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Economia
L'Europa mancata. Lode alla Merkel, la prossima è l'Italia

Di Luca Greco
luca_greco@hotmail.com

 

Temistocle, intorno al 490 a.c. diede grande impulso alla democrazia, alla supremazia navale, oltre che culturale e artistica della Grecia, sublimata poi nell’età di Pericle.

La Grecia sopraffece i Persiani di Serse, estese la sua influenza a tutto il mondo europeo, che ancora oggi fonda la propria arte, filosofia, letterattura e cultura sui fondamentali greci.

Basti pensare al pensiero filosofico, alle dottrine socratico-platoniche, all’aristotelismo, ai cinici, agli stoici, etc.

In quella stessa epoca la Germania era abitata da tribù, dai barbari, che qualche secolo dopo entrarono in lotta contro i Galli e contro i Romani, arrendendosi a Giulio Cesare intorno al 60 a.c. e vincendo poi contro Publio Quintinio Varo intorno al 9 d.c. nei territori della bassa Sassonia, con la conseguenza che per vari secoli il fiume Reno divenne il confine con l’Impero Romano.

Dopo oltre 2.000 anni, la storia si ripete, ma con ruoli diversi.

La Germania, partita dopo, è arrivata prima. Dopo molti errori storici, due Guerre mondiali  perse, è riuscita a costrure un sistema economico efficiente e industrialmente leader in vari settori. Sarà per la teoria dei Climi del Montesquieu, sarà per per una maggior efficienza e regole economiche di base più profonde e attive, per il debito inteso come “peccato”, per non essersi adagiata, come i Greci e i Romani, sui fasti di un recente passato remoto.

Il lassismo greco, non distante da quello italiano, il vivere sopra le proprie possibilità è venuto al redde rationem. Lassismo consolidatosi forse già dal 300 a.c. sulla base delle teorie della filosofia etica di Epicuro, che decantò la ricerca del piacere e la necessità di non pensare al futuro ove avesse potuto compromettere la serenità attuale.

Concetti che si scontrano con forza con le regole di base di un’economia complessivamente in stagnazione o semi- stagnazione, in competizione con economie moderne e globalizzate, che deve ormai rivedere il proprio modello nel complesso, non più basandosi su spesa (e voti) e crescita del debito, ma su un forte taglio dei costi e utilizzo delle risorse per ridurre il debito stesso e investire sui 3-4 ambiti prioritari e produttivi.

Come una vera azienda, mettendo da parte sistemi anacronistici che per il caso Italia sono nati anche per effetto degli esiti della seconda guerra mondiale.

Temistocle – Tsipras e Epicuro - Varoufakis, novelli ingenui epicurei, ulteriormente indebolitisi con un referendum inutile e controproducente, si sono arresi ai Germani (in realtà i Germani li hanno salvati dalla loro cecità).

L’Italia sarà la prossima. Il secondo debito pubblico d’europa, il secondo rapporto tra deficit / pil.

Siamo ad oltre il 133%, seguiti dal Portogallo, e con circa 20 punti di meno da Irlanda, Cipro e Belgio. La Grecia ci nascondeva. La Grexit ci avrebbo reso primi.

grafico
Rapporto Debito / Pil 2014 – Europa a 28 ​
Fonte: Eurostat

 

Come si pensa possa essere sostenbile tale situazione? Un’azienda con debiti pari al fatturato sarebbe già in default. Il debito pubblico andrebbe ridotto di almeno 40 punti.

E dopo i circa 25 anni persi nella seconda repubblica con i vari governi che si sono via via avvicendati, le azioni in corso e le priorità non sono purtroppo tarate per affrontare realisticamente i problemi strutturali che abbiamo.

Certo, finalmente si sta pensando seriamente alle riforme, ma nessuna è purtroppo mirata alle 4 priorità dell’Italia:

  1. taglio costi e spese
  2. taglio della burocrazia, della complessità, unificazione e semplificazione regole velocizzando i procedimenti
  3. forte contrasto alla corruzione e al non rispetto dei pagamenti, con pene certe e pesanti
  4. identificazione e investimento di una porzione delle risorse liberate su piorità di sviluppo (le altre risorse a riduzione del debito)

 

Si cominci dal taglio dei parlamentari: sono 1.000, il doppio degli Usa con un quinto della popolazione.

Un gran numero di parlamentari significa maggiori costi (diretti e indiretti, considerando: assistenti, segretari, porta borse, uffici, affitti, auto, benefit, pensioni, etc.), maggior complessità e lentezza nelle decisioni, con una tendenza al compromesso, all’auto sostentazione perpetua della burocrazia (il potere degli uffici, dal francese bureau, uffici, e del greco – appunto - krotos, potere) che si autoalimenta come un organismo che vive di vita propria, fine a se stesso, ben oltre le teorie organizzative di Max Weber.

Tagliare 700 parlamentari comporterebbe almeno 4 vantaggi:

-circa 1 miliardo di euro annui di risparmio (riducendo il debito ogni anno di oltre 0,5%, oltre l’1% del taglio complessivo necessario)

-Maggior velocità ed efficacia del Parlamento

-Minore corruzione

-Last but non least, una grande iniezione di fiducia per i privati e le aziende italiane, con un recupero della credibilità del Paese

E si potrebbe continuare con le province ( i cui dipendenti ci sono ancora), gli enti inutili, gli uffici pubblici, accorpando i comuni, le municipalizzate, riducendo consigli, organismi e strutture e tecnostrutture.

La forte riduzione della struttura pubblica, oltre a ridurre i costi e le occasioni di corruzione e appropriazioni varie, unita ad una forte e certa azione contro la corruzione, renderebbe più snella ed efficace la macchina pubblica e meno complessa la vita di imprese e famiglie, liberando una quantità imponderabile di risorse.

Il calo di Pil che ne potrebbe derivare nel breve, verrebbe presto recuperato da uno sviluppo sano e sostenibile, evitando l’ulteriore crescita, non più gestibile, del debito pubblico e scongiurando il rischio Italexit o Exitaly.

Come è ormai evidente a tutti, l’Euro è una via di non ritorno, per chiunque, una unica semi stabilità in un sistema frastagliato, incompiuto e da rivedere, con un’Europa e degli Europei da fare.

Ma omaggiamo l’Angelo (Merkel) e i Draghi, che hanno riportato Icaro e tutti noi sulla terra..

L’età di Temistocle, Pericle, Epicuro, Giulio Cesare, Augusto, Adriano, sono ormai terminate.

Il mondo è cambiato. C’è da fare l’Europa e gli europei, con regole tedesche, stile inglese, creatività italiana, energia spagnola, cultura greca, riportando il debito sotto controllo e razionalizzando gli investimenti e la governance con una visione di insieme a livello pan-europeo.

In tempi brevi. Speriamo di aver imparato qualcosa dalla moderna lezione greca, oltre che da quella antica.

 

 

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