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Economia
L'opinione di Mediolanum #14: L'oro è tricolore

Quanto accaduto nei giorni scorsi al Portogallo richiama il ricordo ancora fresco della sorte toccata al Brasile nei campionati mondiali di calcio: dall'entusiasmante vittoria sulla Colombia alla triste disfatta con la Germania. Sino a qualche mese fa si è festeggiato un Portogallo che ha messo a segno risultati ottenuti in campo fiscale e nella riduzione della spesa: "Non chiederemo più aiuti alla Troika" dichiarava il premier Coelho. Ci credevano l'Europa e anche il mercato, tanto che le agenzie di rating sembravano gareggiare a chi avrebbe migliorato per prima il giudizio sul debito lusitano. La Borsa saliva, tanto che il PSI 20 (1) era tra i migliori d'Europa, quasi +20% da inizio 2014.  Ma è bastata una cattiva notizia, un ritardo dei pagamenti degli interessi sulle obbligazioni del Banco Espirito Santo per sgonfiare i sogni di gloria, risultato: Borse a picco e spread in risalita.

Non era l'unica cattiva notizia di giornata, la produzione e gli ordinativi industriali in calo in aggiunta ai consueti dati negativi sull'occupazione avevano acuito la negatività. Dall'euforia al crollo, in una partita sola e per una manciata di dati economici, sui mercati e nel calcio il pendolo oscilla tra catastrofismo e ottimismo.

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Invece, in verità, come si vede chiaramente dalla tabella qui sopra, nessun dramma è in corso. Si era troppo saliti prima, soprattutto nei settori attualmente più fragili nei confronti della volatilità, al giro di boa del 2014, in soli 6 mesi, Milano e tutto quanto si trova dentro il settore "periferia" -Portogallo, Spagna, Italia, Grecia con azioni e relativi titoli di stato - era arrivato a realizzare guadagni a due cifre. Il mercato da settimane aspettava una scusa per scaricare e l'ha trovata nell'accoppiata mini crisi bancaria e   cronica debolezza economica europea, questa volta tutta, senza eccezioni, Germania compresa. Stia accorto Weidmann (2) che stringere troppo la cinghia può far male anche ai tedeschi.

PORTAFOGLIO
AZIONARIO

"Fly to quality" e "beni rifugio", erano mesi che non si sentivano pronunciare queste parole-chiave, termini allarmistici che subito riportano alla mente gli scenari di crisi vissuti tra il 2011 e il 2012. Tinte cupe che erano state cancellate dal mare di liquidità riversato sui mercati dalla Fed, prima, e successivamente, nell'ordine, dalla banca d'Inghilterra, dalla Banca del Giappone e infine dalla Bce.

È stato sufficiente far suonare un campanellino d'allarme in Portogallo, la periferia dell'Europa e del Debito mondiale, per far scattare subito l'allerta a New York e Berlino, il cuore del sistema economico/finanziario. È bastato che una piccola banca  lanciasse un allarme di crisi di liquidità, sebbene l'Espirito Santo sia la principale banca portoghese è pur sempre una piccola banca, per far tornare a galla nelle menti degli operatori il fallimento Lehman, cioè l'origine della crisi, e le successive ripercussioni su banche europee e italiane.

Torna la crisi? O peggio, la crisi non è mai finita?

Una piccola crepa nel muro che stanno lentamente ricostruendo da un lato la crescita economica e dall'altro la fiducia degli investitori nei confronti del mercato, può danneggiare ma non far crollare. Esiste un termine che meglio di ogni altro può riassumere quanto accaduto negli ultimi giorni ed è: bulimia.

E' sempre l'eccesso l'imputato principale di ogni crisi, piccola o grande che sia. Negli ultimi anni, investitori grandi o piccoli, istituzionali e privati, spinti sia dall'eccesso di liquidità e sia dalla totale assenza e percezione del rischio, avevano fatto incetta di titoli, di qualsiasi tipo, l'unico comune denominatore doveva essere il rendimento, più era alto e più si doveva comprare. E dove si poteva trovare la materia prima capace di soddisfare l'appetito degli affamati investitori mondiali? Nei beni che la maltrattata periferia era ansiosa di collocare, titoli di stato con rendimenti vicini alle due cifre, azioni - soprattutto bancarie - sottovalutate, a livello di saldo, mercati allettanti che una ritrovata stabilità aveva fatto riscoprire.

Ma si sa, l'appetito vien mangiando, così gli investitori non si sono fermati e hanno comprato, riempiendosi di titoli, arrivando a dimezzare i rendimenti sui titoli di stato e facendo volare le azioni. Ma, a tavola come in ogni altro ambito, a tutto c'è un limite, se si va oltre alla sazietà si arriva alla bulimia. Questa fame nervosa ha come unico sfogo il rigetto: gli investitori si rendono conto di essersi troppo appesantiti e attendono il momento giusto, o per meglio dire, la scusa, per vendere ciò che è considerato in eccesso, ciò che ancora, i rating e i parametri di investimento, non considerano ancora marchiato dalla qualità.

Ma più dell'Espirito Santo - un problema risolvibile - c'è un altro aspetto che deve attirare l'attenzione del risparmiatore, ed è l'atteggiamento del presidente della Federal Reserve Janet Yellen. In particolare, ed è un caso rarissimo, nelle ultime dichiarazione è arrivata a dare un giudizio sull'attuale andamento del mercato azionario, più precisamente sul comparto digitale e sul biotech, definendoli a rischio sopravvalutazione, che ha portato un'immediata seppur lieve e di breve termine, sofferenza a Wall Street. Un graffio, una lieve zampata di un Orso sonnacchioso e pigro, ma che ha subito richiamato alla memoria qualcosa di simile accaduto in passato: era il Dicembre del 1996, quando Alan Greenspan - a capo della Federal Reserve dal 1987 al 2006 - ammonì su un'eccessiva e troppo veloce rivalutazione dei corsi azionari usando il termine "esuberanza irrazionale".

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La reazione fu un'immediata correzione delle borse, anche perché a quei tempi i mercati erano alquanto rispettosi della figura di Greenspan. Una correzione che forse avrà recato qualche preoccupazione in quel momento, ma che vista oggi, attraverso un grafico di lungo termine, risulta impercettibile in un trend di crescita impetuoso.

L'indice Wilshire, raffigurato sopra, raggruppa le 5000 più importanti imprese d'America, una geografia aziendale piuttosto completa e che denota un ottimo stato di salute economica, l'indice oggi si trova sui massimi assoluti, alcuni le chiameranno "terre inesplorate o incognite" altri come noi preferiranno considerarli i nuovi territori di conquista per il Toro. Perché non è tanto il rialzo, non sono e i livelli a dover preoccupare, ma la velocità del cammino e lo stato di compiacenza che gli investitori nutrono verso il mercato. Se è lo stesso Abe (3) in qualità di politico, di istituzione e di figura rappresentativ, a spingere i gestori dei fondi pensione giapponesi ad acquistare "junk bonds" mondiali - letteralmente titoli spazzatura, titoli ad alto rendimento ma anche ad alto rischio -, perché a suo dire di fatto "garantiti", e che successivamente abbia chiesto agli stessi gestori di acquistare azioni, questo significa che sul mercato si stanno abbassando le difese e la prudenza, che di solito sono ottime compagne di viaggio nell'investimento. Se prima agli investimenti con maggior "rischio" come quelli  azionari si dava del Lei, oggi si da del tu. Troppa confidenza non è mai consigliabile.

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Non sono i prezzi, non è la tendenza a preoccupare o insospettire, si diceva, ma sono i modi. Non si vedono nubi all'orizzonte dell'azionario, l'alta pressione e il bel tempo sono stabili. Osservando l'indice Vix nel grafico sopra,  qualcuno lo trova finanche eccessivo e questo non è un bel segnale per chi cerca il movimento al ribasso. Si può obiettare che il Vix (4) sale quando i mercati sono in burrasca, e scende quando i mercati hanno una tendenza al rialzo chiara e blanda, senza scosse. Non è propriamente un indicatore anticipatore visto che nell'Estate del 2008, a ridosso del fallimento Lehman e della crisi che tutt'ora ci fa sentire il suo peso, non ci fu nessuna rilevazione allarmante.  Prevenire in anticipo un terremoto finanziario è impossibile, purtroppo non esiste un Giuseppe Mercalli analista finanziario (5) e in mancanza ci si deve affidare alla più efficace cura preventiva e cioè il buonsenso: non rilevando nessun pericolo all'orizzonte, in questi casi si riducono le posizioni da ciò che è più salito, per spostarlo in quello che è rimasto più indietro o sottovalutato. Che tradotto operativamente significa un po' meno America, un po' più Europa - soprattutto Italia dopo le recenti correzioni - e molto più Emergenti, in prospettiva Cina e Brasile, senza dimenticare il Giappone che dopo la corsa del 2013 oggi si trova a rifiatare.

OBBLIGAZIONARIO

"La buona, il brutto e il cattivo" è questo il film che da alcuni anni si sta girando nel far west politico ed economico europeo. Dove nei panni della "buona" troviamo la Cancelliera Merkel, in quelli del "brutto" il ministro Schauble e nelle vesti del cattivo, fin troppo calato nel personaggio, il governatore della Buba - la banca centrale tedesca - her Weidmann. Un gioco di ruolo che ormai sembra ripetersi con precisa ciclicità, con Angela Merkel all'apparenza reticente ma poi pronta alle sia pur parziali concessioni, con Schauble spesso verbalmente rigido ma poi pronto ad alternare nelle dichiarazioni la componente diabolica nei momenti di serenità e l'acqua santa nei momenti in cui si accendono focolai di crisi. Infine Weidmann, ferreo e irremovibile nelle sue scelte, pronto alle concessioni solo dietro le quinte, solo attraverso il suo silenzio assenso. Un gioco di ruolo che ha prolungato le sofferenze dell'Europa, ma che nell'ultimo periodo ha anche permesso un ritorno di positività che ha trovato un apice nell'eccessiva bulimia di investimento di cui si diceva prima.

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Risulta ancor più chiaro osservando il grafico qui sopra, circa l'andamento dei titoli di stato a 10 anni, relativamente lineari e costantemente su bassi rendimenti quelli tedeschi, americani e giapponesi, contrastano con le forti rivalutazioni  - rialzo del prezzo dell'obbligazione e di conseguenza forte ridimensionamento del tasso - del BTP italiano e del Bonos spagnolo.

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In gran parte merito di Mario Draghi e della Bce, un movimento, soprattutto in campo economico, che dovrebbe trovare un'accelerazione grazie alle ultime e storiche mosse decise all'unanimità dall'ultimo consiglio, il cui elenco è perfettamente dettagliato nella tabella qui sopra.

C'è stato un periodo in Germania in cui il prezzo del pane in poco tempo schizzò da 250 marchi al chilo a 399 miliardi. Era il 1923, forse molti ricorderanno di aver visto qualche foto illustrata in cui erano raffigurate le persone che usavano una carriola carica di denaro per andare a fare la spesa. Era l'iperinflazione, un incubo che per molti anni ha agitato le notti dei tedeschi. Oggi però ci troviamo nell'emisfero opposto, i prezzi devono essere stimolati, altrimenti si rischierà di ricadere in una spirale recessiva depressiva, e gli ultimi dati economici - produzione industriale, ordinativi e fiducia delle imprese tedesche tutti in calo - devono fare da monito.

Dall'altra parte dell'oceano, in Usa, ci troviamo in una fase ciclica avanzata, lo spettro della deflazione è cancellato, l'economia è vivace anche se in maniera moderata, e l'occupazione è in crescita, tanto che molti si sono spaventati per la forte e veloce riduzione del tasso di riferimento.

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Perché ci si dovrebbe spaventare se l'occupazione cresce in modo rapido? La domanda sorge spontanea e la risposta è già data. Tempo fa la Fed, per voce dell'ex presidente Ben Bernanke, fissò dei paletti precisi per una felice conclusione dell'attuale, generosa, politica monetaria americana. Le condizioni per avere un "happy ending" sono due: un tasso di disoccupazione inferiore al 6,5% e un'inflazione che eccede il tasso del 2.5%.

"La Fed è tua amica" è il nuovo motto che anima oggi gli investitori, poteva quindi Janet Yellen tradire tanto affetto e fiducia incondizionata? Responsabilmente ha deciso di ammorbidire i paletti e spostare un'asticella che oggi sembra molto più flessibile, il 6,1% - attuale tasso relativo alla disoccupazione - non basta più. Chiariscono meglio il sentiment le parole dell'economista Allen Sinai: "Yellen ha cambiato le regole del gioco in materia di occupazione, non ha più come riferimento il tasso che leggiamo una volta al mese, ma alcune componenti aggiuntive, questo per avere un quadro quanto più realistico possibile dopo alcuni cambiamenti strutturali nel mondo del lavoro". Cautela e grande attenzione sono le linee guida che orientano la Fed nelle prossime decisioni, ormai a tutti è chiaro che i tassi prima o poi dovranno salire e Yellen lo ha ribadito aggiungendo che ci potrebbe essere un'anticipazione nel movimento delle leve nel caso il mercato del lavoro dovesse aumentare ancor più rapidamente. Per ora, i confini dei "tassi zero" si spingono fino a oltre la metà del 2015.

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Calma e tranquillità sì, è stato ripetuto in tutti questi mesi, ma dobbiamo sempre ricordarci che siamo in tempi eccezionali, le rivalutazioni dei prezzi obbligazionari sono ancora possibili, ma non si può comprimere in eterno qualcosa che è sempre più schiacciato sul fondo. Tanto che per alcuni incombe la minaccia di quanto accaduto vent'anni fa, nel 1994, quando un'imprevista accelerazione economica fece in breve tempo, raddoppiare il valore dei tassi d'interesse.

Questo vuol dire, ridurre lentamente e costantemente le posizioni lunghe sugli USA aumentando la quota in Mercati Emergenti e nei titoli ad alto rendimento.

Discorso a parte va fatto sul mercato obbligazionario italiano, tanta come abbiamo visto è stata la rivalutazione negli ultimi due anni, non è saggio ora esagerare, solo nuovi casi tipo "Espirito Santo" potrebbero rivelarsi occasioni di nuovo accumulo riducendo il rischio e aumentando il rendimento.

"Non c'è spina senza rosa"

"E' bellissima. Si trova a 45 gradi di latitudine. Se fosse un po' più sotto sarebbe nel deserto, un po' più sopra un Paese nordico. La posizione, circondata dal mare, e le condizioni atmosferiche, protetta dalle Alpi, spiegano il suo retaggio storico importante. Ma c'è un particolare: è il Paese più illuminato d'Europa, anche perché la sua densità di popolazione supera quella della Francia e della Germania. Se un extra-terrestre la notasse, lo riterrebbe un Paese ricchissimo". Questo è il ritratto dell'Italia visto dallo spazio fatto da Paolo Nespoli, maggiore della Riserva dell'Esercito, uno degli astronauti più famosi.

Bellissima, meravigliosa, ricca, fertile, irresistibile non solo se vista dall'alto ma anche a guardarla da molto più vicino, diciamo dallo stesso punto di osservazione di quegli investitori d'oltreoceano per i quali sembriamo ormai un approdo costante e naturale: ultima della lunga sequenza di acquisizioni fatte di aziende di alta moda, alimentari e tutto quanto contiene il marchio e la qualità del made in Italy, è la vendita dei Merloni al gigante Whirlpool.

Fortunatamente si vede finalmente qualche reazione dall'interno. Le capacità ci sono ed emergono: l'investitore Bonomi lancia un'offerta d'acquisto sul Club Med e la Gtech va alla conquista di Las Vegas. C'è vita in Italia. E' vero che abbiamo bisogno del mondo, dei capitali e degli investimenti esteri, ma è altrettanto vero che anche il mondo ha bisogno di noi, della nostra arte, della bellezza del nostro territorio e della capacità creativa e fattiva dei nostri artigiani ed imprenditori. Facciamo in modo che non sia necessario volare nello spazio per ricordare che l'Italia è unica in fatto di bellezza e qualità, è il momento della consapevolezza, della tutela e dell'ampliamento delle nostre potenzialità. L'oro è tricolore.
 

1) L'indice PSI 20 (Portuguese Stock Index) è l'indice di riferimento della Borsa di Lisbona in Portogallo. Calcolato sui 20 principali titoli quotati, l'indice PSI 20 è nato il 31 dicembre 1992 con una quotazione iniziale di 3.000 punti.

2) Jens Weidmann (Solingen, 20 aprile 1968) è un economista tedesco, presidente della Deutsche Bundesbank dal 2011.

3) Shinzo Abe (Nagato, 21 settembre 1954) è il Primo Ministro del Giappone rieletto da una sessione speciale della Dieta Nazionale il 26 dicembre 2012. In precedenza aveva ricoperto tale carica dal settembre 2006 al settembre 2007. È il più giovane Primo Ministro giapponese della storia e il primo ad essere nato dopo la Seconda guerra mondiale. Abe è un esponente della corrente più conservatrice del Partito Liberal Democratico (LDP), nonché uno dei più nazionalisti.

4) Il VIX (ovvero Chicago Board Options Echange Volatilty Index) è un indice di volatilità calcolato dal più grande mercato mondiale di opzioni a partire dal 1993. Si tratta di un indice che misura la volatilità implicita nel prezzo delle opzioni, ovvero di un indicatore che misura il prezzo che gli operatori sono stati disposti a pagare per assicurarsi la facoltà ma non l'obbligo di scommettere al rialzo e al ribasso sull'indice S&P500.

5) Giuseppe Mercalli (Milano, 21 maggio 1850 - Napoli, 18 marzo 1914) è stato un presbitero, geologo, sismologo e vulcanologo italiano. Ideatore della Scala Mercalli che misura l'intensità macrosismica di un terremoto attraverso l'osservazione dei danni e delle modificazioni ambientali prodotte da esso.

6) Allen Sinai è un economista cresciuto alla scuola di Milton Friedman a Chicago. E' stato chief economist della Shearson Lehamn negli anni '70, poi consulente della Federal Reserve e due presidenti americani, Bush padre e Clinton. Oggi presiede il "think-tank" Usa Decision Economics.

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