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Economia

Due settimane. Mancano due settimane e poi l'Iva salirà dal 21 al 22%. Un'altra mazzata ai consumi che, come certificato da uno studio di Confcommercio, sono già ai minimi della storia della Repubblica. E, per ora, né il ministro dell'Economia Saccomani né il presidente del Consiglio Enrico Letta hanno fatto intravedre soluzione concrete. Alcuni uomini del governo iniziano a dirlo chiaramente: la coperta è corta. Carlo Sangalli, dopo i fischi della platea di Confcommercio a Zanonato, è tornato sull'argomento, sostenendo che un incremento dell'Iva implicherebbe "un ulteriore rallentamento" dell'economia e dei consumi. Sangalli ha definito questo momento "il tornante più pericoloso della storia repubblicana". E l'Italia rischia di ritrovarsi fuori strada. In soli 40 anni l'aliquota è stata ritoccatta 8 volte. L'ultimo intervento, quello del 2011, ha concorso a tagliare di 3,5 miliardi di euro i conusmi. Se il governo non interverrà, le famiglie potrebbero stringere ancor di più la cinghia, spendendo 3700 euri in meno.

Saccomanni

Il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi pare aver già metabolizzato l'idea e si è focalizzato su un'altra priorità: "Non siamo favorevoli a un aumento dell'Iva, ma dobbiamo dire chiaro che l'intervento prioritario deve essere fatto, pur con le poche risorse disponibili, per ridurre il costo del lavoro. Abbiamo il cuneo fiscale al 53%, il più elevato dei Paesi Ocse, è lì che dobbiamo intervenire".

Una convinzione che lega Squinzi a Letta. Il presidente del Consiglio ha affermato che "senza lavoro l'Italia non si salva". Come a dire che l'Iva è un male necessario. Saccomanni ha messo i numeri sul tavolo: lo stop richiederebbe un "finanziamento di 2 miliardi di euro per l'anno in corso e poi 4 per ciascuno degli anni successivi". Se si aggiungono gli altri 4 che deriviano dall'abolizione dell'Imu, servirebbero 8 miliardi. Per trovarli sarebbero necessari forti taglia alla spesa. Quali? Non si sa. Per questo le risorse per Imu e Iva, per il momento, "non sono rinvenibili". Fuori dal gergo tecnico, è stato ancora più chiaro Zanonato: "Al momento non ci sono i soldi per fermare l'aumento dell'Iva. E' inevitabile".

Stefano Fassina, viceministro all'Economia, però, insiste:  "La linea resta una: evitare l'aumento dell'Iva" perché "quel punto in piu' sarebbe un colpo terribile a un Paese piegato", per questo "la sfida di tutto il governo e del presidente Letta e' evitare l'aumento di fine mese.  Dobbiamo affrontare l'emergenza - ha spiegato Fassina - e rinviare la scadenza di luglio a fine gennaio 2014. Poi, nella  legge di stabilita' con un quadro macroeconomico aggiornato, verificheremo una copertura strutturale che consentira' la cancellazione". Dello stesso parere Alfano e Brunetta:  "Per noi l'Imu e' una bandiera e non l'ammaineremo. E ci batteremo per fermare l'aumento dell'Iva".

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