Il governo continua a lavorare alla manovra, i prossimi giorni saranno decisivi per definire tutti i provvedimenti di una legge di bilancio che dovrebbe aggirarsi tra i 23 e i 25 miliardi. Tutto non si potrà fare e ognuno dei partiti della maggioranza spinge per i propri cavalli di battaglia. Uno dei capitoli ancora tutti da scrivere riguarda le pensioni, una misura cara alla Lega. Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica, la spesa salirà da 352 miliardi di quest’anno a 367 nel prossimo. Il 15,3% del Pil. Ma mentre la Lega chiede nuove uscite anticipate, il governo deve trovare le coperture e decidere quali misure in scadenza salvare. Comprese le pensioni minime, che rischiano di perdere potere d’acquisto.
“Smontare la legge Fornero” – riporta La Repubblica – è la promessa rilanciata da Matteo Salvini al congresso del Carroccio. La pensione a 64 anni, assicura, è “la priorità” della Lega nella legge di bilancio. Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, aveva finora sostenuto l’uscita a 64 anni con 25 di contributi. La mozione approvata dal congresso alza invece l’asticella a 36 anni, anche per chi ha cominciato a versare prima del 1996 (i “misti”).
Una nuova Quota 100, diversa da quella del 2019, che consentiva di uscire a 62 anni con 38 di contributi. Il requisito più severo restringe la platea e alleggerisce il conto. “Un po’ meno, ma non molto meno rispetto alle risorse disponibili”, ammette Durigon. “Ci stiamo lavorando”. Il problema sono le coperture. Allo studio penalizzazioni sugli assegni medio-alti per confermare Ape sociale e isopensione. In bilico anche il bonus bebè.
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