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Economia
Job act , così è una catastrofe. Parlano i consulenti del lavoro

"Purtroppo, le novità introdotte dalla Camera al Decreto Legge Lavoro non porteranno nuova occupazione. Tutt'altro! Mentre invece già nelle prime settimane di applicazione del decreto abbiamo già rilevato un leggero aumento dei livelli occupazionali. Quando si è in una situazione di crisi così diffusa, bisognerebbe applicare la massima flessibilità e non guardare indietro". Commenta così Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, le variazioni apportate al dl Lavoro 34/2014, meglio noto come Jobs act.

"La modifica del regime delle proroghe nei contratti a termine, nella  parte in cui riduce da 8 a 5 il numero complessivo dei rinnovi, costituisce -  prosegue De Luca - un'eccessiva limitazione che stravolge la volontà di flessibilità del testo legislativo originario e non tiene conto delle ripercussioni sui contratti stagionali. Tale  tipologia contrattuale, infatti, che aveva proprio nelle proroghe una sua struttura precisa ragion d’essere, avrà un forte decremento ed una gravissima penalizzazione".

"La predisposizione di un piano sintetico di formazione per l'apprendistato è del tutto insignificante rispetto alle tutele riconosciute agli apprendisti ed aggrava ulteriormente le imprese con adempimenti burocratici. Per altro, la norma non precisa se tale piano sintetico è parte integrante o meno del contratto di lavoro e ,quindi, se è necessario al perfezionamento ed alla costituzione del rapporto".

"In questo modo inoltre si aprono profili di forte criticità nella valutazione di errori formali inerenti la compilazione del modello sintetico. Al contrario appare rilevante prevedere un sistema semplificato di certificazione dell’avvenuta formazione: aspetto quest’ultimo che qualifica e legittima il ricorso a questo modello contrattuale".

"Aver reintrodotto un obbligo di  formazione pubblica vanifica qualsiasi processo di semplificazione per il contratto di apprendistato; per altro, l’emendamento approvato dalla commissione lavoro introduce una procedura di comunicazione che avrà il solo effetto di generare ulteriore burocrazia  per la gestione del contratto. L'obbligo di comunicazione a carico delle Regioni non è nuovo alla materia, ma presente in passate esperienze legislative".

"Più in generale si torna sostanzialmente indietro ripercorrendo strade che sono già risultate totalmente fallimentari al punto da avere creato l'attuale situazione di stallo dell'apprendistato, a fronte invece di un grande utilizzo di fondi pubblici da parte delle Regioni".

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