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Economia
Jobs Act/ Sull'art.18 il governo non tratta. La Cgil prepara la protesta. La Cisl apre

Un miliardo e mezzo in più per gli ammortizzatori sociali (più due per il taglio del cuneo fiscale), ma sull'articolo 18 il governo non tratta. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi accoglie i sindacati per la loro prima a Palazzo Chigi mettendo sul piatto la dote finanziaria pro-lavoro che il governo intende inserire nella prossima Legge di Stabilità per "estendere" gli ammortizzatori sociali. Una prima al termine della quale la reazione di Cgil, Cisl e Uil è stata fredda. Per la numero uno della Cgil Susanna Camusso "l'unica novità sono i nuovi incontri. Non condividiamo il piano. Resta la manifestazione del 25 ottobre" e tutte le attività di contrasto". Il segretario della Cisl Annamaria Furlan chiede, invece, "lotta all'evasione fiscale e maggiori tagli agli sprechi. Sul lavoro convidiamo la revisione delle politiche attive e l'assorbimento di tutte le forme di precariato nel contratto unico a tutele crescenti. Basta con le false partite Iva".

La Sala Verde di Palazzo Chigi è stato lo scenario dell'incontro tra il governo ed i sindacati sulle riforme e sul lavoro, con, oltre a Renzi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ed i ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, dell'Economia Pier Carlo Padoan, della Pa Marianna Madia. Presenti i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Luigi Angeletti e Geremia Mancini. "Il Paese ha bisogno di fiducia" ha detto il premier ai rappresentati dei lavoratori aprendo l'incontro che precede quello con le imprese.

 
Il governo ha illustrato alle parti un maxi emendamento che include alcune novità sul Jobs Act: le regole sui licenziamenti e il reintegro in alcune fattispecie, oltre alla precisazione dei casi nei quali si potrà ricorrere al giudice. In sostanza quello che è stato scritto nel documento approvato dalla direzione del Pd. Dell'intero impianto di riforma del mercato del lavoro quello che più ha acceso la polemica tra le parti è l'abolizione parziale dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

L'esecutivo ha infatti spiegato ai sindacati che intende adottare una versione di tutela che prevede il reintegro solo per i casi discriminatori e disciplinari. Al tavolo è stata tracciata anche una semplificazione delle forme contrattuali, che verranno significativamente ridotte, ma non si arriverà ad un contratto unico. Fino ad ora, per i sindacati l'articolo 18 è stato considerato un totem intoccabile che neppure maggiori tutele per i precari possono compensare. Le aziende da parte loro stanno alla finestra: la loro posizioni è che la libertà di licenziare non sia, in fondo, un modo per poter assumere. Chiedono, piuttosto la flessibilità in entrata.

Sulla contrattazione, negli ultimi giorni il governo ha parlato con insistenza del modello Fiat. In sostanza Renzi sarebbe favorevole a un alleggerimento degli accordi nazionali per lasciare più spazio alle negoziazioni aziendali. Confindustria è disponibile a trattare, d'altra parte un accordo con i sindacati sulla rappresentaza dei lavoratori è già stato raggiunto, ma non è mai diventato legge. E in questo senso Fiat ha aperto una nuova strada lasciando prima Confindustria, poi negoziando direttamente per lo stabilimento di Pomigliano, che altrimenti sarebbe stato chiuso, riconoscendo la rappresentanza solo ai sindacati che firmano contratti nazionali o aziendali. A chiedere di "avvicinare i contratti al territorio e alle aziende" è stato il presidente della Bce Mario Draghi nel suo intervento a Jackson Hole. Obiettivo: favorire una maggiore differenziazione salariale. I sindacati però sono divisi sul tema. Per la Cgil "la politica di Renzi è quella di Confindustria e di Sacconi" e anche per questo Susanna Camusso non pare disposta a concedere aperture di credito al governo. La Cisl, invece, è favorevole "d'altra parte - dicono - nell'ultimo anno abbiamo sottoscritto 3mila accordi aziendali", mentre la Uil si presenta a Palazzo Chigi senza pregiudizi, ma dice: "Contrattazione aziendale solo per le grandi imprese".

Un altro nodo sul tavolo è quello del salario minimo. L'Italia è uno dei pochi paesi che non ha una soglia minima di salario orario. Nel Jobs act è prevista per i lavoratori subordinati e in sperimentazione anche per i Co.co.co.

Dal tavolo, il premier ha anche fatto partire l'invito a "salvare gli stabilimenti di Termini, Terni e Taranto. Sono le tre 't' di cui bisogna subito occuparsi insieme", ha detto in riferimento alle crisi dell'ex impianto Fiat e alle acciaierie Ast e Ilva. E, infine, ha confermato anche alcuni impegni nella Legge di Stabilità, dove ci saranno 2 miliardi per la riduzione delle tasse sul lavoro e 1 miliardo per la scuola.

 

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