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Economia
Jobs Act, quali ricadute per le donne? Di Antonella Gramigna
Secondo le dichiarazioni dei redditi dei membri del governo pubblicati sul sito del Senato, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato 98.961 euro. Il premier risulta inoltre comproprietario di due villini, uno a Pontassieve e l'altro nel comune di origine, Rignano, in provincia di Firenze. E' inoltre comproprietario di un terreno, coltivato ad olivi, nello stesso comune di Rignano, e di un box nell'abitazione di Pontassieve

Politiche al femminile, politiche di genere, pari opportunità: ormai parole consumate in tutte le stanze dei bottoni e nelle varie sedi politiche ed associative che si occupano di queste tematiche. Per un Paese davvero in rinascita, come questo vuol e apparire, occorre puntare il dito , fermo e risoluto, sulla forza delle politiche di genere.

Di recente in Senato un Convegno importante "A vent'anni da Pechino: a che punto siamo con la parità di genere?", organizzato dalla Vice Presidente Valeria Fedeli, con la partecipazione di esponenti del mondo politico e di associazioni di categoria, ha messo proprio il dito nella piaga, quella di evidenziare che a tutt'oggi, nonostante si siano fatti passi avanti , manchi ancora molto per potersi ritenere soddisfatte. La relazione di Fedeli verte allo spingere sempre più il Governo ad adottare politiche di genere e alla Istituzione di un Osservatorio per poterne seguire i passaggi importanti e le attuazioni. Questa è la proposta fatta al Ministro, anzi "Ministra" Boschi, presente al Convegno. Le relazioni che si sono susseguite, tutte di spessore, vertevano proprio sull'importanza di costruire un tavolo e una bicamerale con tutte le forze politiche , anche di opposizione, per arrivare alla definizione della migliore politica a tutela femminile. Era presente , infatti, anche l'On. Mara Carfagna, che si è resa disponibile a collaborare per lo stesso intento. Il tanto declamato Jobs Act , in parte, sappiamo colmare alcune lacune contrattuali che riguardano il mondo lavorativo femminile e introduce benefici per così dire, di genere. Un cambiamento , questo messo in atto tramite questa politica del lavoro, che si stima potrebbe riguardare una platea iniziale di 680mila potenziali lavoratori, tra disoccupati, precari, inattivi. L'incremento dei contratti di lavoro a tempo indeterminato previsti dalle nuove norme sulle tutele crescenti sarà legato in parte anche all'emersione di occupazione irregolare. Quanto alle nuove assunzioni da realizzare grazie alla riforma del mercato del lavoro, il Centro studi di Unimpresa ne prevede circa 250.000 entro fine anno. "Per quanto sia difficile prevedere gli effetti di questo cambiamento, io credo sia doveroso riflettere sulle prospettive che si aprono oggi a chi fa impresa in modo serio, responsabile e innovativo, ponendo forte attenzione al lavoro delle donne, ad esempio con l'estensione della maternità anche a chi non ha un contratto stabile, o con la possibilità di usufruire di congedi parentali e di maternità per un periodo più lungo. È chiaro che questo cambiamento rappresenta una sfida per il mondo delle imprese, che ora dovrà dimostrare di sapersi rinnovare, di saper rendere più flessibili i propri modelli organizzativi." Questo è quanto afferma Valeria Fedeli, sostenitrice da sempre delle politiche di genere. Questo Jobs Act e' una sfida, bene dirlo. Non sappiamo ancora quanto e come sarà vincente, lo possiamo solo ipotizzare anche se dei segnali li abbiamo già avuti. Assunzioni richieste da parte di gruppi industriali inviate all'Inps già dall'inizio di Gennaio fanno percepire la svolta.

Ma per vincere questa sfida è importante capire, fino in fondo,e sopratutto il valore delle misure volte a tutelare la maternità e a favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per lavoratrici e lavoratori." È fondamentale che nel nostro paese il dibattito pubblico si concentri su donne, lavoro e maternità. Innanzitutto perché siamo un paese che fa pochi figli, e per questo un serio ragionamento non può che partire dal condividere, in famiglia, sul lavoro, nella società in generale, le responsabilità genitoriali. E poi perché incrementare l'occupazione delle donne fa bene al paese sotto tutti i punti di vista. Ecco perché credo ci sia bisogno di lanciare un vero e proprio appello a tutte le imprese che operano in Italia: superare i contratti precari, e investire soprattutto sulle donne e sui giovani." Continua Fedeli : " Faccio questo appello alla luce anche di nuovi dati che riguardano le donne e il lavoro. Il Fondo Monetario Internazionale, recentemente, sui danni del sessismo, è stato chiaro: in più di 40 nazioni, tra cui molte ricche e avanzate, per effetto delle discriminazioni contro le donne si perde molta ricchezza potenziale, e se in Italia il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro fosse portato allo stesso livello di quella degli uomini, il Pil guadagnerebbe quindici punti percentuali.

Se consideriamo che le donne si laureano di più e meglio degli uomini, ma al contempo l’Italia è terz’ultima in Europa per tassi di occupazione femminile, il senso del mio appello è questo: assumere le donne, superare l'utilizzo dei contratti precari, superare la scelta obbligata tra il lavorare e il poter fare un figlio, è parte concreta e positiva di un comune impegno, di una scelta rivolta al futuro del paese e alla fiducia nel cambiamento. La sfida delle imprese ha una chiave di lettura che riguarda anche gli aspetti produttivi: incrementare l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro vuol dire anche migliorare la produttività stessa delle imprese, la competitività del nostro sistema. Per questo credo che se per un'azienda assumere donne non è un obbligo, certamente in questo momento è anche una seria scelta di impresa, di investimento, nonché di innovazione dei modelli di gestione delle risorse umane. In tutti i tipi di azienda i team di lavoro composti sia da donne che uomini lavorano meglio rispetto ai gruppi monogenere, e sono molte le ricerche che evidenziano la ricchezza di conoscenze e competenze che le lavoratrici sanno portare nelle imprese quando hanno la possibilità di farlo: chi nelle imprese non valorizza l'inclusione delle donne danneggia la produttività e la qualità del lavoro in tutti i loro aspetti, e ovviamente questo è un danno anche per i lavoratori uomini. È fondamentale che proprio adesso le imprese colgano l'occasione di crescere, di rinnovarsi, di avere il coraggio di cambiare il paradigma dominante nella loro cultura imprenditoriale. Se si affiancano a queste osservazioni i nuovi dati sui primi timidi segnali di ripresa economica, sul calo del costo del petrolio, e quelli sul quantitive easing, l'operazione con cui la Banca Centrale Europea punta a rilanciare l'economia nell'Eurozona tramite un massiccio programma di acquisto di titoli e obbligazioni, abbiamo davanti agli occhi una fase positiva che invita fortemente a investire sulla crescita e sul futuro. Un imprenditore o un'imprenditrice, in questo contesto, che non investa sul superamento della precarietà, in particolar modo della precarietà femminile, metterebbe a rischio la propria stessa collocazione produttiva e competitiva sui mercati, lasciando emergere una visione miope anche rispetto alla stessa funzione sociale, culturale ed economica di chi fa impresa".

L'occupazione femminile rappresenta un Pil, ormai lo abbiamo sentito urlare in ogni dove, è un valore importante. Vedremo se ci sarà sordità e se nel corso dell'anno avverra' davvero questa inversione di tendenza promessa alla precarietà e l'occupazione femminile sarà davvero in aumento: " solo allora saremo in grado di considerarci sulla strada giusta." Conclude Valeria Fedeli " Ed è responsabilità di tutti i soggetti coinvolti in questo cambiamento saperne rendere conto al paese."

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