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Economia
Marchionne freddo sul cuneo fiscale. "Il job act? Non influenza Fiat"

"Il taglio del cuneo fiscale? E' una cosa dovuta da molto tempo per incoraggiare il sistema economico italiano ad andare avanti". Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, in conferenza stampa a Ginevra in occasione dell'apertura del Salone dell'Auto, non mostra entusiasmo sulle prime mosse del governo Renzi, il cui job act, appena annunciato dal neo premier, "non influenzerà" il Lingotto perché "abbiamo un accordo con i sindacati che ci permette di portare avanti le nostre scelte". Sempre sul jobs act, Marchionne ha aggiunto di "non voler minimizzare ciò che sta facendo il presidente del Consiglio, ma ne capisco la necessità". Quanto al cambio di governo, "non voglio dire niente se era necessario o no, siamo sempre stati filo-governativi. Cercheremo di appoggiare qualunque esecutivo, il Paese ha bisogno di credibilità internazionale, faremo di tutto per sostenerlo", ha aggiunto.

"La stabilità politica per noi è fondamentale e la auspichiamo", gli ha fatto eco il presidente John Elkann. Sull'andamento economico generale, il manager italo canadese ha avuto parole di prudenza: "La crisi è ancora qui. Non sta peggiorando; questo è qualcosa, ma è ancora qui", ha sintetizzato. A Ginevra il Lingotto si presenta forte dei dati positivi delle immatricolazioni diffusi ieri, che hanno anche effetti benefici sulla quotazione borsistica di oggi. Marchionne ha comunque smorzato gli entusiasmi dopo il +8,6% del mercato di febbraio, sottolineando che la ripresa definitiva in Italia "certamente non sarà nel 2014" e "non ho la minima idea se avverrà nel 2015 o nel 2016".

Sulle strategia del gruppo, il manager si è limitato a "non confermare" la ventilata emissione di un convertendo, mentre ha escluso un aumento di capitale a servizio della fusione con Chrysler "perché significa una distruzione di valore al livello di Fiat". L'obiettivo, o meglio "il sogno" di Marchionne è che la quotazione della nuova Fiat Chrysler Automobiles a New York avvenga il "primo ottobre, ma mi dicono che c'è tanto da fare. Se non sarà il primo ottobre sarà il primo novembre o il primo dicembre". Un altro sintomo dello spostamento Oltreatlantico del Lingotto arriva dalla scelta del luogo di presentazione del piano industriale, che avverrà a Detroit "intorno al 6 maggio".

Ma sul rapporto con l'Italia il manager si difende dicendo che Fiat "non ha mai abbandonato l'Italia", ma il "contesto internazionale è cambiato". Insieme al presidente del Lingotto, Elkann, Marchionne ha visitato a Ginevra gli stand dei marchi del gruppo automobilistico; allo stand della Maserati hanno preso parte al debutto della Quattroporte Ermenegildo Zegna limited edition, con la persenza anche del presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. Sul marchio Jeep ha speso parole il presidente e ceo del brand del gruppo, Mike Manley, che ha alzato l'asticella del target di vendite nel da 800.000 a 1 milione di unità. L'annuncio è stato dato alla presentazione della versione europea della nuova Cherokee e del mini-Suv Renegade, prodotto a Melfi, primo modello realizzato fuori dagli Usa. Quest'ultimo, ha aggiunto Marchionne, dovrebbe andare in produzione dal 14 luglio di quest'anno. Un accenno è andato poi alla crisi in Ucraina, che "potrebbe impattare" sulle scelte di Fiat Chrysler Automobiles "perché se persiste, è poco possibile che facciamo qualcosa di importante in Russia nei prossimi 12 mesi. La possibilità è ridotta".

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