Dal 2 al 4 ottobre nove Ferrari F1 del periodo 1996-2006 tornano in pista al Mugello, dalla F310 alla 248 F1.
Ferrari porta al Mugello nove monoposto di Formula 1 costruite tra il 1996 e il 2006, dalla F310 alla 248 F1, per raccontare in pista uno dei periodi tecnicamente più intensi della storia recente di Maranello. Dal 2 al 4 ottobre 2026, in occasione della prima edizione del Gran Premio Storico d’Italia, il pubblico potrà vedere e ascoltare vetture che attraversano il passaggio dal V10 aspirato 3.0 al V8 2.4 litri, insieme a una profonda evoluzione aerodinamica e regolamentare.Non sarà quindi una semplice esposizione statica. Le monoposto scenderanno in pista nelle parate “Golden Age 1996-2006”, affidate a piloti legati alla storia Ferrari, tra cui René Arnoux, Gerhard Berger, Giancarlo Fisichella, Eddie Irvine e Mika Salo.Il periodo scelto non è casuale: tra il 1996 e il 2006 la Scuderia ha conquistato sei Mondiali Costruttori, 87 vittorie nei Gran Premi e 203 podi, mentre il ciclo formato da Jean Todt, Ross Brawn, Rory Byrne e Michael Schumacher ha prodotto cinque titoli Piloti.
Dal V10 3.0 al V8 2.4: come cambiarono le Ferrari di F1
Il valore tecnico dell’evento sta soprattutto nel poter osservare nello stesso fine settimana monoposto nate sotto regolamenti molto differenti.La Ferrari F310 del 1996 appartiene all’epoca dei motori V10 aspirati da 3,0 litri, una configurazione che avrebbe caratterizzato gran parte del decennio successivo. La 248 F1 del 2006 rappresenta invece il passaggio alla nuova formula dei V8 da 2,4 litri, introdotta dal regolamento tecnico proprio in quella stagione.In mezzo c’è un decennio nel quale la Formula 1 cambia rapidamente. Le prestazioni non crescono soltanto attraverso il motore: aumenta in maniera decisiva il peso dell’aerodinamica, mentre le squadre lavorano su superfici sempre più complesse per controllare i flussi intorno alla vettura.Le Ferrari esposte permetteranno di seguire questa trasformazione attraverso elementi come bargeboards, turning vanes, ciminiere e “penguin wings”, appendici che raccontano quanto lo sviluppo della gestione dei flussi fosse diventato centrale nella ricerca della prestazione.Un’altra cesura importante arriva con gli pneumatici scanalati, introdotti durante quel periodo. Il cambiamento delle gomme modifica il livello di aderenza meccanica e obbliga le squadre a compensare attraverso telaio, sospensioni e aerodinamica.Vedere queste monoposto una accanto all’altra significa quindi osservare non soltanto diverse generazioni di Ferrari, ma il modo in cui la Formula 1 ha modificato il proprio approccio tecnico nel giro di appena dieci anni.
Nove Ferrari in pista e 100 Formula 1 al Mugello
La presenza Ferrari si inserisce in un programma molto più ampio. Il Gran Premio Storico d’Italia riunirà oltre 250 vetture, comprese circa 100 monoposto di Formula 1, con 18 gare distribuite su otto griglie.Il percorso storico coprirà diverse epoche della monoposto: dalle Formula 1 pre-1966 alle vetture costruite tra il 1966 e il 1985, fino alle categorie più recenti riunite nel BOSS GP, dove trovano spazio anche monoposto come Williams FW25, Benetton B197, Prost AP02 e Lotus T127.Per Ferrari, tuttavia, il nucleo dell’evento resta il ciclo 1996-2006, anche perché il Mugello ha avuto un ruolo concreto nello sviluppo delle vetture di quell’epoca. Il circuito toscano, di proprietà Ferrari dal 1988, misura 5,245 km ed è stato utilizzato come pista di prova negli anni di Schumacher, Irvine, Barrichello e Massa.Questo rende il ritorno in pista delle monoposto particolarmente significativo dal punto di vista tecnico: alcune delle vetture nate e sviluppate anche attraverso migliaia di chilometri di test privati tornano su un tracciato che ha contribuito alla loro evoluzione.
Dalla F310 alla 248 F1, anche la Ferrari V12 del 1995
Oltre alle nove monoposto comprese nella selezione Golden Age 1996-2006, nel paddock sarà esposta anche la Ferrari 412 T2 del 1995, l’ultima Formula 1 di Maranello equipaggiata con un motore V12.La sua presenza permette di allargare ulteriormente il confronto tecnico: V12, V10 e V8 raccontano tre fasi consecutive della progettazione motoristica Ferrari, con differenti compromessi in termini di architettura, massa, ingombri e integrazione con telaio e aerodinamica.Le vetture delle parate saranno affidate anche a piloti che hanno contribuito direttamente allo sviluppo Ferrari. Luca Badoer, per esempio, ha svolto un lungo lavoro da collaudatore durante l’era Schumacher, mentre Andrea Bertolini venne chiamato nel 2004 come collaudatore ufficiale della Scuderia.Tra i protagonisti ci saranno anche Giancarlo Fisichella, Antonio Giovinazzi, Eddie Irvine, Nicola Larini e Mika Salo, nomi che collegano Formula 1, sviluppo tecnico ed endurance in epoche differenti.Il Gran Premio Storico d’Italia offrirà quindi una rara occasione per confrontare dal vivo oltre un decennio di evoluzione Ferrari. Più che la celebrazione dei risultati, il punto di interesse sarà osservare come siano cambiati motori, aerodinamica e regolamenti tra la metà degli anni Novanta e l’inizio dell’era V8.


