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Economia
Come sviluppare la rotta Artica, un webinar di Intesa Sanpaolo, Srm e Iai

La globalizzazione dei mercati, le scelte strategiche dei carrier ed i cambiamenti climatici stanno aumentando l’attenzione verso la direttrice artica. Non solo per utilizzare percorsi via mare meno onerosi e più rapidi, specie in periodi come questo caratterizzati dalla pandemia, ma anche per meglio collegare i porti del Far East con quelli del Northern range da Nord. La rotta artica è infatti caratterizzata da traffici stagionali ed intraregionali: il 98% è Sss-Short Sea Shipping, vale a dire trasporto marittimo di corto raggio.  Tra il 2011 e il 2019, la movimentazione in Sss è cresciuta del 134% medio annuo, raggiungendo 31,5 milioni di tonn. Secondo le stime (ante Covid-19), il traffico dovrebbe crescere fino a raggiungere i 100 milioni di tonn. nel 2030. Anche nel periodo della pandemia i traffici sono aumentati: tra gennaio e aprile 2020 si è avuta una crescita dei passaggi nella Nsr del +15% rispetto al 2019. Secondo Srm, il Centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, la rotta artica è soprattutto un corridoio energetico. Si stima infatti che le risorse fossili nella regione ammontino a 90 miliardi di barili di petrolio, circa 1.700 trilioni di piedi cubi di gas naturale e 44 miliardi barili di Gnl. E nell’area sono in essere importanti progetti sul gas naturale liquefatto che rappresenta uno degli asset strategici di grande prospettiva dello shipping anche perché più “green” e a minor impatto ambientale dell’Oil. Lo conferma un dato di Srm fornito oggi in occasione di un rapporto di Srm presentato via webinar: tra gennaio e maggio 2020 sono stati realizzati 224 viaggi di navi Ggl, diretti in prevalenza verso Belgio (35%), Francia (24%) e Olanda (13%).

Un’importanza ribadita da Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo: “La rotta artica è un tema che va al di là del suo significato economico ed include aspetti geopolitici, riflessioni sui cambiamenti climatici e sugli aspetti normativi necessari ad assicurare che l’unicità dell’ambiente di quella regione sia preservata.  La questione da affrontare è come, e in che misura, rendere lo sviluppo economico compatibile con l’obiettivo della sostenibilità del pianeta perché, in questo momento. anticipare il futuro è diventata una necessità del presente.

Per Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell'Istituto Affari internazionali, gli effetti del cambiamento climatico e gli  sviluppi nelle tecnologie applicate alla navigazione marittima “stanno aprendo significative prospettive di crescita della rotta artica, che va assumendo sempre più valenza strategica sugli scenari globali. Il rapporto di Intesa Sanpaolo e Srm analizza in dettaglio e con grande precisione tutti questi elementi e approfondisce gli scenari che potrebbero aprirsi per l’industria del trasporto marittimo come conseguenza di un maggiore e più sistematico utilizzo della rotta artica, ivi comprese le possibili conseguenze sulle rotte tradizionali e i relativi sistemi portuali”. Una scelta condivisa da Giovanna Paladino, responsabile della segreteria tecnica di presidenza di Intesa Sanpaolo: “L’Artico è rimasto per decenni un’area pacifica e di collaborazione. Oggi i cambiamenti climatici e l’eventuale sfruttamento delle risorse energetiche rendono possibili nuove dinamiche geopolitiche che lasciano aperta la questione se la regione diventerà terreno di competizione o cooperazione internazionale, anche alla luce degli eventi collegati alla diffusione del Covid-19. La pandemia, infatti, non solo ha portato con sé la più grave crisi di sempre ma ha anche influenzato profondamente le relazioni tra gli Stati interessati all’Artico, fornendo all’Europa l’occasione di proporre, in modo più incisivo, un approccio di sviluppo equilibrato e coerente con elevati standard di preservazione e difesa dell’ambiente.

Massimo Deandreis, direttore generale di Srm (nella foto), ha rilevato che lo studio rientra nel filone delle analisi strategiche dell’associazione, rivolte ad analizzare e monitorare l’economia marittima globale. La rotta artica ha oggi una dimensione regionale; nel porto russo di Sabetta si concentra il 55% della movimentazione totale. Ma c’è una chiara tendenza a sviluppare anche la sua dimensione transoceanica per collegare Asia ed Europa, prospettiva che va letta in relazione alle ingenti riserve energetiche di petrolio e gas e al crescente interesse della Cina. Uno sviluppo che deve però fare i conti con il rispetto di un ecosistema ambientale unico e molto sensibile. Difficilmente questa rotta diventerà una vera alternativa a Suez e alla centralità del Mediterraneo ma è importante studiare cosa accade e osservare le dinamiche in corso. Questo è stato l’obiettivo del nostro lavoro”.

 

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