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Economia
Cgil spaccata, Landini ad Affari: "O si cambia o il sindacato muore"

Nel giorno del suo duro intervento al congresso di Rimini e della presentazione di una lista alternativa a quella del segretario Susanna Camusso, il leader della Fiom, Maurizio Landini spiega ad Affaritaliani.it i motivi della rottura interna alla Cgil. "Al congresso non ha partecipato l'80% degli iscritti. Serve più trasparenza e più democrazia. La Camusso non abbia paura del confronto".

L'INTERVISTA

Una lista alternativa per il direttivo e un intervento duro. E' rottura all'interno della Cgil?
"E' un'articolazione del dibattito. Non sono io che ho rotto. Io ho firmato il documento unitario, poi la segretaria generale e la segreteria hanno deciso di fare scelte contrarie a quel documento. Io ho semplicemente espresso la necessità di una discussione e di trasparenza. Credo che sia giusto assumersi le proprie responsabilità".

Lei ha anche presentato una lista alternativa per il Direttivo (il parlamentino Cgil, ndr): non c'è più quella maggioranza bulgara a cui siamo abituati.
"Le liste sono 3 (c'è anche quella di Cremaschi con 31 firmatari, ndr). La novità di questo Congresso è che si è partiti con un documento unitario e si arriva alla conclusione con una divaricazione a partire dal giudizio sul testo unico e a partire dall'analisi sullo stato dell'organizzazione e sulla necessità di una sua riforma".

Organizzazione che dovrebbe andare in quale direzione?
"Sul piano interno dovrebbe essere più trasparente sull'uso delle risorse e sulle decisioni. E più democratica perché dovrebbe mettere delegati e lavoratori nelle condizioni di poter discutere e decidere prima che vengano prese le decisioni, quindi con una funzione di responsabilità collettiva".

Organizzazione più democratica vuol dire anche primarie?
"Non escludo nulla. Certo, il sindacato non è un partito. Ma io parto da un dato: la Cgil ha 5 milioni e 700 mila iscritti e a questo congresso hanno partecipato in meno di un milione e mezzo. Tradotto vuol dire che l'80% degli iscritti non ha partecipato al Congresso e non ha votato. Stando così le cose non si può dire che questa sia una organizzazione democratica: rischiamo di non essere adeguati alla velocità dei cambiamenti ai quali assistiamo e di burocratizzarci".

E' possibile che questi problemi all'interno della Cgil abbiano, se non determinato, almeno rafforzato l'atteggiamento del governo Renzi nei confronti del sindacato?
"Non credo. Vedo piuttosto dietro questo atteggiamento un'idea del premier. Un'idea di chi pensa che governando deve avere un rapporto diretto con le persone, non mediato da alcuna rappresentanza. Un modo di governare non tanto europeo, ma di tipo anglosassone e americano. Lì infatti i sindacati confederali non esistono, ci sono solo a livello aziendale, e il sistema democratico e sociale è diverso dal nostro. A me questo salto non convince. Dopodiché il punto vero è che, in questa fase, su una debolezza del sindacato si può innestare un'iniziativa di tal genere. Le cose che sta facendo Renzi, e anche alcune forzature che non condivido affatto, vanno viste non solo nel merito ma anche dal punto di vista delle debolezze sindacali. Per poter essere più forti con Renzi non bisogna raccontarsi delle bugie ma fare i conti con la realtà".

Quale?
"Se la maggioranza di chi lavora non è iscritta ai sindacati, se i giovani precari non si sentono tutelati, se le politiche fatte in questi anni non hanno tutelato i salari e se le pensioni sono sparite il problema non è cosa fa Renzi ma cosa fa la Cgil".

Nell'ultima puntata di Ballarò dal sondaggio di Pagnoncelli è emerso che sul tema lavoro gli italiani hanno più fiducia in Renzi (48%) che nei sindacati (18%).
"Dei sondaggi mi fido il giusto, nel senso che cambiano continuamente. Ma facendo il sindacalista e parlando tutti i giorni con i lavoratori non ho bisogno di Pagnoncelli per capire che c'è un clima di sfiducia nei confronti delle organizzazioni sindacali. Per questo il sindacato o si rinnova e cambia o rischia di morire".

Cambiamento: qual è la prima cosa che la Camusso dovrebbe fare?
"Innanzitutto rispettare il voto dei metalmeccanici e essere in grado di modificare il testo unico per facilitare la contrattazione. Poi non dovrebbe avere paura del confronto e della discussione e dovrebbe introdurre delle regole democratiche. E infine dovrebbe, definendo i contenuti insieme ai lavoratori, riaprire una vera e propria vertenza anche col governo sulla politica industriale, sulle pensioni e sulla precarietà. Ma farlo vuol dire avere una piattaforma, delle proposte e discuterne con i lavoratori e decidere con il loro consenso come muoversi e come arrivare a Palazzo Chigi".

Tags:
maurizio landinicgilsusanna camusso

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