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Economia

 

andrea radicAndrea Radic

Hanno messo le ali allo showroom, chiamando a bordo di un areo 100 eccellenze del made in Italy. Hanno progettato una delle più grandi campagne di marketing globale che il nostro Pese abbia mai visto. Loro sono Andrea Radic, da vent'anni uomo di comunicazione, e l'editore Daniele Biagi. Ora il progetto Italian Luxury in the World è pronto a decollare, arruolando aziende e sponsor, in vista del tour in 12 Paesi che partirà nel 2015. "Siamo pronti ad esportare la Dolce Vita", spiega ad Affaritaliani.it Radic. "Non partiremo dicendo che c'è crisi, ma con l'obiettivo di sconfiggerla. Perché se non vinciamo con il Made in Italy perderemo per sempre".

L'INTERVISTA

 

Avete messo le ali allo showroom. Come vi è venuta questa idea?
"Pensando a cosa possa fare la differenza rispetto alla tradizionale promozione all'estero dell'Italia e cercando una modalità che sia in se stessa un elemento nuovo, di forte potere comunicativo e di forte visibilità internazionale".

Saliranno a bordo 100 marchi d'eccellenza del Made in Italy. Ci sono già adesioni?
"Stiamo aggregando imprese, imprenditori e aziende che abbiano la consapevolezza di essere ad un alto livello produttivo per proporre ai 12 mercati mondiali più attivi il meglio del made in Italy. La nostra è un'iniziativa privata che non raccoglie nulla dalla Pubblica Amministrazione se non un'attenzione seria e consapevole. Per ora siamo all'inizio, la presentazione è in programma questa sera (giovedì 27 giugno al Four Season di Milano, ndr) e c'è già un grande interesse da parte di molte aziende attive in settori diversi con cui siamo in trattativa: dall'arredo, ai complementi, agli accessori, ai gioielli, alla moda e al tessile, ai manufatti di qualità come vetro e ceramica. C'è poi l'interesse da parte dei sistemi che rappresentano queste aziende: Camera della Moda, Confindustria, Altagamma...".

 

 

Italian Luxury in the World: il made in Italy decolla

 

 

ILW prevede una serie di partnership globali a livello legale, organizzativo, mediatico, finanziario... Chi avete arruolato?
"Italian Luxury in the World verrà costituità come società di scopo, sarà una Spa con dei soci finanziatori, e sta cercando partner globali perché il progetto abbia una effettiva realizzazione in tutti e 12 i Paesi. Per ora abbiamo la conferma dello studio legale internazionale Baker & McKenzie, del fondo di private equity SCM e dello studio di architettura Karim Azzabi per gli allestimenti. C'è anche l'interesse di altri fondi e una media partner con l'agenzia Ansa. E per il web sarei molto felice di avere con noi Affaritaliani.it. Poi, Paese per Paese, cercheremo partner adeguati e una grande agenzia internazionale di comunicazione globalmente rappresentata ".

Dodici tappe: Emirati Arabi, Russia, Cina, Corea, Hong Kong Giappone, India, Brasile, Stati Uniti. Come le avete scelte?
"Seguendo i paramentri delle ricerche economico-commerciali dei mercati internazionali. E poi basta parlare con gli imprenditori: le aziende italiane sono deluse da un mercato interno contratto e preoccupate dai mercati europei che creano soprattutto alle pmi problemi di apertura e inserimento. Per questo tante aziende puntano ai mercati stranieri, con particolare attenzione all'Asia, al Medio Oriente, all'Oceania, agli Stati Uniti e soprattutto ai Bric".

Il vostro obiettivo è esportare la "dolce vita", le belle cose italiane. E' su questo Made in Italy di qualità che dobbiamo puntare per uscire dalla crisi?
"Non sono un economista ma ascolto quello che dicono gli economisti e soprattutto gli imprenditori. Questa è una delle strade, forse la principale. Non sarà la soluzione del problema globale ma ripeto: è una strada percorribile, ricca di opportunità. Il mondo cerca la qualità, lo stile, l'innovazione dei prodotti italiani. Per questo vogliamo a bordo aziende convinte di questo potenziale. Vogliamo davvero fare sistema. E Paese per Paese, avendo 100 marchi, faremo un lavoro di personalizzazione delle esigenze di ciascuna azienda: ognuna incontrerà chi cerca". 

 

L'aereo decolla nel 2015, ma prima partirà una grande campagna di comunicazione e, finito il tour, si passerà al treno e alla nave. Un progetto enorme: state arruolando sponsor?
"Certamente. L'ereo del made in Italy è un utile veicolo di comunicazione anche per quei gruppi italiani che non producono oggetti tangibili ma hanno una presenza globale. Penso ai gruppi energetici, assicurativi, finanziari... E poi, ovviamente, cerchiamo una compagnia aerea. Sappiamo che Alitalia non potrà esserci, ma non mi stupirebbe se una compagnia straniera sia interessata a portare l'eccellenza italiana nel mondo".

Le parole d'ordine di Italian Luxury in the World?
"Concretezza e rapidità. Ma soprattutto ottimismo: vogliamo essere anti-ciclici. Noi non partiamo dicendo 'C'è la crisi', ma reagendo e esportando il meglio che abbiamo. Se non vinciamo con il Made in Italy perderemo per sempre".

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