di Gianni Pardo
Sarà testardo chi non capisce le manovre monetarie dell’Europa, ma è anche vero che testarda è pure l’Europa, che non cambia metodo.
In soldoni – e sempre salvo errori – l’azione della Banca Centrale Europea ha due scopi principali: il primo è quello di costringere le banche a concedere mutui a basso costo alle imprese, in modo da rilanciare l’economia; il secondo è quello di evitare che i mercati si allarmino, per lo stratosferico debito pubblico di molti Stati. Addirittura si tengono bassi i tassi d’interesse su quel debito, in modo che gli Stati, almeno per le nuove emissioni, non debbano pagare rate molto alte. Nessuno può ragionevolmente dubitare che le autorità comunitarie non siano animate dalle migliori intenzioni, ma è lecito dubitare sia dell’efficacia delle manovre che sono state descritte, sia – perfino – della loro moralità.
Se non abbiamo capito male, per forzare la mano alle banche la Bce usa questi sistemi. Se le banche chiedono di depositare i loro euro in eccesso nella stessa banca di Bruxelles, per detenere quelle somme la banca chiede lo 0,40%. Cioè non soltanto non paga nessun interesse per il denaro che le viene offerto, ma addirittura vuole essere pagata per accettarlo. Il senso è chiaro: le banche temono che una crisi del loro Paese possa mettere in dubbio il loro euro e il suo valore, nel caso di una crisi di Borsa e un’eventuale espulsione dalla zona euro. Insomma – sempre se non abbiamo capito male – le banche vorrebbero depositare le somme di cui non hanno bisogno a Bruxelles, in modo che in futuro comunque mantengano il loro valore, salvo salti l’intero euro e l’intera Unione Europea.
Il fenomeno ha due significati che tutti tendono ad ignorare. L’euro e i Paesi indebitati sono lungi dall’essere quella roccia che ci vorrebbero far credere siano. Alcuni Paesi sono talmente spaventati che comprano Bund tedeschi (anch’essi con rendimenti negativi, ma considerati sicuri) e depositano i soldi nella Bce pur perdendoci. Ma è il meccanismo dell’assicurazione: meglio una piccola perdita sicura che una grandissima perdita eventuale.
La Bce, in questo frangente, si comporta in maniera inammissibile. Se fosse sicura della solidità dell’euro, non dovrebbe imporre tassi negativi ai depositanti, pur di indurli a tenersi quella moneta. E se non è sicura della solidità dell’euro, perché non fa qualcosa – sempre che sia possibile – per renderla affidabile? Invece punisce chi cerca di sfuggire agli eventuali effetti negativi di una crisi di quella stessa moneta, se non generale, nel proprio Paese.
Ma, risponderebbero i competenti, non è che la Bce voglia penalizzare le banche: vuole soltanto incoraggiarle a favorire i mutui e i finanziamenti alle imprese, in modo da rilanciare l’economia. Al punto che, se le banche le chiedono del denaro assicurando che lo useranno per finanziare la ripresa, il denaro la Bce glielo presta gratis. È una bella mossa? Per niente. E l’errore è nel manico.
Se, prestando denaro alle imprese e finanziando nuove iniziative, le banche intravedessero un’occasione di guadagno, non ci sarebbe nessun bisogno di incoraggiarle. Poco gli importerebbe quanto costi procurarsi il denaro da prestare. Se la Bce o chi per essa chiedesse il 5%, la cosa non avrebbe nessuna importanza, se poi quel denaro lo si potesse concedere in mutui al 10%, recuperando infine il capitale. Se viceversa le banche possono ottenere il denaro non soltanto gratis, ma addirittura sottocosto, e non lo offrono a loro volta alle imprese, è perché non temono di ottenere un’insufficiente remunerazione del mutuo, temono di perdere l’intero capitale prestato. E a quel punto, che importerebbe avere prestato cento pur avendo pagato quel denaro 99,50, se poi perdono l’intera somma e devono restituire i 99,50 che hanno prima preso a prestito?
In altri termini, non è la Bce che deve offrire denaro a basso costo, è piuttosto il mercato che deve offrire la prospettiva di un’operazione economica vantaggiosa. Si dirà che ciò è impossibile, ed è vero. Ma è anche impossibile rilanciare l’economia con mere operazioni monetarie, come si tenta instancabilmente di fare, malgrado la persistenza dell’insuccesso.
Per giunta, mentre non rilancia l’economia, la Bce commette il crimine di assassinare il risparmio privato. Se le banche possono approvvigionarsi presso la Banca centrale senza spendere, perché mai dovrebbero rimunerare il risparmio privato?
Per giunta non è che il denaro offerto dalla Bce e quello offerto dai privati abbia la stessa natura. Quello dei privati è “ricchezza prodotta e accantonata”, mentre il denaro che offre la Bce è semplice denaro stampato dalla banca stessa o dai Paesi suoi clienti: denaro a fronte di niente, economia immaginaria. E dire che la nostra °Costituzione – come si sa la più bella del mondo – “protegge il risparmio in tutte le sue forme”.
Qualche nota telegrafica finale. La lotta alla deflazione è demenziale. In sé essa può essere un segno di prosperità (quando si produce più ricchezza a quantità invariata di moneta) o di miseria, quando non si ha il denaro per comprare, e i venditori abbassano i prezzi pur di vendere. La risposta in questo caso non è l’inflazione – ancora una volta un finto rimedio monetario – ma una maggiore produzione di ricchezza. La ricchezza è una cosa reale, il denaro inflativo è denaro falso che si limita a favorire i primi prenditori, e certo non i percettori di reddito fisso.
