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Economia
L'opinione di Mediolanum #12: Missione compiuta

“D’ora in avanti il Benfica non vincerà più una coppa internazionale, per almeno 100 anni”. Queste le parole che, secondo la leggenda, il grande allenatore ungherese Béla Guttmann pronunciò sbattendosi la porta alle spalle il primo maggio del lontano 1962. La storia di questa maledizione ormai è nota quasi a tutti, tramandata di generazione in generazione. Pare dovuta a un aumento di stipendio chiesto e non concesso. Una questione di vile denaro. Ma evidentemente per Béla Guttmann, magiaro ebreo che aveva vissuto la Grande Depressione del ’29 e perso un fratello nei campi di concentramento, allenatore del grande Benfica, a inizio anni Sessanta campione di tutto, il denaro non era poi così vile.

Nonostante gli innumerevoli pellegrinaggi dei tifosi al cimitero di Vienna per chiedere perdono all’ingratitudine umana e arrivare magari a uno sconto di pena, da quel giorno a oggi - sono passati 52 anni - il Benfica ha perso otto finali europee consecutive…  talvolta l’ineluttabilità degli eventi sa essere spaventosa.

“La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro su un tappeto nuovo è direttamente proporzionale al valore di quel tappeto” asserisce uno dei più popolari paradossi conosciuti come “La Legge di Murphy” (1), ed è proprio quello che devono aver pensato i risparmiatori lusitani, ma anche l’intera economia, quando nel 2011 a causa dell’acuirsi della crisi dell’Euro, furono costretti ad accettare il poco amorevole abbraccio del FMI, accompagnato da una lunga serie di regole e restrizioni economiche.

Più che comprensibili dunque le paure e i timori dei portoghesi il cui dramma non era più solo una questione di coppe e di palloni. Memori anche delle esperienza passate: dal caso Argentina e di altri Paesi del Sud America, come anche del Sud Est Asiatico e dei Paesi dell’Est Europa. Fortunatamente l’economia è di certo meno soggetta alla scaramanzia ma non all’allenamento, in questo settore come nel calcio le sconfitte e le vittorie cambiano la vita.  Così, dopo soli 3 anni, il 6 maggio scorso per la precisione, il vicepremier e ministro dell’economia Paulo Portas ha potuto dichiarare: “missione compiuta”.

Poche laconiche parole che sanciscono la fine degli aiuti e della soggezione verso l’Europa, un purgatorio che ha lasciato uno strascico di sofferenza nell’economia rurale, ma che ha dato lustro ai numeri, i germogli della crescita che sarà sicuramente più robusta delle precedenti.

E’ la rivincita dei “Pigs” (2). Dopo quelle di Irlanda e Spagna, ora si sono aggiunte anche le buone notizie dal Portogallo, e infine anche la Grecia mostra conti in miglioramento.

Vujadin Boškov diceva “partita finisce quando arbitro fischia”, nel nostro caso gli arbitri economici non hanno ancora fischiato la conclusione della partita con la recessione, ma ora il punteggio sta segnando il nostro vantaggio.

PORTAFOGLIO

AZIONARIO

“Vendi in Maggio e fatti un viaggio”, probabilmente è stato questo il primo pensiero formulato dalle menti degli operatori, dopo aver visto la prima stima deludente sul Pil Italiano. Un dato che ha scatenato le vendite su gran parte degli strumenti di mercato: azioni, Btp e obbligazioni della periferia in particolare, tranne l’Euro che ostinatamente si mantiene ad alta quota, quasi volesse sfidare le minacce della Bce, per voci di Draghi che ormai sembra pronto a passare dalle parole - “faremo di tutto per salvare l’Euro” - ai fatti - misure consistenti di stimolo monetario - un fatto eccezionale nella pur breve storia dell’Euro.

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Piazza Affari è stata la Borsa più colpita dalla negatività del 15 Maggio - giorno di pubblicazione del Pil -, sia perché come si vede dalla tabella sopra, la nostra, era la borsa che più era salita da inizio anno, sia perché le delusioni riguardavano il quadro clinico sulla salute della nostra economia.

Curioso constatare ancora una volta come, se il Pil Usa esce al di sotto delle stime, subito gli addetti ai lavori accorrano a giustificare l’incidente - in questo caso dovuto a cause esogene (il maltempo), mentre se la stessa cosa accade per l’Italia, il dito viene puntato contro l’azione di Governo. Abbiamo ancora un alone di “tafazzismo” (3) difficile da smacchiare.

In momenti di crescita, si ripete spesso che le sorprese devono sempre avere un aspetto positivo, ma è altrettanto vero che non si può salire all’infinito, le correzioni del mese di Maggio devono essere quindi catalogate come nuove occasioni di accumulo in terra nostra, perché rimane molto il divario da recuperare rispetto alle altre borse.

Lo sa bene Blackrock che dopo gli acquisti su MPS, Intesa San Paolo e Unicredit è andata a poker entrando nella Popolare di Milano. Acquisti che dimostrano quanto sia alta la fiducia del mondo, e soprattutto dell’America la quale sino a qualche anno fa liquidava qualsiasi posizione finanziaria avesse il marchio del “made in Italy”, e quanto sia altrettanto abbondante la liquidità non solo nel mondo finanziario, grazie anche alla generosità delle Banche Centrali, ma anche nel settore industriale.

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L’importante liquidità è palpabile nelle cifre che potete vedere nell’illustrazione sopra, una cassa che per le aziende Usa aumenta di anno in anno, battendo record su record.

Solo Apple, ad esempio, è seduta su una tale montagna di denaro liquido da potersi comprare con tutta tranquillità, tutte le banche italiane quotate sul listino di Piazza Affari. Non che ne abbia interesse, ma è solo per capire i parametri dimensionali tra noi e loro, e quanto possiamo essere un affare per il denaro del loro portafoglio che a questi prezzi non aspetta se non di essere speso.

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La voglia di spesa si palesa nel ritorno dei fenomeni di M&A (4) una manifestazione della volontà di investire ed espandersi, tipici segnali di fiducia verso il futuro.

Sintomo differente dal fenomeno delle OPA (5) che accade ai primi segnali di svolta verso la ripresa, in quei casi le aziende investono su se stesse, ritirando i titoli dalla borsa perché in quel momento il prezzo viene considerato un affare, riservandosi di rientrare in borsa, una volta che l’economia avrà raggiunto la piena maturità.

Le fusioni e le acquisizioni portano calcoli diversi, entra in gioco il risiko di mercato, si spende per allargare la base di mercato e lo si fa perché si intuisce una capacità di spesa maggiore da parte del consumatore.

Come si può notare, sono ancora molti gli indizi che confermano la natura fortemente rialzista del mercato azionario, anche se dall’inizio del 2014 le borse maggiori potrebbero essere raffigurate come il criceto che corre sulla ruota, cioè si muove sul posto, nulla fa presagire futuri timori, anzi, presto la ruota potrebbe essere rimossa, lasciando nuovamente correre il criceto verso nuovi massimi.

Il preferito, si riconferma il mercato di casa nostra, seguito dall’Europa, gli USA e finalmente anche gli Emergenti. La pausa a Oriente è vicina alla sua conclusione, nuova energia per le tigri asiatiche.

OBBLIGAZIONARIO

Gli economisti ci hanno insegnato che l’inflazione può diventare molto pericolosa - lo sa bene il governatore Fed degli anni ’80 Volcker (6) che ha impiegato molti anni per domarla- perché è come il dentifricio: una volta fuori dal tubetto non puoi più farlo rientrare.

Oggi il pericolo sembra essere il contrario, la deflazione, lo stesso tubetto di dentifricio che non viene aperto, ma rimane sugli scaffali del supermercato, perché l’acquisto di quel bene il consumatore lo posticipa, pensando che domani costerà meno e dopodomani sarà ancor più conveniente, e di posticipo in posticipo, quel tubetto non si aprirà mai, annullando i consumi e soffocando i prezzi, rischiando l’estinzione della ripresa economica.

Ne sanno qualcosa i giapponesi che con la deflazione hanno convissuto per circa 20 anni, vivendo un ugual periodo di crescita zero. Solo oggi hanno capito che per uscire dal torpore bisogna dare una scossa al denaro. Riversando un mare di liquidità hanno implicitamente fatto passare il messaggio: se il consumatore ha paura di spendere, regalagli i soldi.

Bernanke questi casi li aveva studiati molto bene, per questo ha affrontato la crisi nel 2009 fin dal suo stato embrionale. Draghi, frenato dalla Bundesbank ha dovuto fare ricorso a tutta la sua diplomazia e alla sua abilità.

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Come si vede chiaramente dal grafico sopra, nella “maratona di generosità” tra le Banche Centrali - tra chi immette più denaro nel mercato obbligazionario - la più attardata e quella con più terreno da recuperare è proprio la BCE, la nostra banca centrale, la buona notizia è che il suo momento di agire è arrivato, un fatto storico per la natura statutaria dell’istituto è che finalmente Draghi potrà passare dall’abilità verbale ai fatti e all’azione. Misure straordinarie, ancora segrete, sono già pronte, nessuno ha intenzione, e né l’interesse, di riprovare le esperienze drammatiche dei giapponesi.

Dall’altra parte dell’Atlantico, il presidente della Fed, Janet Yellen, da saggia madre di famiglia, sembra avere sempre un occhio benevolo verso il mercato.

“Never fight the Fed”: mai combattere la Fed, questo era il mantra che circolava sul pavimento di Wall Street. Oggi quel detto sembra essere modificato in: “la Fed è tua amica”, questo almeno nell’ottica degli operatori, visto che fino a pochi mesi fa l’allerta di esaurimento degli stimoli monetari era identificato nel tasso di disoccupazione, una volta che questo avesse oltrepassato il 6,5% le acque abbondanti di liquidità avrebbero suonato la ritirata. Allarme rientrato, Yellen ha voluto rassicurare che il rientro dallo stato eccezionale - il Quantitative Easing-  avverrà gradualmente e che la “forward guidance” - il processo che monitora il futuro rialzo dei tassi dall’attuale quota 0 - promette tassi bassi ancora per molti mesi.

E il mercato si fida della Yellen, tanto che su dati economici Usa molto positivi hanno visto i rendimenti dei Bond di riferimento, scendere invece che salire.

Sempre attenti però a considerare che non potrà durare da qui all’eternità, ne abbiamo avuto una prova anche dai nostri BTP, che dopo tanta corsa hanno trovato i primi ostacoli da eccesso di rivalutazione.

Anche qui, sarebbe bene riscoprire l’Oriente che con abbondanti surplus, crescita economica e dopo un’eccessiva sofferenza nei prezzi, sembra oggi offrire rendimenti succulenti.

“Non c’è spina senza rosa”

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Le classifiche, in ogni campo, dalla musica allo sport, sono sempre uno degli esercizi più stimolanti e affascinanti. L’economia e la finanza non si sottraggono a questa appassionante gara, nell’ultimo periodo il testa a testa più emozionante è quello che vede impegnate Stati Uniti e Cina, quando avverrà lo storico sorpasso?

Secondo uno studio dell’International Comparison Program, un progetto statistico ospitato dalla Banca mondiale, avverrà presto, molto presto, già da quest’anno.

Sarebbe un sorpasso storico perché gli Stati Uniti dominano incontrastati la classifica del Pil dal lontano 1872, questo fa capire quanto un semplice dato statistico possa sconvolgere l’ordine mondiale economico.

Sarà vero? Cioè, è un dato affidabile?

Difficile dirlo ora, anche perché i parametri usati per questa statistica sono ancora molto discutibili, visto che il confronto non fa ricorso ai cambi di mercato - gli Usa conserverebbero di gran lunga il primo posto - ma ai cambi a parità di potere d'acquisto. Ben diverso è cambiare 100 euro in valuta locale cinese e 100 euro in Dollari Usa, in Cina si possono comprare molte più cose. Una differenza ancora di non poco conto.

Sarà quindi vero sorpasso, e quando?

Difficile ancora dirlo, anche perché gli ultimi dati economici cinesi denotano un lieve arretramento, da livelli pur sempre invidiabili, mentre gli Usa mettono in mostra i muscoli di un’accelerazione di forza, sia il manifatturiero che lo stato occupazionale, il tutto sintetizzato nell’indice ECRI (Economic Cycle Research Institute) che misura il ciclo economico, segnala ora una risalita ai livelli medi visti nel 2006.

Ciò che conta di più in questo mero esercizio statistico è la struttura di lungo periodo, un’autostrada economica che vede il Celeste Impero avere fiato maggiore per raggiungere da vincitrice il traguardo.

Una grande occasione per l’Italia, e per tutti i paesi Occidentali, chiamati a cavalcare questa grande corsa verso la crescita. Tutti vogliono il “made in Italy” e non sarà una questione di prezzo, l’uscita dalla recessione passa anche dalla porta del Celeste Impero.

 

1- La legge di Murphy è un insieme di paradossi pseudo-scientifici a carattere ironico e caricaturale che si possono idealmente riassumere nel primo assioma "se qualcosa può andar male, andrà male" che è in realtà la "Legge di Murphy" vera e propria, quella che ha dato il titolo a tutto il pensiero "murphologico. Arthur Bloch è l'autore del compendio il cui intento è essenzialmente quello di deridere ogni negatività che il quotidiano propone. Il meccanismo è ogni volta lo stesso: immagini e scenette frustranti, nelle quali è facile per molti ritrovarsi, vengono descritte da Bloch con frasi didascaliche, confezionate spesso e volentieri in forma statistico-matematica, così da liberare il vissuto dal contingente, dal personale, e donargli un adito di "validità universale", nei fatti tuttavia inesistente.

2- PIGS, PIIGS (o GIPSI), PIIGGS e PIGGS sono acronimi utilizzati da giornalisti economici, per lo più di lingua inglese, per riferirsi a diversi Paesi dell'Unione europea, in particolare Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, le cui iniziali formano l'acronimo in questione.

3) È un neologismo che deriva dal personaggio di Tafazzi, ideato da Carlo Turati , umorista e autore di televisione. L’interprete di Tafazzi è Giacomo Poretti del famosissimo trio Aldo, Giovanni e Giacomo, che dà vita a un personaggio caratterizzato da un innato masochismo che lo porta ad autoflagellarsi con una bottiglia di plastica nelle parti intime; il trio definisce Tafazzi come privo di comicità e pieno di insulsaggine anche se da tanta inutilità è nato addirittura un modo di comportarsi e di pensare il tafazzismo appunto, ovvero quello stile di vita che fa del masochismo il fulcro del suo esistere.

(4) Merger and Acquisition cioè "fusioni e acquisizioni": con tale espressione si intendono tutte quelle operazioni di finanza straordinaria che portano alla fusione di due o più società.

(5) Per Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) si intende ogni offerta, invito ad offrire o messaggio promozionale finalizzato all’acquisto in denaro di prodotti finanziari. Qualora l’acquisto venga realizzato consegnando, a titolo di corrispettivo, altri prodotti finanziari, l’offerta pubblica viene definita di scambio.

(6) Paul Adolph Volcker (5 settembre 1927) è un economista statunitense. È stato il presidente della Federal Reserve sotto i presidenti Jimmy Carter e Ronald Reagan (dall'agosto 1979 all'agosto 1987). È stato Presidente del gruppo nordamericano della Commissione Trilaterale dal 1991 al 2001. È attualmente presidente del comitato consultivo Economic Recovery Advisory Board formato il 6 febbraio 2009 per il miglioramento della situazione economica sotto il presidente Barack Obama.

Informazione aziendale con finalità promozionali il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti. Nota di Redazione : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna a Banca Mediolanum

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