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Economia
Nel primo semestre +252.177 posti stabili

Incentivi fiscali, come la decontribuzione per tre anni sulle assunzioni a tempo indeterminato, e Jobs Act aumentano il numero di lavoratori stabile nel primo semestre dell'anno che ha registrato una crescita sostenuta dei nuovi contratti di lavoro a termpo indeterminato, un andamento stabile dei contratti a termine e una riduzione (-11.500) di quelli di apprendistato.
 
Il premier. "I dati diffusi dall'Inps dicono che siamo sulla strada giusta contro il precariato e che il Jobs Act è un'occasione da non perdere, soprattutto per la nostra generazione" ha commentato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Nel dettaglio, i dati diffusi dall'Inps parlano di 952.359 nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato stipulate in Italia, il 36% in più rispetto all'analogo periodo del 2014, che si traduce in 252.177 occupati stabili.
 
I numeri. Dai dati dell'osservatorio sul precariato dell'Inps emerge inoltre che nel primo semestre del 2015 la variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni (2.815.242 primi e 2.177.002 gli ultimi) è pari a 638.240 nuovi occupati, in netto aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando il saldo fu pari a 393.658 lavoratori. In particolare, le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese quelle degli apprendisti, sono state 331.917 (+30,6% rispetto al 2014). Pertanto, la quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati è passata dal 33,6% dei primi sei mesi del 2014 al 40,8% dei primi sei mesi del 2015".
 
Le diverse rilevazioni. I numeri, tuttavia, rischiano di "creare confusione" perché vengono diffusi dati sul lavoro che derivano da fonti diverse, una che guarda alle teste e l'altra ai contratti. L'allarme, nei giorni scorsi, è stato sollevato dal presidente dell'Istituto nazionale di statistica, Giorgio Alleva, che riconoscendo le criticità ha annunciato una soluzione: "Stiamo ragionando su un progetto con ministero del Lavoro, Inps e Inail per rendere - spiega - coerenti e integrare i dati, proliferati in questo periodo". Tutto parte dal fatto che negli ultimi tempi ai tradizionali comunicati dell'Istat, si sono affiancati, come uscite mensili, la nota flash sulla dinamica dei contratti di lavoro, firmata dal ministero guidato da Poletti (prima solo trimestrale) e l'Osservatorio sul precariato dell'Inps. E capita che le cifre non coincidano perché - sottolineava Alleva -, l'Istat fa riferimento a "un'indagine campionaria", che si basa sulle persone, mentre il ministero poggia sulle comunicazioni obbligatorie, "dati di tipo amministrativo", che riflettono l'andamento dei rapporti di lavoro.

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