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Economia

 

 

Giorgio Squinzi (4)

Squinzi chiede scusa al Parlamento. Nell'audizione al Senato sulla legge di Stabilità, il presidente di Confindustria ha chiesto scusa a senatori e deputati per le sue dichiarazioni dei giorni scorsi quando ha definito "porcate" l'operato delle Camere nell'esame dei provvedimenti. Sollecitato dal presidente della Commissione bilancio del Senato, Antonio Azzollini, che all'avvio di un'audizione sul ddl stabilità a Palazzo Madama gli ha chiesto di scusarsi con il Parlamento, Squinzi ha affermato: "Credo che le mie dichiarazioni in un dibattito pubblico siano state misinterpretate dai media e riportate e me ne scuso se questo possa essere stato interpretato come una non considerazione della sacralità del Parlamento", ha detto Squinzi. 

"Le mie recenti considerazioni - ha detto Squinzi - con chiaro riferimento alle usanze del passato, nascono dalla preoccupazione di vedere superata l'apprezzabile modalità d'esame del documento di programmazione della spesa pubblica, riportandoci indietro, agli anni delle politiche che piegavano, in modo radicale, la programmazione del bilancio alle necessità degli infiniti campanili del nostro Paese. In un momento come l'attuale non possiamo, per nessun motivo, ipotizzare un simile spettro. Mi auguro di cuore di essere stato troppo pessimista".

Il presidente di Confindustria, ha poi detto di condividere "l'impianto della manovra governativa ma, per renderla più efficace, chiede con forza, beninteso l'assoluto rispetto dell'indipendenza e la sovranità del Parlamento, di aumentare le risorse a favore del taglio del cuneo fiscale". Secondo Confindutria, sostiene Squinzi, questo è necessario "non per una finalità legata a meri interessi d'impresa bensì perché ritiene che il Paese possa entrare nella scia di un trend positivo solo se avremo il coraggio di scommettere tutti insieme, ognuno per la sua parte, sulla ripresa". "E questo per noi, ma non solo per noi - ha aggiunto - significa credere nel sensibile abbattimento della pressione fiscale per i lavoratori e per le imprese".

 Modifiche profonde e urgenti, sostiene Squinzi: "Non c'è tempo da perdere", ha ammonito il presidente di Confindustria. "Personalmente da imprenditore - ha detto - credo che abbiamo già superato abbondantemente la soglia di resistenza e che non ci sia più tempo da perdere. Lo dimostra la quantità di imprese che chiudono l'attività o che abbandonano l'italia. Per questo - ha aggiunto - come Confindustria - abbiamo puntato con forza sulla riduzione del costo del lavoro tramite un consistente taglio del cuneo, ma anche sulla stabilizzazione delle risorse per la detassazione del salario di produttività. Su entrambe le questioni la risposta contenuta nella legge di stabilità non è stata all'altezza delle attese".

Serve, infine, "una decisa ristrutturazione della spesa pubblica, che va ottimizzata per uscire dalla spirale del finanziamento attraverso un costante ed eccessivo aumento della pressione fiscale", ha detto ancora il presidente di Confindustria. "Ridurre la spesa - ha aggiunto - non vuol dire però solo 'tagliare', bensì soprattutto ridefinire i confini dell'azione pubblica".

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