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Vuole i domiciliari in parrocchia e la possibilità di celebrare messa monsignor Nunzio Scarano, il sacerdote dell'APSA (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica) ora sospeso dal servizio che è stato interrogato stamattina a Regina Coeli per tre ore dal gip Barbara Callari. L'accusa che cade su Scarano è di corruzione in concorso per un presunto tentativo di portare in Italia dalla Svizzera 20 milioni di euro insieme all'aiuto di uno 007 e un broker finanziario.

LA DIFESA: HA RIBADITO LA SUA MORALITA'- Il presule di è difeso ribadendo la sua moralità – dice uno dei suoi avvocati, Francesco Caroleo Grimaldi che insieme a Silverio Sica e Luca Paternostro costituisce il collegio difensivo di Scarano – riaffermando la sua storia, attaccamento ai valori religiosi e al suo desiderio di poter celebrare la Messa. Secondo Grimaldi, peraltro, Scarano sarebbe molto provato e starebbe male, anche se per il legale il sacerdote si sarebbe “difeso validamente”, in termini “chiari e circostanziati dando la massima disponibilità a collaborare”. Per quanto riguarda l'accusa sui 20 milioni pronti a volare dalla Svizzera all'Italia, i legali non hanno voluto parlare. Unica dichiarazione: “devono essere ancora interrogati gli altri due indagati e quindi non è possibile rivelare il contenuto di quello che ha detto perché costituirebbe intralcio e sarebbe poco corretto”.

CARENZIO DISTRUTTO- Nel frattempo domenica si è appreso che Giovanni Carenzio, il broker arrestato insieme a Scarano nell'ambito dell'inchiesta IOR, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al Gip napoletano (Carenzio è recluso al momento a Poggioreale). L'accusa per lui è di riciclaggio internazionale e corruzione: Carenzio ha preferito non parlare, dicono i suoi avvocati, perché era “provato, distrutto psicologicamente e per questo motivo ha deciso di chiarire la sua posizione quando si sentirà meglio”. I suoi legali sostengono che “è molto probabile” che il broker renda prossimamente delle dichiarazioni spontanee al PM.

IL “SISTEMA” SCARANO- Intanto cominciano ad emergere alcuni particolari sulle indagini. Secondo il Corriere della Sera, monsignor Scarano avrebbe gestito dei conti aperti presso la filiale UBS di Lugano per occultare denaro proveniente dalla Santa Sede. I depositi erano stati effettuati a nome dell'APSA, che risulta titolare dei conti, ma li avrebbe gestiti fisicamente Scarano (peraltro L'APSA non è coinvolta nelle indagini). Il quale, peraltro, è titolare di due conti allo IOR. Presso la banca papale esisterebbero due conti: il primo intestato a suo nome, il secondo per un non ben specificato “fondo anziani”, gestito sempre da “Monsignor 500”, come veniva chiamato Oltretevere. Ancora: Scarano è socio di imprese immobiliari salernitane, ha chiesto finanziamenti a molti istituti di credito, che avrebbe estinto utilizzando i soldi provenienti dalla beneficenza. A proposito: i milioni – nelle intercettazioni – erano chiamati “libri”.

I SOLDI IN VOLO- I “libri” pronti a prendere il volo per l'Italia erano 20, ma secondo gli inquirenti nei forzieri elvetici ce ne sarebbero almeno 40. I soldi che avrebbero dovuto affidarsi alle ali di un jet privato noleggiato per l'occasione sarebbero soldi degli armatori di origini salernitane – come monsignor Scarano – D'Amico. Nei prossimi giorni gli inquirenti effettueranno forse delle rogatorie verso la Svizzera e – pare – in direzione del Vaticano.

Antonino D'Anna

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