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Istat, l’Italia corre a due velocità: redditi medi in crescita, ma il rischio povertà è sopra la media Ue

Il rapporto Bes 2025 fotografa un’Italia divisa in due. Al Sud lavorano solo quattro donne su dieci

Istat, l’Italia corre a due velocità: redditi medi in crescita, ma il rischio povertà è sopra la media Ue
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In Italia oltre 5,4 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta, nonostante il miglioramento dei redditi medi e di diversi indicatori di benessere. È quanto emerge dal Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2025, diffuso oggi, lunedì 26 ottobre, dall’Istat. Il documento fotografa un Paese in cui aumentano l’occupazione e il reddito disponibile, ma persistono forti divari territoriali, difficoltà economiche e criticità legate alla precarietà lavorativa. Dei 132 indicatori analizzati dall’Istituto nazionale di statistica, 54 registrano un miglioramento, 55 rimangono stabili e 23 peggiorano. Il quadro complessivo mostra progressi in diversi ambiti, dalla salute alla sicurezza, ma anche ritardi rispetto agli altri Paesi europei, soprattutto nell’istruzione, nel lavoro e nell’innovazione.

Povertà in Italia, oltre 5,4 milioni di persone in difficoltà

Nel 2025 la povertà assoluta interessa l’8% delle famiglie residenti e il 9,3% della popolazione, coinvolgendo oltre 5,4 milioni di persone. Le difficoltà maggiori riguardano le famiglie numerose e quelle con almeno un figlio minorenne. La situazione resta particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove l’incidenza della povertà assoluta individuale raggiunge l’11,5%, pur risultando in diminuzione rispetto al 12,5% del 2024. Nel Nord il dato si attesta all’8,5%, contro l’8,8% dell’anno precedente, mentre il Centro registra il valore più contenuto, pari al 7,4%, in calo dal 7,6%. L’Italia continua inoltre a collocarsi in una posizione sfavorevole rispetto alla media dell’Unione europea: il rischio di povertà supera quello europeo di 2,3 punti percentuali. Permangono criticità anche sul fronte del reddito disponibile e della capacità delle famiglie di arrivare alla fine del mese.

Redditi in crescita del 2,4%, migliora la situazione economica

Accanto ai dati sulla povertà, il rapporto Istat evidenzia un miglioramento dei redditi. Nel 2025 il reddito medio disponibile pro capite è aumentato del 2,4% in termini correnti rispetto al 2024, dopo il +3% registrato nell’anno precedente. Considerando l’andamento dei prezzi, i redditi reali sono cresciuti complessivamente del 2,2% nel biennio. Migliora anche la percezione delle condizioni economiche da parte delle famiglie. La quota di quelle che dichiarano un peggioramento rispetto all’anno precedente scende al 26,2%, contro il 29,5% del 2024 e il 33,9% del 2023, avvicinandosi ai livelli precedenti alla pandemia. Diminuisce inoltre la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi, mentre la percentuale di persone a rischio di povertà passa dal 18,9% del 2024 al 18,6% del 2025, rimanendo sostanzialmente stabile.

Occupazione in aumento, ma cresce la precarietà

Sul mercato del lavoro emergono segnali contrastanti. Nel 2025 il tasso di occupazione delle persone tra i 20 e i 64 anni sale al 67,6%, con un incremento di 0,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La crescita interessa soprattutto le donne, le fasce d’età più adulte e il Mezzogiorno, che tuttavia continua a registrare un forte ritardo rispetto al resto del Paese. Al Sud il tasso di occupazione si ferma al 54,2%, contro il 75,3% del Nord e il 72,2% del Centro. Particolarmente marcato il divario femminile: nel Mezzogiorno lavorano soltanto quattro donne su dieci tra i 20 e i 64 anni, rispetto a quasi sei su dieci nella media nazionale. A preoccupare è anche l’aumento della precarietà di lunga durata. La quota di lavoratori con un contratto a termine da almeno cinque anni presso lo stesso datore di lavoro passa dal 19,4% al 21,3%. Allo stesso tempo, diminuiscono le possibilità di passare da un impiego temporaneo a uno stabile: la percentuale scende al 12,3%, rispetto al 16,6% registrato nel periodo precedente.

Divario Nord-Sud, il Mezzogiorno resta indietro

Il Rapporto Bes 2025 conferma infine la persistente distanza tra Nord e Sud nella qualità della vita. Quasi tutte le regioni settentrionali e centrali, con l’eccezione del Lazio, registrano risultati superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori disponibili. Nel Mezzogiorno, invece, prevalgono valori inferiori alla media italiana, con l’eccezione dell’Abruzzo. Le differenze più evidenti riguardano il lavoro, la conciliazione dei tempi di vita, il benessere economico e le relazioni sociali. Abruzzo e Sardegna mostrano risultati relativamente migliori nel contesto meridionale, mentre alcuni ritardi nell’innovazione e nella ricerca interessano anche regioni del Centro-Nord, tra cui Valle d’Aosta e Liguria. Il quadro delineato dall’Istat è dunque quello di un’Italia che migliora sotto diversi aspetti economici e sociali, ma nella quale la crescita dei redditi e dell’occupazione non è ancora sufficiente a superare povertà, precarietà e disuguaglianze territoriali.

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