Delfin, la perizia fissa il prezzo
Adesso c’è un numero, ed è quello che tutti i soci Delfin aspettavano: 148,9 milioni di euro. È il valore che la perizia attribuisce allo 0,4% della holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio che Rocco Basilico, titolare di una quota complessiva del 12,5%, aveva chiesto nel dicembre 2025 di poter spostare in una propria finanziaria.
Il perito è partito dal patrimonio netto della cassaforte: un Nav — cioè il valore delle partecipazioni al netto dell’indebitamento — stimato in 47,3 miliardi ai corsi di Borsa del momento della richiesta. Su questa base è stato poi applicato un taglio complessivo del 30%: 20 punti riconducibili al tradizionale sconto holding, prassi consolidata tra gli analisti, e altri 10 punti legati alla natura delle quote in portafoglio, tutte di minoranza — il 32% di EssilorLuxottica, il 17,5% di Mps, il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit e il 28% di Covivio.
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La valutazione si era resa necessaria dopo una sequenza di mosse tra gli eredi: dapprima Marisa e Clemente Del Vecchio insieme a Nicoletta Zampillo avevano fatto valere la prelazione su frazioni minime dello 0,4%, poi Leonardo Maria Del Vecchio si era fatto avanti per l’intera quota, contestando però il prezzo. Con la perizia sul tavolo, la strada ora è quella di un negoziato tra Basilico e i titolari della prelazione, partendo dalla base di 148,9 milioni.
In caso di fumata nera, Basilico potrà comunque conferire lo 0,4% nella sua RB Holding, il cui statuto consente sia di costituire le azioni in pegno a favore delle banche sia di cederle a soggetti terzi. Del resto l’obiettivo dichiarato fin dall’inizio era fare cassa: Basilico deve versare circa 80 milioni di imposte legate all’accettazione del 12,5% di Delfin assegnatogli dal testamento di Leonardo Del Vecchio.
Ma la portata del documento va oltre il caso specifico: la perizia diventa il precedente per tutti gli altri eredi che hanno messo in moto operazioni analoghe sulle rispettive quote del 12,5%. Luca e Paola Del Vecchio hanno presentato la richiesta a dicembre, a pochi giorni di distanza da Basilico; con l’assemblea dello scorso 30 giugno si sono aggiunti Leonardo Maria, Clemente e lo stesso Basilico per il residuo 12,1%, tutti intenzionati a trasferire le azioni nelle proprie holding personali. Il metodo sarà lo stesso fissato dal perito, ma i numeri no: l’attivo andrà ricalcolato ai valori correnti, e da dicembre i titoli in portafoglio hanno preso direzioni opposte. EssilorLuxottica ha perso il 34%, Covivio il 2,5%, mentre Mps ha guadagnato il 17%, Generali il 19% e Unicredit il 15%.
A Leonardo Maria servirebbero 9,2 miliardi per le quote dei fratelli
La perizia sullo 0,4% di Basilico fissa, di fatto, il listino prezzi dell’intera Delfin. Se quella frazione vale 148,9 milioni, ogni quota del 12,5% ne vale circa 4,6 miliardi. Ed è qui che i conti si fanno impegnativi per Leonardo Maria Del Vecchio: qualora volesse esercitare la prelazione sulle partecipazioni di entrambi i fratelli, Luca e Paola — che hanno chiesto il trasferimento nelle proprie holding a dicembre, negli stessi giorni di Basilico — dovrebbe mettere sul piatto circa 9,2 miliardi di euro.
Una cifra monstre anche per un erede della cassaforte Del Vecchio, che rende probabile una trattativa serrata sul prezzo: la perizia, del resto, rappresenta una base di partenza, non un valore blindato. Senza contare che i numeri restano ancorati ai corsi di Borsa di dicembre, quando è partita la richiesta: da allora il quadro è cambiato, con EssilorLuxottica — la partecipazione di gran lunga più pesante del portafoglio — in calo del 34%, solo in parte compensato dai rialzi di Mps, Generali e Unicredit.

