una azienda che fa solo occhiali ma punta sull’innovazione e sull’health care.
Infatti le soluzioni per il controllo della miopia hanno aumentato i ricavi del 24% nel secondo trimestre, mentre le vendite degli occhiali dotati di intelligenza artificiale sono quasi raddoppiate. L’idea di fondo dell’ad Milleri è di realizzare una piattaforma per sviluppare dispositivi medici, strumenti diagnostici, soluzioni per l’udito, sistemi di realtà aumentata con tecnologie wearable, ossia indossabili.
EssiLux è un gigante che conta 210 mila dipendenti in 150 Paesi, circa 600 siti industriali, quasi 20 mila negozi diretti con una rete di 300 mila professionisti per la cura della vista. Un sistema integrato difficile da replicare. Inoltre a giugno il gruppo ha annunciato un accordo con Applied Materials produttore di tecnologie per semiconduttori con l’obiettivo di realizzare una nuova generazione di sistemi ottici intelligenti.
Ma gli investitori non hanno brindato e il titolo ha iniziato una inesorabile discesa cancellando il premio attribuito dal mercato per la leadership negli smart glass, gli occhiali intelligenti. Il gruppo detiene circa il 60% di quota di mercato nel settore ma la concorrenza è sempre più agguerrita con giganti come Apple, Google e Amazon decisi a competere.
Sul fronte degli smart glass ci sono anche problemi di vario tipo dato che le fotocamere integrate registrano persone inconsapevoli e quindi la tutela della privacy è fondamentale e ancora poco regolamentata. E poi c’è il tema della governance della società. Il mercato vuole capire se le tensioni interne a Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio a cui fa capo il 32% di Essilor, possono influenzare pesantemente le scelte strategiche del gigante dell’occhialeria mondiale fondato da Leonardo Del Vecchio ad Agordo in Veneto nel 1961.


