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Intesa-Sanpaolo, il modello Messina è vincente. Ecco perché

Banca Intesa non è stata toccata dalla crisi dei subprime ed è uscita agevolmente dalla recessione italiana. La formula Messina funziona. E per il futuro?

Intesa-Sanpaolo, il modello Messina è vincente. Ecco perché
Messina

È finita la crisi bancaria anche in Italia? Dai numeri pubblicati questa mattina da Banca Intesa, il colosso italiano, sembra proprio di sì. Utile netto pari a 7,32 miliardi, raddoppiato rispetto all’esercizio 2016, sebbene sia compreso il contributo pubblico 3,5 miliardi. Escludendo le voci straordinarie, l’utile netto sarebbe stato di 3,81 miliardi, una cifra sempre superiore all’esercizio precedente. Le buone notizie non sono finite, perché nonostante l’acquisizione delle banche venete, grazie ai contributi straordinari, i coefficienti patrimoniali rimangono solidi, a cui si aggiunge una diminuzione del peso dei crediti inesigibili che tanto piace alla Bce. Il risultato di questi numeri è una sostanziale tenuta dei corsi in borsa. Visto l’attuale momento è motivo d’orgoglio. Messina profuma d’Intesa?

carlo messina
 

La borsa non è solo numeri e algoritmi, anche se il presente sembra affermare il contrario, ma è fatta anche di condottieri. Siamo sempre più convinti che le idee e le quotazioni camminino sulle gambe degli uomini, è doveroso più che lecito chiedersi che uomo sia Carlo Messina, Ceo di Intesa dal settembre 2013. Senza dubbio un uomo che non passa inosservato, capace di suscitare grandi passioni e altrettanto grandi risentimenti. Come quando la primavera scorsa diede il suo plauso alla rielezione di Renzi e tentò la scalata alle Generali, operazione che le menti più maliziose intesero quale segnale lanciato al mondo economico-finanziario per avvertire che il renzismo non fosse al capolinea. Operazione, fallita, che suscitò le critiche più che aspre di Leonardo Del Vecchio, il patron di Luxottica, sferzante nel bollare Messina: “Non so come si fa a fare questi discorsi da parte di un amministratore delegato, lo può dire un ragazzino al bar“, dichiarò alla stampa.

La risposta di Messina, pepata il giusto non si fece attendere: “Ho letto le dichiarazioni di Leonardo Del Vecchio: evidentemente non sa di cosa parla e neanche sa come sono andate le cose. Intesa Sanpaolo non ha mai commentato l’argomento se non in conseguenza dell’acquisto del 3% dei titoli della Banca da parte di Generali”. Un gesto forse troppo precipitoso e scoordinato tra le stanze dei bottoni, Cuccia avrebbe agito in ben altro modo, ma che fanno capire quanto sia determinato e abbia le idee chiare il condottiero di Intesa. Banca Intesa esce praticamente illesa dalla crisi dei subprime (come la gran parte delle banche italiane) ma è grazie alla successiva recessione italiana, che Messina costruisce le solide colonne per diventare leader in Italia.

L’assicurativo è il risparmio gestito, queste sono le uniche vere fonti di guadagno della banca moderna, ed è proprio per questo che Messina decide di fare il passo più lungo della gamba, l’assalto alle Generali per costruire quello che lui ha immaginato come il “campione nazionale“. Perché proprio il Leone alato? Non è solo prestigio e modello assicurativo, ma è anche la volontà di mettere le mani su Banca Generali, la gallina dalle uova d’oro dei fondi d’investimento. Dopo che Unicredit è stata costretta a vendere Pioneer, è su Intesa che ricade ogni responsabilità di mantenere viva la finanza italiana e respingere gli assalti che provengono da mare e da terra. Bazoli, lo Zeus italico, dall’alto osserva, protegge e forse consiglia. “Sono una donna non sono una banca”.

Sul filo della parodia di un vecchio successo di San Remo, chi vorrebbe portare Banca Intesa di notte nel bosco ha un nome e cognome: si chiama Ray Dalio, il dominus di Bridgewater che ancora in queste settimane sta scommettendo sulla caduta della nostra banca di sistema. Anche su questo Carlo Messina ha idee chiarissime: si scornerà anche questa volta, sostiene, perdendoci dei bei denari. Nel caso di Banca Intesa più che banca di sistema è corretto parlare di baluardo, di fortezza italiana che difende la penisola dall’attacco dei barbari. Come nel “Deserto dei Tartari“, capolavoro di Dino Buzzati trasformato in film da Valerio Zurlini, quest’attesa sembra prolungarsi all’infinito: i francesi, novelli tartari, attaccheranno davvero la fortezza Italia? E se sì, quando?

Intesa e Messina devono dunque alzare le difese. Questa è l’unica banca che ci è rimasta per combattere alla pari, venga presto il momento delle aggregazioni. Ma con chi? Compagni italiani, o amici stranieri? Un’altra buona notizia dai conti, viene dalle ricche cedole sui dividendi, un regalo che tanto piace alle fondazioni e per gli azionisti di risparmio, dalla conversione di questa tipologia ormai obsoleta in azioni ordinarie. Ora l’azionista deve decidere, se salire a bordo d’Intesa e lasciarsi guidare dal pilota, oppure se provare a capire e anticipare le mosse di Messina per intuire chi sarà la preda. Domani sarà la volta dei conti di Unicredit, la fine del tunnel per le banche italiane è sempre più vicina, davanti splendori, dietro morti e feriti.

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